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Il Giorno del ricordo: a 70 anni dai massacri delle foibe

Costretti a fuggire dalla propria terra, abbandonando ogni cosa. O gettati nelle grotte sotterranee, aspettando di morire. Il 10 febbraio l’Italia celebra il Giorno del ricordo, una giornata di commemorazione per non dimenticare gli orrori della pulizia etnica messa in atto dal Maresciallo Tito in Venezia Giulia, Istria e Dalmazia tra il 1943 e il 1945. Anni di orrori che la storia associa sopratutto ai massacri delle foibe, nei quali migliaia di italiani furono uccisi.

Manifestazione studentesca contro il Maresciallo Tito . Bologna, 1960. Foto: Publifoto/Lapresse
Manifestazione studentesca contro il Maresciallo Tito. Bologna, 1960. Foto: Publifoto/Lapresse

GLI ECCIDI DELLE FOIBE –

Una delle pagine più cupe della storia di un’Italia ormai stremata dalla Seconda guerra mondiale comincia nel 1943, all’indomani dell’armistizio dell’8 settembre: ai confini orientali dell’Italia i partigiani iugoslavi del Maresciallo Tito operarono un eccidio di massa contro gli italiani, nel nome di un’azione di guerra contro il fascismo e contro i collaborazionisti di un regime ormai al collasso. Migliaia di cittadini giuliani, dalmati e istriani – i cui nomi molto spesso non erano legati al fascismo – vennero arrestati e poi “infoibati”: gettati vivi nelle grotte e nelle spaccature del terreno tipiche del Carso – spesso dopo essere stati torturati – con l’unica prospettiva di una morte certa dopo una lunga agonia. Sarebbero circa cinquemila gli italiani uccisi negli eccidi delle foibe, secondo quello che oltre mezzo secolo più tardi verrà definito un «progetto politico preordinato» da Tito, volto a cancellare non soltanto le strutture fasciste, ma anche ad annientare presunti oppositori politici in vista dell’annessione di quei territori alla Yugoslavia.

I MASSACRI DEL 1945 –

Ma i massacri non cessarono con la fine della guerra: a partire dal maggio del 1945 le azioni di pulizia etnica contro gli italiani si intensificarono al solo scopo di costringere gli abitanti di quelle aree di confine a lasciare le proprie terre: gli storici parlano di 350.000 italiani sfollati dall’Istria e dalla Dalmazia per rifugiarsi nei campi profughi o, addirittura, all’estero.

La testimonianza di Graziano Udovisi, sopravvissuto alle foibe:

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L’ESODO DEGLI ITALIANI –

Negli anni seguenti ai massacri e all’esodo del 1945, il periodo di grande tensione politica portò il governo italiano a non riaprire la questione. Tanto più che i confini italiani, in quella parte del Paese, erano ancora tutti da definire, con l’Istria, Fiume e Zara che sarebbero poi passate sotto il diretto controllo della Yugoslavia. I pochi italiani rimasti dopo il secondo inevitabile esodo divennero una minoranza etnica.

IL RICORDO –

Nel marzo del 2004 il Parlamento italiano ha approvato la legge che istituisce il Giorno della memoria: la scelta del giorno, il 10 febbraio, è in ricordo della ratifica dei trattati di pace durante la Conferenza di Parigi del 1947, trattati che stabilirono la spartizione delle aree tra Italia e Yugoslavia. Per decenni gli eccidi delle foibe e tutto quello che ne conseguì furono ricordati soltanto da chi fu costretto a viverli in prima persona. Fino al duro monito di Giorgio Napolitano, che durante le commemorazioni del 2007 dichiarò: «Va ricordato l’imperdonabile orrore contro l’umanità costituito dalle foibe e va ricordata la “congiura del silenzio”, la fase meno drammatica ma ancor più amara e demoralizzante dell’oblio. Anche di quella non dobbiamo tacere, assumendoci la responsabilità dell’aver negato, o teso a ignorare, la verità per pregiudiziali ideologiche e cecità politica, e dell’averla rimossa per calcoli diplomatici e convenienze internazionali».

(Photocredit copertina: YouTube/Tv2000it)