Le auto del passato che purtroppo non ci sono (quasi) più
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Le auto del passato che purtroppo, o per fortuna, non ci sono (quasi) più

Abbiamo scelto le 10 auto del passato che, purtroppo, non ci sono quasi più. Ma non ci siamo limitati ai modelli che nel corso degli anni hanno regalato ad appassionati e non auto destinate ad entrare nella storia per il loro significato in termini di mobilità generale. No, abbiamo ricordato le vetture famose per i propri difetti e per qualche scelta avventata, tale da consentire all’industria automobilistica di cambiare direzione e dettare le linee della mobilità incontrando il favore del pubblico.

Le auto del passato che purtroppo non ci sono (quasi) più
(SAJJAD HUSSAIN/AFP/Getty Images)
  • Maruti Suzuki 800

La prima city-car straniera di successo nel mercato italiano era una vettura nata in India ma di origine giapponese e aveva il suo punto di forza nel prezzo, concorrenziale rispetto ai Fiat. I problemi venivano sopratutto dalle finiture di seconda scelta, da consumi nella media per la categoria, pari a 12,7 chilometri con un litro nel misto, ed una linea che già a fine anni ’80 appariva datata, almeno in Italia.

Le auto del passato che purtroppo non ci sono (quasi) più
“Fiat Duna” di Pil56 – Opera propria. Con licenza CC BY-SA 3.0 tramite Wikimedia Commons
  • Fiat Duna

L’archetipo della macchina brutta da dileggiare. Costruita in Sudamerica sfruttando l’estetica della Uno ed il pianale della 127, doveva prendere il posto della 128 sul mercato italiano ed europeo. La linea non diede una mano al modello che si trovò a subire l’affondo di molti altri decisamente migliori, alcuni appartenenti alla stessa Fiat come Uno, Regata e Tipo. L’azione dei comici che la indicarono, a causa delle sue forme sgraziate, come veicolo brutto e meritevole di dileggio, affossarono completamente il prodotto che, in Italia, durò dal 1987 al 1991.

Le auto del passato che purtroppo non ci sono (quasi) più
Pubblico dominio-Wikipedia
  • Alfa Romeo Arna

Per usare le parole di Jeremy Clarkson, la cooperazione tra Alfa Romeo e Nissan avrebbe potuto far nascere una tipica sportiva italiana con affidabilità Made in Japan. Si decise invece di prendere la vecchia carrozzeria della Cherry con dentro i problemi elettrici delle Alfasud. Gli alfisti la rifiutarono per via delle linee sgraziate e la casa del Biscione, all’epoca ancora di proprietà dell’Iri, consapevole del flop, investì in un modello che sfruttò meccanica e pianale dell’Alfasud, ovvero l’Alfa 33, che ebbe ben altra fortuna.

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“Skoda Favorit 136 L back” di Ludek – Opera propria. Con licenza CC BY-SA 3.0 tramite Wikimedia Commons
  • Skoda Favorit

La prima vettura «moderna» della casa ceca contava sulla carrozzeria firmata da Bertone e su un pianale targato Golf. Le linee squadrate e poco moderne, la finitura scadente, gli interni economici e l’assemblaggio poco curato rappresentarono indubbie pecche, arricchite da un motore, un quattro cilindri di 1.289 centimetri cubici, le cui prestazioni erano a dir poco basse, seppur fosse contenuto nei consumi.

Le auto del passato che purtroppo non ci sono (quasi) più
Pubblico dominio-Wikipedia
  • Fiat Argenta

Berlina di classe medio-alta costruita da Fiat dal 1981 al 1985, fu vittima dell’impegno da parte del Lingotto nella produzione e progettazione della Uno. La casa torinese aveva bisogno di un modello che prendesse il posto della 132. Per questo si decise per un profondo restyling. In più il nome cambiò omaggiando Argenta Campello, figlia di Maria Sole Agnelli. La vettura nacque quindi vecchia, con difficoltà di tenuta sul bagnato, consumi alti e ingombro anche peggiore.

Le auto del passato che purtroppo non ci sono (quasi) più
“Peugeot 1007 001” di Tennen-Gas – Opera propria. Con licenza CC BY-SA 3.0 tramite Wikimedia Commons
  • Peugeot 1007

La piccola Peugeot, nata nel 2005 e prodotta fino al 2010, avrebbe dovuto riscrivere la vita in città grazie agli ingombri contenuti, le porte scorrevoli e la grande maneggevolezza. Dopo 120.000 vetture prodotte si decise di mandare in pensione il modello. Colpa delle portiere, dello scarsa possibilità d’accesso al divano posteriore, una cilindrata minima di 1,4, a dir poco eccessiva per un modello da città, il prezzo superiore alle colleghe di segmento.

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“Renault Avantime lh”. Con licenza CC BY-SA 3.0 tramite Wikimedia Commons –
  • Renault Avantime

Alla Régie volevano provarci. Andò male. La Avantime, monovolume coupé a tre porte, visse solo due anni, dal 2001 al 2003. A decretare la fine del modello il troppo coraggio. Fu l’unica auto in cui si cercarono di fondere l’idea di una monovolume con una di un coupé. Inoltre aveva tre porte ed era omologata per quattro.

 

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Le auto del passato che purtroppo non ci sono (quasi) più
“Lancia Thesis rear 20071211” di Rudolf Stricker – Con licenza CC BY-SA 3.0 tramite Wikimedia Commons
  • Lancia Thesis

Vettura ammiraglia di rappresentanza della Presidenza della Repubblica, nei suoi sette anni di vita (2002-2009) venne prodotta in soli 16.000 esemplari. La scelta stilistica molto ricercata, le innovazioni previste e la cura portarono ad un costo per vettura molto alto, superiore alle concorrenti Bmw Serie 5, Mercedes Classe E e Jaguar S-Type. La macchina venne quindi venduta nel solo mercato italiano e ad acquistarla furono aziende e istituzioni, questi ultimi nella versione blindata Protecta. Fiat non ci guadagnò niente perché i ricavi non coprirono i costi, pari a 405 milioni di euro.

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“Axel Grey-Side” di Michiel1972-Con licenza CC BY-SA 3.0 tramite Wikimedia Commons
  • Citroen-Oltcit Axel

La vettura, costruita inizialmente in Romania con il marchio Oltcit, nacque da un progetto per una vettura da città a basso costo studiato da Fiat e Citroen sul pianale della 127, progetto poi abbandonato. Prodotta in Romania a partire dal 1982, arrivò in Francia nel 1984. Riscosse uno scarso successo in quanto venne ritenuta la brutta copia della Visa. Fu tolta dal mercato occidentale nel 1988 ma in Romania fu venduta fino al 1996.

Le auto del passato che purtroppo non ci sono (quasi) più
“Audi A2 front 20071002” Rudolf Stricker-Con licenza CC BY-SA 3.0 tramite Wikimedia Commons
  • Audi A2

La vettura tedesca, prodotta dal 1999 al 2005, aveva una forma stravagante ed era prodotta in alluminio. La scelta di questo materiale portò ad un aumento dei costi nonostante si volesse ridurre il peso della vettura. Le vendite non premiarono la casa di Ingolstadt che fermò la produzione nel 2005 ed aspettò 10 anni per proporre l’erede, la A1.