«Cocò» venne ucciso e bruciato perché suo nonno voleva pentirsi
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«Cocò» venne ucciso e bruciato perché suo nonno voleva pentirsi

Nicola «Cocò» Campolongo, tre anni, è morto perché suo nonno, Giuseppe Iannicelli, voleva pentirsi. L’intenzione era stata manifestata da Iannicelli in una lettera alla moglie. Secondo quanto riportato dalla Gazzetta del Sud a parlare della lettera sarebbe stato Battista, il fratello dell’uomo assassinato a Cassano allo Ionio nel gennaio del 2014 insieme alla compagna marocchina Ibtissam «Betty» Taoussa, di 27 anni.

«Cocò» venne ucciso e bruciato perché suo nonno voleva pentirsi
(Lapresse)

L’OPERAZIONE DELLA GUARDIA DI FINANZA –

Gli inquirenti indagano sulla cosca «degli zingari» operante a Cassano allo Ionio e le dichiarazioni di Battista Iannicelli, come riporta il Corriere del Mezzogiorno, sarebbero agli atti dell’inchiesta. Giuseppe Iannicelli era stato condannato in passato in quanto ritenuto a capo di un gruppo di spacciatori operanti nella regione di Sibari. Il 16 febbraio la Guardia di Finanza ha compiuto un blitz circondando la casa di Luigi Albanese,  considerato il reggente del «clan degli zingari», unico clan di etnia rom della ‘ndrangheta. Dell’uomo però in casa non fu trovata traccia.

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ECCO COME ARRIVAVA LA DROGA A CASSANO ALLO IONIO – 

 

A pochi chilometri di distanza, a Filadelfia, venne arrestato Rocco Anello, altro personaggio di spicco della criminalità calabrese. In tutto l’operazione, denominata «Gentlemen», portò all’arresto di 33 persone. Gli inquirenti appurarono che la droga, cocaina ed eroina, arrivava dal Sud America, passando dall’Olanda (come nell’ultimo film di Francesco Munzi, Anime nere), per arrivare in Calabria su navi mercantili e poi trasportata a Cassano da uomini del clan con vetture dotate di doppiofondo. Secondo Battista Iannicelli il fratello avrebbe voluto raccontare questi meccanismi e per questo motivo sarebbe stato trucidato insieme al nipotino e alla marocchina.

L’INDIGNAZIONE DI PAPA FRANCESCO –

Le tracce dei tre si persero il 16 gennaio 2014. I corpi vennero trovati grazie alla segnalazione di un cacciatore. Sul cofano dell’auto, una Fiat Punto, i killer abbandonarono una moneta da 50 centesimi che fece pensare a un’esecuzione legata a ragioni di denaro. Ora invece si parla della risposta al possibile «tradimento» di Iannicelli. Della vicenda parlò anche Papa Francesco che in occasione dell’Angelus dedicò un suo pensiero a Cocò: «Non ha precedenti un accanimento come questo su un bambino così piccolo. Preghiamo per Cocò che di sicuro è in cielo e per le persone che hanno fatto questo reato, affinché si convertano e si pentano».

LA LETTERA DELLA MAMMA DI COCÒ AL FIGLIO –

Antonia Maria Iannicelli, madre di Cocò, rinchiusa in carcere, scrisse una lettera per ricordare il figlio di tre anni:

«Il mio cuore di mamma mi suggerisce di conservare nel mio animo il dolore di aver perso un figlio, ma di aver guadagnato un angelo che sicuramente non vuole che noi sulla terra continuiamo a farci del male, perché lui, sempre sorridente come lo era tra noi, vorrebbe certamente che la sua non sia una morte inutile, ma che porti pace nel cuore di tutti».
«Il mio piccolo angelo ora è con Gesù. Sono la mamma di Nicola che il 16 gennaio 2014 in modo tragico e violento ci è stato tolto al grande amore di mamma e papà. Con questa mia lettera voglio soltanto esprimere ciò che il mio animo, anche se trafitto dal grande dolore, mi suggerisce. Dopo aver parlato con tutti coloro che mi sono vicini: le volontarie, il cappellano ed infine il vescovo di Cassano che mi è venuto a trovare e dopo averlo ascoltato mi ha colpito una sua frase presa dalla Bibbia con cui mi ha fatto riflettere il senso di ciò che è capitato al mio piccolo angelo. Il salmo 54 della Bibbia a un certo punto dice ‘Piombi su di loro la morte, scendano vivi negli inferi perchè il male è nelle loro case, è nel loro cuorè, e il vescovo diceva che al male non si risponde mai con il male. Ho capito che dobbiamo cambiare nel cuore e dobbiamo sforzarci di non rispondere con la vendetta ma con l’amore. Questi pensieri mi vengono di fronte alla parola di Dio mi aiuta a capire il perché della morte del mio piccolo Cocò di appena tre anni».
«È strano che io possa dire questo ma pensando al sogno del mio figlioletto che avrebbe tanto voluto una vita bella e sana, penso a tutti i bambini che sognano di vivere questa vita serenamente. Mi auguro che ciò che è successo adesso non succeda mai più: perché il dolore di una mamma a cui è stato portato via crudelmente un figlio, è qualcosa che ti strappa le viscere e che non auguro a nessuno. Non ci siano, perciò, più divisioni negli animi di noi grandi per non farli vivere ai nostri figli»