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«Pino Daniele poteva essere salvato»

A causare la morte di Pino Daniele è stata “un’occlusione di un bypass aortocoronarico”, una anomalia del bypass che gli era stato innestato chirurgicamente tempo fa. E, se fosse stato trasportato tempestivamente in un ospedale, probabilmente i medici avrebbero potuto salvargli la vita. Sono queste le prime informazioni che trapelano dalla consulenza medica disposta dalla procura di Roma sull’artista napoletano, che lo scorso 4 gennaio ha accusato un malore nella sua casa in Toscana, per poi morire qualche ora dopo al Sant’Egidio di Roma, dove era arrivato dopo una folle corsa in autostrada.

 

Pino Daniele al Festivalbar (2004) Foto: Giuseppe Cacace/Getty Images Entertainment
Pino Daniele al Festivalbar (2004) Foto: Giuseppe Cacace/Getty Images Entertainment

 

«UN SOCCORSO PIÙ VELOCE AVREBBE POTUTO SALVARLO» – I dettagli sono riportati su Repubblica in un articolo a firma Francesco Salvatore:

I risultati gettano un ulteriore velo di mistero sulla morte prematura del cantautore partenopeo: gli accertamenti del collegio peritale sono ancora in atto e si concluderanno entro fine mese, ma gli inquirenti ipotizzano che un soccorso più veloce avrebbe potuto salvare la vita del cantautore. Il sospetto, quindi, è che se fosse stata fatta una diagnosi tempestiva, e si fosse intervenuti in un centro medico più vicino alla sua villa in Maremma, forse si sarebbe scongiurata la morte. Poco prima di partire in direzione Roma insieme alla sua compagna, Amanda Bonini, in casa Daniele erano stati chiamati i soccorsi: i paramedici dell’ambulanza, però, non visitarono mai l’artista perché l’auto con a bordo il cantante partì prima del loro arrivo.

 

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«HA INSISTITO PER ANDARE A ROMA» – Intanto, prosegue Salvatore, l’inchiesta per omicidio colposo aperta dopo la morte del cantante resta senza indagati:

Nei giorni scorsi il pm Marcello Monteleone ha raccolto la testimonianza della moglie dell’artista napoletano, Fabiola Sciabarrasi. Un colloquio di alcune ore nella quale la donna ha espresso tutte le sue perplessità. Proprio lei, all’indomani della morte del cantante, aveva chiesto ad alta voce di sapere come fossero andate le cose: “Mia figlia di 13 anni, che era lì con lui, mi ha detto che il papà era svenuto. Non era il caso di trascinarlo a Roma” aveva detto ai carabinieri. Amanda Bonini, l’ultima compagna, alla guida dell’auto che portò Daniele al Sant’Eugenio, aveva respinto ogni accusa: “Ha avuto un malore. Ma ha insistito, ha respinto l’ambulanza, voleva andare a Roma”.

(Foto di copertina di Virginia Farneti da archivio LaPresse)