Responsabilità civile dei magistrati: ecco cosa prevede la nuova legge

LaPresse / Roberto Monaldo

Ecco tutte le principali novità del provvedimento

Ieri alla Camera dei Deputati è stata approvata definitivamente la legge sulla resposabilità civile dei magistrati che l’Unione aveva sollecitato dal 2011 prevedendo 50 milioni di euro di sanzione in caso di inadempienza. Il provvedimento modifica dopo 27 anni la legge Vassalli imposta da un referendum che si tenne l’8 novembre del 1987. Quel giorno l’80,2% degli italiani si pronunciò a favore dell’abrogazione del decreto del presidente della Repubblica che limitava la responsabilità civile dei magistrati. Il risultato della consultazione fu, dunque, un testo di legge che reintrodusse la responsabilità civile ma che non corrispose esattamente alle aspettative dei promotori. Fu stabilita una responsabilità diretta dello Stato e indiretta del magistrato, e solo per dolo o colpa grave dei giudici.

Gian Mattia D'Alberto / lapresse
Gian Mattia D’Alberto / LaPresse

RESPONSABILITÀ CIVILE DEI MAGISTRATI, PERCHÉ CAMBIARE – Il verdetto della Corte di Giustizia Ue che ha condannato l’Italia risale al 24 novembre 2011 e riguarda, precisamente, la violazione degli obblighi di adeguamento dell’ordinamento interno al principio generale di responsabilità degli Stati membri in caso di violazione del diritto dell’Unione da parte di uno dei propri organi giurisdizionali di ultimo grado. Ma, in realtà, l’esigenza di un superamento della legge Vassalli risiede anche nel fatto che la vecchia legge, la n. 117 del 1988, in 27 anni di applicazione ha prodotto, su oltre 400 ricorsi per risarcimento ammessi, solo 7 provvedimenti che hanno riconosciuto a cittadini il risarcimento per dolo o colpa grave di magistrati.

 

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RESPONSABILITÀ CIVILE DEI MAGISTRATI, COSA CAMBIA – Con la legge approvata definitivamente alla Camera, che segue il solco tracciato da un testo del senatore socialista Enrico Buemi, viene conservato il principio della responsabilità indiretta, ovvero che il cittadino cita lo Stato che, a sua volta, si rivale sul magistrato. La legge Buemi introduce sostanzialmente tre novità. Viene limitata la clausola di salvaguardia, che fino ad oggi escludeva dal perimetro della responsabilità civile l’attività di interpretazione delle norme di diritto e di valutazione del fatto o delle prove. In secondo luogo viene ridefinita la colpa grave. Viene eliminato, infine, il filtro per l’ammissibilità di risarcimento. Per quanto concerne la ridefinizione della colpa grave, con la legge Vassalli poteva agire contro lo Stato solo chi aveva subito gravi danni derivanti dalla privazione della libertà personale per effetto di un provvedimento del magistrato nell’esercizio delle sue funzioni per dolo o colpa grave. Ora viene incluso anche il travisamento del fatto o delle prove. Ma cambiano anche i tempi che il cittadino ha a disposizione per la richiesta di risarcimento. La legge Buemi aumenta infatti da due a tre anni i termini previsti per la presentazione della domanda contro lo Stato, da esercitare nei confronti del presidente del Consiglio. In caso di condanna dello Stato , spetterà dunque al capo del governo la titolarità dell’azione di rivalsa verso il magistrato, che sarà obbligatoria e che dovrà essere esercitata entro due anni dal momento in cui è stato liquidato il risarcimento. Infine, i limiti quantitativi della rivalsa. Il risarcimento ai cittadini non potrà superare una somma pari alla metà di una annualità di stipendio del magistrato. Fino ad oggi era previsto un terzo. L’esecuzione della rivalsa comporterà un pagamento per rate mensili in misura non superiore ad un terzo dello stipendio netto. Con la legge Vassalli il limite era di un quinto.

(Foto di copertina: LaPresse / Roberto Monaldo )