Il custode che occupa l’asilo

02/12/2011 - Succede a Napoli. Il guardiano di una scuola materna invade le aule per allargarsi la casa La casa gli sembrava troppo piccola per accogliere tutta la sua famiglia, così il custode di una scuola materna di Napoli ha deciso di

     
 

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Succede a Napoli. Il guardiano di una scuola materna invade le aule per allargarsi la casa

La casa gli sembrava troppo piccola per accogliere tutta la sua famiglia, così il custode di una scuola materna di Napoli ha deciso di allargare le mura domestiche occupando l’asilo, e trasformando le aule in camere da letto. Senza che nessuno ritenesse opportuno darne conto. Nemmeno il direttore. Che, oggi, fa finta di nulla.

IL DIRETTORE NON SA NULLA - Ne parla Daniela De Crescenzo sul Mattino:

Capita alla materna comunale del quinto circolo di Scampia sotto gli occhi di genitori, docenti e dirigenti scolastici. Ma nessuno segnala l’abuso. La fiduciaria del Comune, Lucia Alfieri sostiene: «Non ho spiegazioni da dare». E il dirigente scolastico Enzo Montesano, spiega: «Sono preside dell’istituto statale da tre anni e non sono mai entrato nella casa del custode, quindi della vicenda non so niente. Del resto i locali della comunale non fanno parte del mio istituto. Tutti i locali sono di proprietà del Comune. Ma da me dipende solo la parte delle aule destinato alla statale. Il custode, poi, è dipendente del Comune. Non so quindi cosa sia successo, e nessuno mi ha mai segnalato nulla». Qualcosa, però, alla fine è trapelato e ora sulla vicenda indagano gli agenti del commissariato di Scampia diretto dal primo dirigente Michele Spina.

UNA ZONA “PERICOLOSA“- Il protagonista della vicenda non si nasconde. E racconta la sua versione:

L’unico a raccontare che cosa sia successo è proprio lui, Gaetano Tamburrino, custode in servizio permanente effettivo nella scuola della cosiddetta «Zampa di cavallo», uno degli angoli a suo dire più pericolosi del pericolosissimo quartiere Scampia. «Sono diventato custode dopo che il precedente incaricato aveva fatto le valige ed era fuggito a gambe levate – spiega – io prima lavoravo alla direzione nettezza urbana. Poi il Comune mi consegnò le chiavi della scuola elementare e materna statale della comunale e del Campo sportivo. Un’area molto estesa e assediata dai drogati. Io però non mi persi d’animo e mi trasferii qui con tutta la famiglia». Una famiglia in continua espansione. Qualche anno dopo, e siamo alla fine degli anni Novanta, la figlia maggiore decide di convolare a nozze e la casa assegnata a Tamburrino, sebbene già allargata ai danni della scuola statale, diventa veramente troppo stretta. Ma alla comunale dall’altro lato del cortile gli spazi abbondano «C’era uno stanzino destinato a ospitare gli attrezzi – spiega il custode – io pensai di metterci a dormire mia figlia e tutti furono d’accordo: la circoscrizione, il Comune, il capo d’istituto. Anzi, fu proprio una ditta della municipalità ad alzare il muro. Io non ho nemmeno partecipato alle spese». E perché l’amministrazione decise di trasformare una parte della scuola in abitazione privata? Secondo Tamburrino per garantirne la sicurezza. «Qua intorno c’erano moltissimi tossicodipendenti – racconta – si drogavano nel prato, facevano sesso, spaventavano i bambini. Io volontariamente e gratuitamente mi presi il compito di sorvegliare l’area e per migliorare il servizio mi fu data la possibilità di utilizzare anche una parte della scuola comunale».

LO STENDINO NELL’ATRIO - I racconti dei genitori dei bambini, però, dicono tutt’altro. E parlano di invadenza e insicurezza. Continua il Mattino di Napoli:

Ma documenti che rafforzino la sua tesi, Tamburrino non ne ha. «Si trattò di accordi verbali», sostiene. Accordi difficili da ricostruire, tanto che non è chiaro nemmeno quando l’abuso sia accaduto. Ma un genitore, protetto dall’anonimato, racconta: «La situazione è paradossale. La casa della figlia del custode non ha ingresso e quindi tutta la famiglia entra ed esce dai locali frequentati dai bambini. Quando piove, addirittura mette lo stendino con i panni nell’atrio dell’istituto. Non solo. Il custode ha dei cani che circolano liberamente tra i bambini. Nella scuola, poi, non vengono rispettate le norme della 626, quelle che dovrebbero garantire la sicurezza dei nostri figli». Quello delle abitazioni dei custodi negli istituti napoletani, è del resto un problema antico e mai risolto. In alcuni casi l’alloggio è rimasto agli eredi dei dipendenti defunti, rendendo di fatto impossibile la sostituzione nell’incarico e la garanzia della sorveglianza.

     
 

3 Commenti

  1. rtyup scrive:

    mafiosi e quindi terroni, non si smentiscono mai

    • marcella scrive:

      sei odioso…ho gia’ letto un tuo commento sulle donne dove le chiamavi tutte troie…ma chi ti credi di essere

      • Lorenzo scrive:

        Semplicemente un troll stupido al quale non bisogna prestare attenzione, sennò lo si fa sentire importante. Sono di Napoli e non ho nessuna intenzione di rispondergli, tanto con i suoi commenti è più mafioso di molti napoletani. ^_^

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