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Chiunque può cucinare! Ratatouille, l’amore ed altri (dis)sapori animati

“L’alta cucina non è una cosa per pavidi: bisogna avere immaginazione, essere temerari, tentare anche l’impossibile e non permettere a nessuno di porvi dei limiti solo perché siete quello che siete. Il vostro unico limite sia il vostro cuore. Quello che dico sempre è vero, chiunque può cucinare, ma solo gli intrepidi possono diventare dei grandi!”

Ratatouille, film d’animazione del 2007, è il perfetto omaggio ad un amore, quello per il cibo e la cucina, tra i più puri e veri.
È l’elogio della lentezza nel vivere ricordi e sentimenti capaci di spuntare fuori all’improvviso.
Il passato che irrompe nel presente in maniera inattesa, senza neanche bussare.
L’intrepido cuoco in questione è Rémy, un topolino di campagna, il cui naso, e cuore, sentono tutto, tanto, da sempre.
Non ha grandi sogni Rémy, ma un’unica, profonda aspirazione: diventare un cuoco.
E così, bambini e adulti con la stessa intensità, lo seguiamo raggiungere la cucina parigina del suo idolo gastronomico Gusteau e riuscire nell’impresa.
Odori e gusti sono protagonisti delle scene più belle del film, grazie ad un uso mirato e sapiente di colori, musiche e suoni capaci di rendere incredibilmente reali il profumo dei cibi, il vapore che si alza dalle pentole sui fornelli, la croccantezza di pane e verdure saltate.
Ai due sensi va, inoltre, collegato il ruolo chiave svolto dal ricordo sul finale della storia.
Per non annoiare chi come me lo avesse già visto un numero di volte, tante ma mai troppe, che comunque è meglio non specificare e rispettare la giusta sorpresa di chi vorrà vederlo senza troppi spoiler, cercherò di essere precisa e concisa.
Rémy, dopo corse lungo la Senna, una nuova, fondamentale amicizia, scorci parigini mozzafiato, cuochi innamorati e motociclette, si troverà baffo a baffo con il temibile critico Ego, il cui nome è già tutto un programma, nel tentativo di conquistarlo con la sua cucina.
È proprio un ricordo a fare breccia nel gelido ego di Ego.
Un ricordo, con forti reminescenze proustiane, che profuma di cipolla, melanzane, peperoni, zucchine, pomodori ed aglio.
La ratatouille è l’elemento rivelatore, capace di trasportare Ego nel suo passato di bambino, in cucina, vicino alla mamma.
Di nuovo e ancora, il passato che irrompe in maniera inattesa, senza bussare ma lasciandosi assaggiare.
Una memoria quasi involontaria, un sentimento sedato e conservato intatto fatto di tracce indelebili incise nel cuore, nella testa.
Ingredienti che profumano di estate, possibilità inesplorate ed una ricetta che sa di Provenza, di buono.

ricetta ratatouille

In una grande padella antiaderente fate appassire, a fuoco basso, le cipolle ed il peperoncino in abbondante olio extravergine d’oliva.
Mettete in padella i peperoni, che avrete precedentemente svuotato dei semi e tagliato a strisce, e l’aglio tritato.
Dopo alcuni minuti, tagliate le melanzane a dadini ed aggiungetele in padella.
Infine unite le zucchine, anch’esse tagliate a dadini, ed i pomodorini a tocchetti.
Salate e lasciate cuocere a fuoco moderato per circa 30 minuti, aggiungendo mezzo bicchiere d’acqua se necessario.

“In passato non ho fatto mistero del mio sdegno per il famoso motto dello chef Gusteau ‘Chiunque può cucinare!’, ma ora, soltanto ora, comprendo appieno ciò che egli intendesse dire: non tutti possono diventare dei grandi artisti, ma un grande artista può celarsi in chiunque”

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