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Festival di Sanremo: tutte le polemiche sulla vittoria de Il Volo

Al Festival di Sanremo non c’è vittoria senza polemica: e anche i tre giovani cantanti de Il Volo non hanno fatto eccezione, prendendosi la propria dose di veleni un minuto dopo essere stati proclamati vincitori del Festival.

Photocredit: Spada/LaPresse
Photocredit: Spada/LaPresse

C’è chi li ha accusati di «fare musica per vecchi» o, addirittura, che il sistema di televoto li abbia in qualche modo favoriti non accettando i voti destinati a Nek e Malika Ayane. Su tutto però c’è lo sfogo di Roberto Cenci, che dei tre ex “tenorini” è stato il creatore. Il regista di Ti lascio una canzone si è tolto qualche sassolino dalla scarpa, offeso per non essere stato ringraziato.

Ascolta Grande Amore de Il Volo: 

E le polemiche?

  • 1. I VOTI PER NEK NON ACCETTATI DAL TELEVOTO – Le proteste dei fan di Filippo Neviani, in arte Nek, sono cominciate fin da prima che fosse annunciato il vincitore del Festival. In molti hanno si sono sfogati su Twitter, dicendo che i voti che avevano destinato al cantante emiliano erano stati in realtà rifiutati dal sistema di televoto di Rai, prima che Carlo Conti dichiarasse chiuse le votazioni. Poi, ad una prima lettura della classifica succede lo sfacelo: sul tabellone dell’Ariston Nek compare undicesimo. «C’è un errore» – dice un Conti ormai furioso, e poi corregge il tutto facendo balzare il cantante di Fatti avanti amore in seconda posizione. Il tutto è sufficiente ad alimentare i dubbi dei fan di Nek… e se, tecnicamente, avesse vinto lui?
Photocredit: Spada/LaPresse
Photocredit: Spada/LaPresse
  • 2. «FANNO MUSICA PER VECCHI» – In molti hanno criticato i tre giovani cantanti e il “pop lirico” di cui sono esponenti di spicco, sopratutto all’estero. Ma il “bel canto” non sembra appassionare troppo gli italiani, specie i più giovani, che hanno polemizzato sostenendo che i tre de Il Volo sono «nati vecchi» e che la loro musica può piacere solo a un determinato target di persone, principalmente adulti. (E infatti, la parodia di Grande Amore andata in onda ieri a Quelli che il calcio si chiama, appunto, “Come un settantenne”)
Photocredit: Gian Mattia D'Alberto/LaPresse
Photocredit: Gian Mattia D’Alberto/LaPresse

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  • 3. QUEL «GRAZIE ITALIA» CHE NON È PIACIUTO A TWITTER – Subito dopo essere stati proclamati vincitori, Ignazio, Pietro e Gianluca (perché sì, i tre ragazzi hanno anche dei nomi propri) hanno ringraziato tutti. Il loro manager, l’orchestra, Carlo Conti, tutti quanti. E ringraziano anche l’Italia nonostante – fa notare qualcuno su Twitter – siano italiani a loro volta. E nonostante fino a una settimana fa fossero più famosi all’estero che non in Italia.

  • 4. «TORNATE NEGLI STATI UNITI» – C’è chi ha augurato loro di fare la fine dei Jalisse, caduti nel dimenticatoio dopo una sola canzone e la vittoria a Sanremo. Chi si è augurato che tornino presto negli Stati Uniti, dove «continueranno a tenere alta la bandiera degli stereotipi legati all’Italia». Insomma, nemo propheta in patria. Nessuno dei tre.
Photocredit: Gian Mattia D'Alberto/LaPresse
Photocredit: Gian Mattia D’Alberto/LaPresse
  • 5. E ROBERTO CENCI NON CI STA – A togliersi un sassolino dalla scarpa, però è Roberto Cenci: il regista di Ti lascio una canzone, il programma che nel 2009 ha lanciato i “tre tenorini” poco più che bambini, si è sfogato su Facebook: lui ha selezionato i tre piccoli cantanti, lui li ha messi insieme per formare un gruppo. E lui – come ha scritto il regista si Facebook – è stato l’unico che non è stato ringraziato: «Sono veramente contento che i ‘miei ragazzi’ abbiano vinto! Mi permetto solo oggi di dire i ‘miei’ perché se un giorno del 2009 in un seminterrato a nord di Roma non li avessi scelti uno per uno e se poi, in corso d’opera a “Ti lascio una canzone” (programma ideato da me) non li avessi uniti per riproporre un trio ben più famoso e di grande spessore, sicuramente tutto questo non sarebbe successo! Auguro tutto il bene ai ragazzi anche se raramente ho sentito un ringraziamento nei miei confronti. Ma so che non dipende da loro. Questo è quello che succede in questo paese dove a volte la memoria è veramente corta! Ma a me va bene anche così».

(Photocredit copertina: Gian Mattia D’Alberto/LaPresse)