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Festival di Sanremo 2015, le pagelle di Giornalettismo – seconda puntata

Giordano Giusti e Boris Sollazzo danno i voti alla seconda puntata del Festival di Sanremo 2015. Alla disperata ricerca di qualcuno da promuovere. Sapendo già che i dati auditel gli daranno torto

Sanremo 2015 - 65mo festival della canzone italiana
Rocco Tanica 10: Cinque minuti di Rocco bastano per tre ore e mezza di noia. Non parliamo di Siffredi, anche se pure il nostro eroe ci sa fare con la mazza. Da baseball. L’orgasmo però è lo stesso: con lui si ride, anzi ci si sfoga. Tanica è tutto ciò che Sanremo 2015 non riesce ad essere: divertente, ritmato, anticonvenzionale.

Charlize Theron 9: Non è un superospite, è un’apparizione. I teologi hanno capito oggi che Dio è la dimostrazione dell’esistenza della diva sudafricana.

Sanremo 2015 - 65mo festival della canzone italiana

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Kutso 8 ½: Avete idea di cosa voglia dire dover vedere quattro ore di Festival di Sanremo sapendo che la migliore canzone la senti subito dopo il TG1 delle 20,30? Come vedere la prima scena di un film recitata da Gian Maria Volontè e il resto dell’opera da Martufello. ‘Elisa’ è forse l’unica canzone che ricorderemo di questa serata. (un pensiero alla brava Chanty e un appello: ripescatela al posto di un big qualsiasi, tipo Raf, tanto non era lui quello che cantava)

Conchita Wurst 8: Dopo un festival barboso, in barba al moralismo italiano, si fa notare per la voce. Quando Conti la chiama Tom, non fa una piega. Quando lui le arriva vicino a momenti ci rimane secco. Si è salvato. Per un pelo. Non molti hanno capito, però, perché si sia rasata per cantare Libera.

Saverio Raimondo 7: tu vedi comici scalcagnati, fuori tempo e prolissi devastare l’arte resa grande da Totò e capisci che delitto sia confinare sul web il dopofestival di oggi. Brava la Nobile, ottimo lui, stand-up comedian sottovalutato e capace (sì, pensate, in Italia c’è chi lo sa fare sul serio questo mestiere). Reagisce bene anche agli imprevisti, ovvero Magalli in versione “porno subito”. (la X è nostra, il futuro presidente merita rispetto)

Porno MAGALLI

Biggio e Mandelli 6: Irriverenti, ironici, istrionici. Certo, la canzone è presa para para dal repertorio di Cochi e Renato però hanno comunque coraggio da vendere: in poco più di tre minuti riescono a dire due parole che il Sanremo in famiglia giudica scandalose, coglioni e preservativo. La chicca vera è Roy Paci a dirigere l’orchestra

Mario Luzzatto Fegiz 5: Vedere un decano del giornalismo musicale giocare in sala stampa con un drone a forma di elicottero fa già il suo effetto. Se poi i suoi colleghi dopo venti minuti di volteggi e acrobazie e atterraggi cominciano pure a fischiarlo e lo pregano di smettere ci sono gli estremi per parlare di lesa maestà. Mario, non starli a sentire e continua pure con il tuo piccolo telecomando a far volare la tua fantasia.

Il Volo 4: Un po’ tenori, un po’ popstar, un po’ Renzi dalla De Filippi. Sono i favoriti secondo ristoratori, scommettitori, direttori d’orchestra (il loro) e ambulanti. Non avevamo capito, però, che non parlavano del Festival ma del concorso di sosia di Mengoni. E poi piangono. Ma forse quella è solo consapevolezza.

Carlo Conti 3: Come le domande insulse che ha fatto a Conchita Wurst. Agli Anania fa dire messa, la Wurst la chiama con il nome da ragazzo, insinua che la barba le abbia fatto vincere l’EuroVision Song Contest (gombloddo peloso!1!!1!), quando se la ritrova davanti sembra un bambino davanti alla gabbia delle tigri e la manda via il prima possibile. Ma forse credeva fosse Anna Tatangelo e temeva ricantasse Libera.

I necrologi 2: Biagio Antonacci canta Pino Daniele. Rocio balla Mango. I soliti idioti cantano Cochi e Renato. Ah no, loro sono ancora vivi. Mandela ridicolizzato per aver sporcato di marmellata l’Oscar della Theron (e non era un gioco erotico di Madiba).
Più che omaggi, questi sono dispetti.

Javier Zanetti 1: Come il minuto che gli ha concesso Carlo Conti, neanche fosse la Wurst. E dire che tra tanti dilettanti allo sbaraglio costretti a cantare, tu hai lui e gli fai fare Vecchioni. Cioé, il capitano nerazzurro è famoso per tre cose: il taglio di capelli immutabile, il triplete e l’attacco “Lo sai per un gooool, io darei la vita, la mia vita”. E tu gli fai fare Robertone. Vabbé. Per fortuna il momento di gloria è dietro le quinte: chiunque vuole un selfie con lui, neanche fosse la Theron. Dispiace solo che un campione così sia costretto a fare una marchetta goffa all’Expo.

Angelo Pintus 0: come il numero delle sue battute che ci hanno fatto ridere. Un comico così scarso ha però un risvolto positivo. Per insultarlo anche i meno spiritosi tirano fuori battute epiche. Comicità maieutica, la vera innovazione di questo Sanremo 2015.

Sanremo 2015 - 65mo festival della canzone italiana