Pignatone: «Mafia Capitale non puo' non avere rapporti con la politica»
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Mafia Capitale, la retata contro la camorra a Roma

Mafia Capitale, scatta la retata contro la camorra che fa base a Roma Est: sessantuno provvedimenti di custodia cautelare spiccati nell’ambito dell’operazione “Tulipano” della procura di Roma (guidata da Giuseppe Pignatone, in copertina) che ha portato in carcere gli esponenti della malavita di stampo camorristico che imperversava dalla Tuscolana a Torpignattara, da Centocelle alla Borghesiana. Loro, per tutti, erano “i napoletani“: un gruppo criminale che dialogava, da pari, con il gruppo di Roma Nord di Massimo Carminati.

MAFIA CAPITALE, I NAPOLETANI DELLA TUSCOLANA – “Siamo i napoletani della Tuscolana”, dicevano al telefono gli uomini del clan di Domenico Pagnozzi (“Mimì o’ pazzo”), l’organizzazione sgominata questa mattina dalle indagini della Direzione Antimafia romana. “Qua è tutta roba nostra, ma questi qua tengono una brutta usanza, certa gente non paga, non paga, non paga i magazzini, non vonno pagà”: dove “magazzini” è, in gergo, il pizzo dovuto alle organizzazioni criminali. “Sto vedendo di costruire una cosa buona per noi e per te”, dicevano i membri del sodalizio ai “professionisti napoletani”, così li definisce il Messaggero nella cronaca di Roma. Droga, usura, scommesse clandestine e videogiochi il “core business” della mala di Roma est, secondo il Corriere della Sera nella cronaca di Roma: “Io voglio mette le macchinette dappertutto, io devo campò”, diceva al telefono Ferdinando Silenti, detto “il Cinese”, uno degli uomini del clan: “Ora gliele faccio scassare tutte quante, qua è sempre zona Tuscolana, andiamo alla sala nuova che stanno per aprire”. Le slot machines e i videopoker, installati “ovunque”, erano una delle principali fonti di sostentamento della banda.

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MAFIA CAPITALE, ARRESTI E SEQUESTRI – La zona operativa era Roma Est, ma il centro di controllo e di incontro era al Bar “Il Tulipano”, nel Rione Monti, a due passi dalla casa del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Domenico Pagnozzi, boss assoluto della camorra romana, era in rapporti con il boss di Roma Est Michele Senese (“o’Pazzo”): lui e Pagnozzi avevano combattuto insieme nelle guerre della Nuova Camorra Organizzata di Raffaele Cutolo e sono stati condannati all’ergastolo per l’omicidio di Giuseppe Carlino, morto a Torvajanica nel 2001; trattava inoltre da pari con Mafia Capitale di Massimo Carminati, il “nero” ex terrorista dei Nuclei Armati per la Rivoluzione, e che anche nei suoi ranghi vantava sicuri appoggi nella destra neofascista della capitale. “Massimiliano Colagrande, detto “Small”, amico di Luigi Ciavardini, è considerato “il cassiere della banda”, il tesoriere, l’uomo che si preoccupava di reinvestire i proventi; anche Massimiliano Colagrande (“Monsignor Barba”), “attivo nel traffico di stupefacenti”, è nella partita di questa nuova Camorra Capitale, un’organizzazione colpita da 60 ordinanze di custodia cautelare per un totale di 80 arresti e 10 milioni di euro di patrimonio sequestrato, fra cui “12 fra bar e ristoranti, 30 immobili, 20 società, 72 veicoli e oltre 200 rapporti bancari”.