Dieci considerazioni su Travaglio (e Magri)
02/12/2011
5) Suicidio assistito dal punto di vista giuridico: speravo di non ritrovarmi quella espressione terribile che finisce con il “punto” – scritto a lettere e poi seguito dal punto come segno di punteggiatura. Ma via è un dettaglio. Ciò che manca in questo punto di vista è il contesto sanitario. Insinuare l’analogia tra il boia e il medico è una mossa sporca e fuori tema. Inoltre si dimentica la volontà dell’individuo, che in campo sanitario (e in molti altri campi) distingue un atto di abuso da un atto lecito. Non dimentichiamo che la tecnologia medica oggi ci permette di ottenere risultati fino a qualche anno fa impensabili, ma ci mette anche di fronte a condizioni moralmente complesse. Le tecniche di rianimazione, per esempio, hanno l’effetto di far sopravvivere il nostro corpo anche con il nostro cervello distrutto – Eluana Englaro qualche tempo fa sarebbe morta - o le tecniche di respirazione e di nutrizione permettono di prolungare la nostra vita, ma a volte in condizioni che riteniamo inaccettabili. Dovremmo essere autorizzati a interrompere trattamenti o tecnologie di sopravvivenza e dovremmo essere assistiti – oppure il medico dovrebbe abbandonare i pazienti al loro destino? Dovrebbe girarsi dall’altra parte, dicendo loro di organizzarsi per proprio conto? A nessuno piace crepare e a nessun medico piace accompagnare alla morte i pazienti, ma l’alternativa al coinvolgimento dei medici (coinvolgimento difficile, emotivamente faticoso, giuridicamente scivoloso, un coinvolgimento che necessita di un dibattito serio e non ipocrita) è fare finta di niente. Ultima considerazione: perché non riferirsi – o almeno considerare – l’articolo 580 del Codice Penale, istigazione o aiuto al suicidio?
6) Suicidio assistito dal punto di vista deontologico: anche qui Travaglio sembra inciampare in un errore grossolano, di quelli che tutti fanno e quindi lo posso fare pure io. Cita il giuramento di Ippocrate come se fosse la Verità Ultima e Definitiva. Bisognerebbe ricordare che il Codice Deontologico attuale, la cui ultima versione risale al 2007, se da un lato non consente (ancora) il suicidio assistito, dall’altro tiene anche conto del principio dell’autodeterminazione, che ha sostituito il paternalismo medico – in ogni modo non basta invocarlo come argomento sufficiente per sostenere una posizione. Bisognerebbe ricordare che dal giuramento di Ippocrate sono passati molti secoli e che non si può prenderlo senza ricontestualizzarlo. E d’altra parte come potrebbe non essere così? Come potrebbe valere alla lettera un giuramento vergato in un periodo in cui la medicina era profondamente diversa da com’è oggi? Molti medici lo hanno criticato apertamente e l’hanno giudicato inutilizzabile. Vogliamo anche ricordare che il giuramento di Ippocrate vieta l’aborto che invece la legge 194/1978 permette? La parte riportata da Travaglio, poi, potrebbe sollevare infinite domande, tra le quali: e se il sollievo della sofferenza fosse raggiungibile solo con la morte? Il problema oggi esiste. Sarebbe opportuno essere informati dei dibattiti sulla sedazione totale (e sulle leggi al riguardo). E quindi sì, occorre aggiungere altro. Anzi, occorre sostituire, più che aggiungere.
7) La banale affermazione che il medico deve salvare la gente è un must dei dibattiti semplicistici e ignoranti. Esistono dibattiti e articoli e libri che potrebbe rispondere a tutte le domande sollevate da Travaglio, domande che dal suo punto di vista sono retoriche, non richiedono risposta, le cui risposte sarebbero talmente evidenti…
8 ) Ma quando si arriva a leggere “quasi nessuna patologia, grazie ai progressi della scienza medica, è di per sé irreversibile” davvero non si capisce perché proseguire nella lettura. Anche in questo caso è troppo tardi. Lo avesse scritto all’inizio avremmo risparmiato molto tempo.
9) Le domande conclusive – ancora una volta dal sapore retorico – appartengono alla strategia di condannare X perché qualcuno potrebbe abusarne. E l’esempio del tizio che si vuole buttare nel fiume è una ripugnante semplificazione della questione di cui stiamo dibattendo.
10) Travaglio può stare comunque tranquillo: se siamo diventati tutti matti, guariremo presto. Non sono forse tutte le patologie reversibili?













errata corrige!
La mia frase al centro del mio commento era da intendersi così:
“un medico non può aiutare a morire una persona che soffre per un male NON irreversibile …
altrimenti tutto il mio discorso perderebbe senso
L’errore di Travaglio è quello di confondere suicidio assistito (che qui in Svizzera, a certe condizioni, non è punibile) con l’eutanasia (che invece è illegale anche qui ma non in Olanda per esempio). Il caso della Englaro non è paragonabile, non essendo cosciente non avrebbe potuto suicidarsi
Concordo al mille per cento con Chiara Lalli. D’altra parte Travaglio ha atteggiamenti e pensieri tipici del pretino intollerante.
Non bisogna essere vigliakki né tantomeno promulgatori gratuiti di saggezza stupida e becera, come fa Travaglio.
Immaggiono colui che come gesto estremo si fà saltare il cervello con un proietile o colui che salta giù dal decimo piano.
Immaginate i figli, i cari, la moglie o un genitore. Avete veramente provato ad immaginare ??? Con quale credo potrebbero affrontare il domani ??
Allora mi verrebbe da gridare: Travaglio 6 un vigliaccooooooo…………. !!!!
Taci per favore, su determinati temi devi tacere.
Togliersi, defilarsi da questa vita seguendo il suicidio assistito e senza dubbio il modo + silenzioso , carino e indolore ( x tutti).
Si và via in punta di piedi, sicuramente in maniera meno traumatica.
6 lucido; bevi il tuo ultimo cocktail.
Porti alla bocca il calice con le tue mani.
E ti sembra poco????
Saluti a tutti voi
Diego