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La scrittrice Alexievich sulla morte di Boris Nemtsov: «C’era più resistenza sotto l’Urss»

La scrittrice Svetlana Alexievich parla, in una lunga intervista al Corriere della Sera, su quanto sia difficile vivere in Russia, fare opposizione. Non ha dubbi sulla uccisione del leader Boris Nemtsov. «E’ una morte che fa comodo a molti, di sicuro al potere. Con le vicende di Mikhail Khodorkovskij erano stati intimoriti gli oligarchi che avrebbero potuto finanziare l’opposizione. Ora bisognava forse mettere in riga gli ultimi uomini liberi, difensori dei diritti umani, oppositori. Quella di Nemtsov era una figura adatta allo scopo».

Quale pensa possa essere stato l’obiettivo di questo attentato?
«Credo che si volesse sondare il terreno. Questo sistema autoritario avrà pure un piano: una piccola guerra vittoriosa, omicidi. Tutto rientra nella logica di questo sistema. Neppure Stalin diventò subito lo Stalin che conosciamo. Se alla marcia ci sarà poca gente, allora il potere penserà di avere le mani libere per proseguire sulla sua strada».

Pensa che l’opposizione divisa e debole potrà riprendersi?
«Ho i miei dubbi. Per trent’anni ho indagato sulla natura dell’uomo uscito dall’impero sovietico e ho constatato che la coscienza della schiavitù è radicata in maniera molto profonda. L’84 per cento di consensi a Putin di cui parlano i sondaggi ha una sua logica.La Russia è ora una nazione fondamentalista. Per vent’anni abbiamo detto che stavamo costruendo una società di tipo occidentale, che la Russia stava cambiando lentamente. Adesso tutto questo è finito, la gente non vuole più una società di tipo occidentale. Il sogno russo è quello di essere un grande impero e di ispirare paura».

Non crede che la situazione potrebbe cambiare?
«Forze interne in grado di farlo non ne vedo. Solo una qualche catastrofe economica potrebbe mutare la situazione, ma quella sarebbe pericolosissima perché potrebbe portare alla disgregazione della Russia. E questo lo temono tutti. Ma poi mi torna in mente “Guerra e pace” di Tolstoj. Il maresciallo Kutuzov prima della battaglia di Borodino siede vicino alla finestra e guardando nel buio pensa: io farò il possibile, i miei generali e soldati pure, ma qualcosa di essenziale lo farà qualcuno a noi ignoto».

(Copertina di Ulf Andersen/Getty Images)