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Fontana della Barcaccia: storia di un’opera sfregiata che va salvata

La fontana della Barcaccia di Bernini è uno dei simboli di Roma, sito in piazza di Spagna, davanti alla scalinata di Trinità dei Monti. Danneggiata, dopo un fresco restauro concluso nel settembre 2014 (e costato 209 mila e 960 euro con donazione privata), l’opera risale al 1660 quando papa Urbano VIII incaricò Pietro Bernini, che già lavorava all’ampliamento dell’acquedotto stesso, di realizzare una fontana nel celebre spazio della Capitale. La Barcaccia fu completata nel 1629, e Bernini fu probabilmente aiutato dal figlio Gian Lorenzo, che completò i lavori alla morte del padre.

L'ultimo restauro nel 2014. (Photo credit should read ALBERTO PIZZOLI/AFP/Getty Images)
L’ultimo restauro nel 2014. (Photo credit should read ALBERTO PIZZOLI/AFP/Getty Images)

FONTANA DELLA BARCACCIA: UNA NASCITA DIFFICILE – Non fu facile creare la Barcaccia che, secondo diversi esperti, è uno dei primi esperimenti di fontana concepito in forma scultorea. Il problema della bassa pressione dell’acquedotto dell’Acqua Vergine, presente sulla zona, non permetteva la realizzazione di zampilli e cascate. C’è voluto il genio del Bernini per realizzare una barca semisommersa in una vasca ovale. Una vasca posta però sotto il piano stradale con prua e poppa uguali. Dentro la celebre fontana l’acqua sgorga da altri sei punti (tre a poppa e tre a prua). La fonte di ispirazione – mai accertata – sembra sia stata una barca in secca, portata lì dalla piena del Tevere. Altre versioni storiche ritengono che invece piazza di Spagna fosse stata anticamente luogo di naumachia, ovvero di piccole “battaglie navali”.

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BARCACCIA E I MILLE SIGNIFICATI – Barcaccia, come le navi che trasportavano le botti di vino nell’antica Roma e avevano le caratteristiche (e comode) fiancate basse. Barcaccia come una barca che sta per affondare, del tutto. Ci sono stati numerosi restauri per l’opera (nel 1986, 1993 e 1994-1999) ora quest’ultimo, con un anno di lavoro alle spalle, che non ha retto alla furia degli ultras del Feyenoord. I restauratori hanno raccolto alcuni pezzi di quel travertino sparso tra bottiglie e cartacce. Lo stesso travertino su cui Pietro e il figlio Gian Lorenzo lavorarono insieme. Forse. Una ultima volta.

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(Galleria ANDREAS SOLARO/AFP/Getty Images. Copertina, settembre 1953. Photo by: TCI/EyeOn/UIG via Getty Images)