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È morto Carmine Schiavone, l’ex boss dei Casalesi che raccontava il traffico di rifiuti

All’età di 72 anni è morto nella sua abitazione nel Viterbese il noto ex capoclan della camorra casalese Carmine Schiavone, a lungo collaboratore di giustizia. La causa del decesso dell’ex boss della criminalità organizzata della provincia di Caserta sarebbe un infarto. Schiavone era da alcuni anni uscito dal programma di protezione per i pentiti ed era diventato molto noto negli ultimi anni per le sue dichiarazioni in tv sul traffico e l’interramento dei rifiuti tossici nella cosiddetta Terra dei Fuochi.

 

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CARMINE SCHIAVONE, LE RIVELAZIONI – Di Schiavone si ricorda un’audizione alla Commissione ecomafie del 1997, i cui verbali sono stati desecretati solo nel 2013. Il traffico e l’interramento dei rifiuti in provincia di Caserta era un affare – aveva spiegato l’ex boss ai parlamentari – da 600-700 milioni di lire al mese, che ha devastato terre nelle quali, visti i veleni sotterrati, si poteva immaginare «che nel giro di vent’anni morissero tutti». Schiavone nelle sue dichiarazioni faceva riferimento a tante località della provincia di Caserta. «Gli abitanti di paesi come Casapesenna, Casal di Principe, Castel Volturno e così via, avranno, forse, venti anni di vita», dichiarò il pentito. Secondo Schiavone rifiuti radioattivi «dovrebbero trovarsi in un terreno sul quale oggi ci sono le bufale e su cui non cresce più erba». L’ex boss parlava, ad esempio, di fanghi nucleari che arrivavano su camion provenienti dalla Germania. Nel business del traffico dei rifiuti, secondo il pentito, erano coinvolte mafia, ‘ndrangheta e Sacra Corona Unita. Schiavone aveva iniziato a collaborare con la giustizia nel lontano 1993. Le sue deposizioni furono determinanti per realizzare il maxiblitz che condusse a 136 arresti di affiliati al clan dei Casalesi, operazione da cui derivò il processo Spartacus.

(Foto di Nicola Baldieri da archivio LaPresse)