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Tra genitori stalker e pediatri omeopatici gode la nonna antroposofica: i bivi e le sfide di mamma e papà

La macchina a gas oppure meglio un diesel? Mediaset Premium o Sky? Alle urne Renzi o Beppe Grillo? Negli ultimi anni molti italiani sono stati chiamati a scegliere tra queste scivolose alternative, M1 ed io abbiamo affrontato una prova ben più dura: meglio il pediatra tradizionale o quello omeopatico? F1 era nata da pochi giorni e la gioia per il lieto evento aveva già lasciato il posto al primo dei tanti bivi che da lì in avanti ci si sarebbero presentati innanzi (specie con il successivo arrivo di F2 ed F3). Sul mondo della pediatria avevo letto e sentito ogni genere di aneddoto. Soprattutto i primogeniti di solito spendono più tempo dal pediatra che non a casa dei nonni. Il minimo disturbo giustifica una raffica di giorni di ferie bruciati pur di star accanto a quell’esserino con 37 e 1 di febbre.

Genitori stalker

La nascita del primo figlio trasforma i genitori in veri e propri segugi. Mi spiego meglio: si è talmente pediatra-dipendenti che si vive in simbiosi con lui/lei. Abbiamo la sua vita in pugno. Conosciamo il numero fisso dello studio, il cellulare che usa quando è di turno, la mail, l’indirizzo di casa, il nome della moglie/marito, il nick che usa su Facebook ed il suo macellaio di fiducia. I più abili scoprono anche la piscina dove il pediatra accompagna i figli a nuoto e iscrivono i propri allo stesso impianto. Siamo ossessionati dal controllo e dai responsi che quell’oracolo è chiamato a fornirci. Sempre. L’affare, però, si complica nel week end.

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“Non solo Dio non esiste, ma provate a trovare un pediatra di domenica”

In realtà la battuta originale Woody Allen la riservava a un “idraulico”, ma calza a pennello anche ai medici dei bimbi. La pediatria di base il sabato e la domenica si trasferisce fuori porta, nel frattempo la città è colta da violenti epidemie che si dissolvono soltanto all’alba del lunedì. Alle mamme e ai papà non resta che rimboccarsi le maniche e sopravvivere con i rimedi della nonna. Chi invece presenta una dichiarazione dei redditi piuttosto robusta può osare e mettersi in caccia di un pediatra disponibile a venire a domicilio: in genere trentenni imberbi assetati di denaro.

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Antropo che?

Disavventure che abbiamo vissuto in tanti, ma forse non tutti hanno percorso l’altra via. Non sto parlando della semplice medicina omeopatica, ma della ben più sofisticata scienza (?) antroposofica. La prima volta che portai F1 in visita presso una specialista del ramo ebbi la netta sensazione di non trovarmi di fronte a un medico bensì a un guru. Ambiente asettico, luci soffuse e un silenzio spettrale ben lontano da quella “caciara” tipica degli studi pediatrici fatta di bimbi smocciolanti che si accaniscono sui tablet e genitori impazienti che sbraitano al cellulare. La visita iniziò e uno sguardo severo si piantò negli occhi di noi genitori alle prime armi. Il pediatra tradizionale dimentica i volti di mamma e papà nel momento esatto in cui escono dal suo studio, il pediatra antroposofico no. Quello sguardo indagatore ti (in)segue fino a casa. Tu stai cambiando il pannolino al piccolo e avverti la nitida sensazione di essere osservato. Se in un momento di stanchezza cedi ed accendi la tv su Rai YoYo, hai l’impressione che Peter Coniglio ti squadri scuotendo il capo in segno di disapprovazione. Le cure prescritte dal pediatra antroposofico in genere consistono in una miriade di tipologie di granuli da somministrare ogni due o tre ore. Se siete fortunati e li trovate al primo colpo in farmacia bene, altrimenti dovrete ordinarli e nel frattempo vostro figlio sarà già tornato ad infangarsi sul campo di rugby. A ripensarci c’è una raccomandazione di quel guru che mi è rimasta impressa: usate la maglia di lana.
Capito? Ho avuto una nonna antroposofica e non lo sapevo.

Legenda

F1, una femmina di 5 anni e mezzo (come sapete il mezzo è fondamentale a certe età), ha un carattere dolce, piuttosto suscettibile. Segni particolari: specializzata nel provocare sensi di colpa plurimi.

F2, una femmina di 3 anni e mezzo (daje!), con uno spiccato senso di autonomia. Segni particolari: fa e dice con precisione matematica esattamente il contrario di F1. Sempre.

F3, un maschio di 7 mesi. Bimbo sorridente, usato per i più curiosi esperimenti domestici da F1 e F2. Segni particolari: dalle 16 in poi pretende di stare costantemente in braccio fino al momento della nanna (ore 21 circa).

M1, mia moglie.