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Chi è Jihadi John, il boia dell’Isis

Violenza spesso e volentieri non vuol dire né miseria né sofferenza. Questo almeno è ciò che viene fuori dalla storia del giovane di buona famiglia che sceglie la via del terrorismo e diventa un boia. Questa almeno è la storia di Mohammed Emwazi, i cui occhi maledetti troppe volte abbiamo visto nei video delle decapitazioni a opera dell’Isis: James Foley, Steven Sotloff, David Haines, Alen Henning, Peter Kassig, Haruna Yukawa, Kenji Goto muoiono per mano sua e del suo coltello. Jihad John – così viene soprannominato nel 2013 dai detenuti di una prigione segreta siriana – nasce in Kuwait nel 1988 ma a 6 anni si trasferisce in Gran Bretagna e cresce a Londra Ovest. La descrizione del personaggio è delineata da La Stampa in edicola oggi.

 

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IL BOIA – Mohammed non è un ragazzo ai margini della cultura europea, tutt’altro: è un esponente della classe media, ben educato, che si laurea in informatica alla Westminster Science and Technology. Scrive Maurizio Molinari:

Ha la barba ma ama gli abiti eleganti, si cura, parla a voce bassa. Non segue gli imam più ribelli, violenti, estremisti. È piuttosto un figlio del benessere degli immigrati che riescono a integrarsi. Nell’agosto del 2009 assieme a due amici, un tedesco convertito e un arabo, scelgono di andare in Tanzania

Appena sbarca in Tanzania viene bloccato dalla polizia: si teme che i tre possano raggiungere la Somalia e unirsi agli Al Shaabab, vicini ad Al Qaeda, quindi vengono rispediti a casa con un volo per Amsterdam. Qui per la prima volta gli agenti dell’MI5, l’intelligence britannica, lo interrogano. Ed è qui che la vita di ‘John’ cambia. Nel 2010 si trasferisce in Kuwait: in una delle due occasioni in cui torna a Londra viene arrestato e finisce nella black list dell’antiterrorismo

Quando a New York la terrorista di Al Qaeda Aafia Siddiqui viene condannata per aggressione ai militari Usa in Afghanistan, Emwazi parla di «simpatia per lei». Nel 2012 perfeziona ancora l’educazione, sommando titoli ed esami, e tenta di partire per l’Arabia Saudita ma fallisce e da quel momento scompare da Londra, anche la famiglia non sa più dove sia

Per chissà quale strada riesce a raggiungere la Siria. Poi riappare nelle atroci decapitazioni, a volto coperto. A rappresentare fisicamente e ideologicamente sugli schermi di tutto il mondo la barbarie dell’Isis

(Foto di copertina da: Photocredit copertina Daily Mail)

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