|

Il flusso di coscienza di Cosima Serrano al processo d’appello

«Non ci hanno mai credute. Quando è successo ho pensato a un incidente o l’hanno presa o qualcuno l’aveva addocchiata o ce l’avevano con mio cognato. Queste cose le ho dette ai carabinieri, a mia sorella e a mio cognato». Al processo d’appello per l’omicidio di Sarah Scazzi, la quindicenne strangolata ad Avetrana il 26 agosto del 2010, per la prima volta dal suo arresto, a maggio 2011, ha parlato Cosima Serrano, zia della vittima, condannata in primo grado all’ergastolo per omicidio e sequestro di persona insieme alla figlia Sabrina Misseri. Si tratta di dichiarazioni spontanee che per la prima volta Cosima ha reso davanti ai giudici, mentre per tutto il processo di primo grado ha mantenuto il silenzio avvalendosi della facoltà di non rispondere. Cosima ha ricostruito quel 24 agosto sostanzialmente scaricando tutte le sue responsabilità in merito all’omicidio e dichiarando le sue posizioni, in camera da letto durante quegli attimi ricostruiti dall’accusa. «Ero a letto e dormivo. Mia figlia Sabrina l’aspettava per andare al mare. Ogni tanto digitava sul telefono. Ho sentito solo che a un certo punto ha chiesto al padre (Michele Misseri ndr) se avesse visto Sarah. Poco dopo mia figlia, mi ha detto che Sarah non era ancora arrivata. Io ho pensato che, venendo a casa mia, avesse attraversato una strada molto trafficata e avesse avuto un incidente. E ho consigliato anche a mia sorella di cercare in ospedale, perché magari chi l’aveva investita poteva averla portata direttamente al pronto soccorso».

PROCESSO SCAZZI : LA VERSIONE DI COSIMA SERRANO – Questa mattina il perito della corte d’assise d’appello Francesco Abbinante consegna la trascrizione di 4 telefonate intercettate dagli investigatori e sfuggite al processo di primo grado, 3 delle quali riguardanti Sabrina Misseri. «Sarah è sempre stata triste», ha spiegato Cosima Serrano in aula. «Era una che non si intrometteva, le dovevi tirare di bocca le parole». La donna ha gettato le accuse di infangamento. «Si è parlato tanto di invidia, gelosia, ma non ho mai sentito che tipo di gelosia, invidia, di quale rancore? Ci siamo sempre aiutati l’un l’altro tra genitori e sorelle, quando Concetta ha avuto bisogno di me sono stata sempre presente, sempre a disposizione, non me lo facevo ripetere due volte».

(Copertina Cosima Serrano ©Lapresse)