Quel gran mito di Milito

6 febbraio 2009

Il centravanti del Genoa va da dio, e ne ha ben donde: uno così sembra sputato per fare il centrattacco. Un ritratto del giocatore che tira sempre e comunque, anche quando non potrebbe

Dicono sia colpa del sistema Gasperini. Il modulo di gioco che favorirebbe sfacciatamente per la classifica dei cannonieri il centravanti. L’anno scorso, Borriello. Uno da anno fortunato (e si vede che già da allora, fortunato in gioco, era sfortunato in amore). Quest’anno, il Principe, non Giannini. Quello vero, Milito. Vero poi. Quello nuovo, è certo. Uno così pulito e gentile che non potrebbe mai fare, per educazione e senso delle proporzioni, i lanci da quaranta metri di quell’antico romanista, posto che il vecchio principe della Sud ne abbia mai fatto uno anche in pubblico oltre che sui giornali. Ma pure mille altre cose non potrebbe. Ce lo vedete così ammodino e sentimentale, che quando il Genoa lo sbolognò in Spagna, la sera invece di un po’ di movida al primo italiano di passaggio dicono chiedesse fantozziano “scusi, che ha fatto il Grifo ?”(e capirai se quello poi capiva e rispondeva), ce lo vedete uno così capoclassifica di qualcosa nel calcio italiano. O in una grande squadra, che so, ‘sto manzo di nobiltà vera a confronto, a pedigree con lo stile juve, fatto da stallieri, argentini cattivi e francesi snob. Eppur si muove, vediamo come.

UN MI(LI)TO – Diego Milito è un ’79, argentino. Centrattacco, ha un fratello coltello, un fratello difensore. Che, tanto per non fare il razzista ma nemmeno lo scemo, al rossoblu del Genoa ha preferito quello vero dei blaugrana del Barcellona in Spagna. Milito, da buon argentino, si chiama come Maradona Diego e ha la faccia di Francescoli Enzo, un oscuro uruguagio anche lui di imprecisata collocazione tattica che negli anni ’80 andò tanto, ma proprio tanto di moda. Nei salotti. Nelle curve, meno. Arrivarono persino a fare il paragone con Michel Platini. Roba per gli archivi. In Italia infatti finì al Torino barra Cagliari e lì fu la sua vera gloria. Ma basta col passato, parliamo del presente e il presente riguardo il goal italiano da un po’ di tempo è sempre più spesso lui, Mi(li)to. Un bel po’ di tempo. Svezzato dall’Avellaneda, il nobil uomo ci onora tra sofferte pause e non volute vacazioni altrove, tra quasi C ed A, da ben cinque anni. Gennaio del 2004, gennaio- febbraio del 2009. E, tolti i tre anni a Saragozza con la condizionale di tornare a Genova al più presto, tutti col Genoa. Il suo grande amore. Che tutti pensano gli argentini innamorati di chissà cosa, Napoli, la Spagna, e invece. Uno ce n’era e l’abbiamo trovato noi. Benvenuto. Un Mi(li)to proprio.

UN ESORDIO DIFFICILE – Nella prima stagione, il nostro subentra a freddo arrivando tra i camalli come un cadeau invernale. Un oggettino sconosciuto in riparazione di un ritardo, di un errore, che non si rifiuta per educazione. Vorrei vedere poi, il Genoa è quasi in C. Il bilancio è buono. Dodici reti in mezza stagione il primo anno, appena otto in più l’anno intero che segue. Numeri eccellenti, non fosse la fama di Fenomeno che si porta dietro. Certo, la prima impressione è quella che conta. Movimento sexy. Circuisce, nel senso che fa proprio un cerchio a terra come ad attirare gli Ufo, degli avversari il ventre molle e viene pure da dietro (ops). Rigorista, piedi buoni, oddio, ha solo il destro. Con quell’altezza non è certo aggraziatissimo nei movimenti, tende ad ingobbirsi manco giocasse al Notredame, come eleganza è un parvenu, un arrivista, come principe lascia a desiderare. Però a modo suo è completo. Mette il piedino dove e quando serve, anche se lo fa brutto. Opportunista ma non egoista, un nobile ossimoro nel paese normale di Pippo Inzaghi.

4 commenti a Quel gran mito di Milito

  1. daje, ricchiù, che l’ultima volta che hai parlato bene di qualcuno s’è preso l’ergastolo. Yes, you can.

  2. Non vale! L’avete fatto apposta che domenica mi gioca contro la Roma. Ricchiù, mi fai un eleogio del Catania in tempo utile? :-)

  3. ricchiuti

    Okkio che se si sparge la voce e mi danno la patente, ho svoltato. La Mia Martini di Giornalettismo.

  4. fossi più caruccio si potrebbe anche fare.

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