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Si può davvero “morire di paura”?

Quante volte, raccontando qualcosa di drammatico che ci è successo abbiamo concluso dicendo: «Sono morto di paura!». Ma cosa c’è di vero in questa affermazione spesso considerata una semplice iperbole? Si può davvero “morire di paura”?

Foto: Thinkstock
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MORIRE DI PAURA –

Secondo il team di ASAP Science si può davvero morire di paura o di spavento: che si abbia paura dei ragni, delle altezze, degli aghi o degli spazi chiusi esiste una possibilità – remota certo, ma pur sempre una possibilità – di subire uno stress tale da non riuscire a sopravvivere. Come Spiega il tabloid britannico Mirror, le mani che sudano e il battito cardiaco che accelera quando siamo spaventati non sono gli unici sintomi di cui preoccuparsi, e la nostra capacità di “riprendersi” dallo spavento è in gran parte dovuta alle condizioni del nostro muscolo cardiaco.

COMBATTI O SCAPPA –

Ma, prima di tutto: cos’è la paura? Le nostre fobie sono scritte nel nostro codice genetico: in altre parole siamo geneticamente programmati per aver paura quando ci troviamo in una stanza chiusa o in un posto troppo affollato, o per iniziare a tremare quando un’infermiera si avvicina al nostro braccio con una siringa, per un banale prelievo di sangue. La paura innesca una reazione ben precisa nel nostro organismo, che gli anglofoni chiamano “fight or flight”: davanti a una qualsiasi minaccia, nostro corpo si prepara a due tipi di reazioni distinte: combattere oppure scappare. Quale che sia l’opzione che poi andremo a scegliere, il cervello dà l’impulso per rilasciare l’adrenalina nel sangue e il cuore si mette a battere più forte per ossigenare meglio i tessuti in vista della “battaglia”.

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IL CUORE NON CE LA FA –

L’adrenalina ha il potere di farci diventare immediatamente più forti e più veloci, per permetterci di difenderci dal “nemico”, ma può capitare che la paura sia troppo grande: a quel punto il muscolo cardiaco potrebbe semplicemente non riuscire a far fronte alla richiesta di ossigeno, finendo per danneggiarsi o addirittura per smettere di battere. Questo, spiega ancora ASAP Science, può succedere a chiunque: anche a un atleta che si trova a competere con più intensità del previsto o, addirittura, anche a un semplice tifoso che assiste a un incontro della propria squadra preferita. Secondo alcune statistiche, durante gli ultimi Mondiali di Calcio il numero di casi di infarto sarebbe addirittura raddoppiato in quei paesi che hanno visto la propria squadra eliminata.

CONOSCI TE STESSO –

Cosa si può fare per non “morire di paura”? Tenersi in forma attraverso una dieta sana e un po’ di esercizio fisico è sicuramente importante, come è altrettanto importante sottoporsi a controlli medici regolari per scongiurare eventuali patologie cardiache, sia congenite che legate all’avanzare dell’età. Il consiglio più efficace, tuttavia, è anche quello più difficile da mettere in pratica: imparare a gestire meglio le proprie paure per non farsene sopraffare.

(Photocredit copertina: Thinkstock)