“La finanza deve essere serva della società, e non padrona”
29/11/2011 - I socialisti europei nominano un nuovo presidente con un programma di forti investimenti pubblici al posto dell’austerità Nuovo presidente e nuova piattaforma programmatica per il Partito del Socialismo Europeo. La formazione più importante della sinistra continentale si è trovata in
I socialisti europei nominano un nuovo presidente con un programma di forti investimenti pubblici al posto dell’austerità
Nuovo presidente e nuova piattaforma programmatica per il Partito del Socialismo Europeo. La formazione più importante della sinistra continentale si è trovata in una Convenzione progressista per discutere delle misure da prendere contro la crisi che sta travolgendo l’euro e la costruzione comunitaria. Una crisi che arriva mentre la destra domina i governi nazionali e ha la più ampia maggioranza mai avuta nel Parlamento europeo.
SOCIALISMO IN CRISI – Poul Nyrup Rasmussen ha deciso di abbandonare dopo più di sette anni spesi alla guida del PSE. L’ex primo ministro danese ha preferito lasciare ad un anno dal nuovo Congresso, citando gravi motivi di salute. Rasmussen tornerà nella sua Danimarca, dove si è chiuso dopo 10 anni il lungo ciclo della destra al potere. Se nel suo Paese natale la sinistra è tornata al governo, in Europa la presidenza Rasmussuen ha registrato un lungo periodo di dominio conservatore. In questo momento solo Danimarca e Austria hanno due governi a guida progressista, dato che dopo la caduta dell’esecutivo Pahor la Slovenia dovrebbe ritornare a destra. Nel resto del Vecchio Continente si assiste ad un dominio mai registrato prima delle forze conservatrici, che sono riuscite meglio degli avversari socialisti a sfruttare l’impopolarità dei governi generata dalla crisi, così come mantenere i consensi nei pochi Paesi non in difficoltà economica. Al Parlamento europeo la situazione è simile: nel 2009 i partiti confluiti nel gruppo Socialisti & Democratici hanno registrato il loro peggior risultato in termini di percentuali, sia in termini di voti che in termini di mandati all’interno dell’Assemblea di Strasburgo. La situazione attuale è ancora più drammatica degli anni ’80, e lontanissima dai felici anni novanta, quando tutti i grandi Paesi europei erano governati da forze progressiste. Il lento e progressivo esaurirsi di quel ciclo, contrassegnato dalla cosiddetta Terza Via brevettata da Clinton e poi rimodulata dalle sinistre europee, ha lasciato praticamente afono il PSE nel Consiglio europeo.
SCENARIO IN EVOLUZIONE – La Convenzione progressista convocata a Bruxelles si è occupata del cambio di guardia al vertice del partito, individuando nell’ex premier della Bulgaria Sergei Stanishev il presidente ad interim fino al prossimo congresso. Un nome che certo non entusiasma, alla luce delle enormi difficoltà elettorali attraversate finora dai socialisti europei. E’ altrettanto però realistico immaginare che il quadro così drammatico vissuto dal Pse possa rapidamente mutare: al momento in tutti i principali Paesi europei, Germania, Francia, Gran Bretagna ed Italia, i partiti ad esso affiliati sarebbero probabilmente il perno di futuri governi in caso di nuove elezioni. Se nel nostro Paese la soluzione Monti ha comunque eliminato un governo di marca popolare, in Francia le presidenziali dovrebbe registrare il ritorno dei socialisti al potere dopo un’esclusione dall’Eliseo quasi ventennale. François Hollande è nettamente in testa in tutte le intenzioni di voto, e considerando il periodo in cui il front-runner socialista era DSK, è ormai più di un anno che ogni sondaggio rileva un plebiscito anti Sarkozy. L’opinione pubblica è spesso mutevole, così come l’elettorato, però visto l’avvitamento della crisi pare difficile che l’attuale presidente francese si possa riprendere. Se in Gran Bretagna le elezioni non dovrebbero svolgersi prima del 2015, a meno di una rottura non impossibile tra Libdem e Conservatori, e in questo caso il Labour partirebbe da una posizione di vantaggio piuttosto consistente, in Germania la Spd è piuttosto tonica, e le forze variegate del campo progressista sono nettamente maggioritarie. Nel 2012 i socialisti europei che si troveranno a congresso potrebbero contare su rapporti di forza nettamente migliorati, ma con la prospettiva, non più fantascientifica, di un’Unione europea completamente stravolta, se non cancellata, dalla crisi della valuta unica che ormai sta coinvolgendo il grosso degli Stati dell’area euro.
RISPOSTA ALLA CRISI – La risoluzione promossa dal Consiglio dei socialisti europei e adottata dalla loro Convenzione mette ovviamente al centro dell’azione politica le proposte contro la perdurante crisi economica. La risoluzione rimarca le colpe delle misuri conservatrici, accusate di aver prolungato invece che risolto una fase di difficoltà costata milioni di posti di lavoro e iniziata ormai nell’autunno 2008. La risposta progressista si articola in quattro punti. Il primo è un massiccio programma di spesa pubblica che prenda il posto dell’austerità scelta dalla Merkel e dai conservatori. Investimenti nell’ordine di centinaia di miliardi di euro capaci di colmare con l’intervento pubblico il calo della domanda aggregata registrato negli ultimi anni a livello europeo e globale. Una risposta tipicamente keynesiana, volendo dargli un’etichetta, che certo è opposta a quanto orchestrato in questi ultimi anni sul Vecchio Continente.
Ridurre la spesa pubblica non è un approcio sufficiente per superare la crisi. Al contrario, un programma adeguato di investimenti pubblici e privati nell’ordine di 210 miliardi di euro creerebbe dodici milioni di nuovi posti di lavoro nei prossimi dieci anni, facendo diminuire la disoccupazione al 7,7%. Al contempo i deficit pubblici potrebbero essere ridotti di circa 1,2 punti di Pil tra il 2016 e il 2020. Un simile programma di investimenti su larga scala è necessario per creare nuovi e migliori posti di lavoro e generare crescita sostenibile. Innovazione, una rivitalizzata produzione industriale e il miglioramento nella tutela sanitaria creeranno molti dei posti di lavoro dei quali c’è bisogno in Europa, in particolare per i giovani, le donne e i lavoratori anziani.
Il piano si basa sulla costruzione di una solida rete sociale e riprende il tema della green economy, visto che il fine sarebbe la costruzione di un’economia europea libera dai gas clima alteranti. Obiettivo molto ambizioso, e molto costoso, e i socialisti puntano sulla finanza per trovare i molti soldi necessari a non far esplodere il debito pubblico.
PRIMAVERA DEMOCRATICA PER LA FINANZA– Come già visto per la socialdemocrazia tedesca, il partito più influente a livello europeo sul PSE, anche la risoluzione adottata dalla Convenzione di Bruxelles mira a contrastare la deriva finanziaria dell’economia, trovando nuove entrate fiscali nei ricchi scambi che avvengono nelle Borse europee.
Il Pse ha un piano concreto per finanziare questo programma, basato sull’equità. Una tassa sulla transazioni finanziarie e imposte verdi devono essere parte di un nuovo, equo piano di finanziamento per gli investimenti pubblici. L’evasione fiscale deve essere combattuta, e il nostro sistema fiscale deve diventare più progressivo. I risparmi convogliati nei fondi pensionistici dei lavoratori devono essere protetti contro le nuove perdite sui mercati finanziari. Dovrebbero essere diretti verso il finanziamento di investimenti di lungo periodi che coinvolgano sia il pubblico che il privato. Nella primavera democratica per il settore finanziario è prevista la creazione di un’agenzia di rating indipendente con sede in Europa, e una tassa sulle transazioni finanziarie che non abbia loophole. Bisogna separare le funzioni delle banche, cosi da aumentare la protezione dei risparmi dei cittadini, e vietare strumenti finanziari pericolosi come il naked short selling, le vendite allo scoperto, oppure i Credit Default Swap o simili prodotti derivati. La futura Autorità di Sorveglianza Europea dovrà essere dotata di strumenti adeguati. I mercati finanziari non dovranno più essere i padroni delle nostre società. Sono già passati tre anni dal crack di Lehmann Bros, ma in realtà simili riforme finanziarie sono in ritardo di trent’anni. Bisogna riportate la finanza nel posto dove era: come servitrice dell’economia reale e delle nostre società.
ECONOMIA EUROPEA PIU’ DEMOCRATICA – La critica socialista al dominio finanziario non si esaurisce nel proporre riforme in questo settore, ma propone anche un intervento degli organismi comunitari nella crisi finora negato dal duo Merkel Sarkozy e dalla Bundesbank. I socialisti europei si schierano apertamente per gli eurobond e per un intervento diretto della BCE che possa rendere sostenibile il debito degli Stati membri.
Il primo passo immediato per stabilizzare l’eurozona e rendere sostenibile il debito pubblico è permettere che il fondo EFSF sia direttamente finanziato dalla Banca Centrale Europea. La creazione di un’Agenzia di Stabilità per l’Eurozona con la possibilità di stampare eurobond permetterebbe all’eurozona di gestire insieme parte del debito pubblico, e di finanziare comuni investimenti transfrontalieri che stimolino la crescita e la creazione di posti di lavoro. Simili riforme getterebbero l’intero peso economico dell’eurozona contro gli speculatori. Queste riforme devono essere inquadrate in una più ampia strategia economica e sociale dell’Europa. Per questo bisogna includere misure per rinforzare la mutua sorveglianza e la responsabilità fiscale in modo che non danneggino il modello sociale europeo, senza interferenze sulle politiche salariali nazionali. Al contempo è necessario che ci sia più responsabilità democratica e legittimazione. Il Parlamento Europeo deve avere lo stesso peso del Consiglio, così come non è più accettabile che le decisioni più importanti vengano prese a porte chiuse dai governi dei due Paesi più rilevanti dell’Unione.
PRIMARIE PER L’EUROPA – L’Europa è sempre più protagonista nelle decisioni fondamentali degli Stati Membri, ma la politica rimane ancorata a schemi nazionali dove i governi sono gli attori prevalenti, anche perché unici dotati di legittimazione popolare diretta. Per rendere il più legittimato possibile il futuro presidente della Commissione, i socialisti hanno deciso di presentare un proprio candidato alle prossime elezioni del 2014. Si voterà per il rinnovo del Parlamento europeo, ma visto chela guida della Commissione deve avere la fiducia dell’assemblea di Strasbugo tutti i partiti affiliati al Pse schiereranno un unico candidato per la presidenza. Chi si candiderà per la successione di Barroso dovrà ovviamente essere un esponente di una formazione politica legata al socialismo europeo, e dovrà raccogliere il supporto di almeno il 15% delle organizzazioni che compongono il PSE. La modalità di scelta della candidatura è lasciata libera alle formazioni politiche, e chissà se il PS francese e il Pd italiano adotteranno lo strumento delle primarie già introdotto per gli incarichi più importanti a livello nazionale. Sempre che i democratici italiani entrino nel PSE in modo pieno, visto che al momento fanno parte solo dell’eurogruppo al Parlamento di Strasburgo.














GIORNALETTISMO, siete dei geni a bannare gli IP della gente, volete essere un sito libero…parlate bene e razzolate male. VERGOGNATEVI!
La finanza ! Germania e Francia, rischiano di entrare in terapia Psi. Siete disposti a pagarne gli onorari?
Manifestamente vi è dell’angoscia nell’aria. Il nostro nuovo governo scelto dal presidente Napolitano dovrebbe, non soltanto convenire ai partiti, ma soprattutto al popolo, senza dimenticare la benedizione dei mercati finanziari. Strano mondo, il nostro, dove dobbiamo pur vivere! Dove gli stati possono indebitarsi oltre misura. Ignoro quale potere il governo attuale concederà al compratore del nostro debito e quale agli organismi incaricati del nostro profitto di indebitarsi maggiormente. Infine, adottare delle regole, è bene, ma possiede il nostro governo la volontà di applicarle? Il popolo è pronto a sopportare eventuali sanzioni se le giudica al disopra della tolleranza? Si doveva chiederglielo. Una volta ancora, il popolo sovrano è stato fregato, forse nel modo peggiore da quando esiste la repubblica. Colpa di Berlusconi in parte che appare bolso e rassegnato, dell’opposizione il cui progetto era di farlo,cadere e che ancora ne teme il ritorno e soprattutto dell’assieme delle pessime mentalità che formano il nostro genio! . Salve, popolo eternamente imberbe! Ameglio
IL DEBITO PUBBLICO !Il debito pubblico italiano sta diventando una parata calda. Il nuovo governo non riuscirà che a metterci una pezza. Perché? Lo vediamo e lo udiamo ogni giorno alla RAI, da tutti i canali. Nel timore di essere scoperti, almeno per incuria, molti, servizi della magistratura diventano più solerti. Aumenta il numero dei reati, specialmente in settori una volta non rilevati. Il presidente afferma verità che quindici giorni fa non vedeva. Il governo passato, assillato dall’opposizione che non edeva che progetti di legge a personam, non poteva far faccia ai mutamenti giornalieri che avvenivano nel mondo. nel frattempo, la mentalità pubblica è scesa a uno stadio di volgarità e perversione inaudite. L’Italia è fradicia. Vi sono otto milioni e mezzo di ragazzi in povertà; udito oggi. Le nostre super vedette catodiche svolgono attività per supplire ai poveri di paesi lontani. Si progetta di nazionalizzare chi nasce in Italia, senza badare alla sua natura; Il prossimo anno i nostri poveri saranno qualche migliaio in più. Si fanno progetti per ricuperare oltre venti miliardi di euro. Di accelerare la crescita e le ricchezze, mentre tutto lascia pensare che un dollaro e un euro di debito non genereranno se non euro o un dollaro di altro, debito. Si continua ad affermare che il popolo è cosciente dei sacrifici da affrontare, mentre il popolo non è stato concertato. Lo dicono i politici. L’opposizione gongola di avere scalzato Berlusconi; mentre il suo ex governo, molle e indeciso, si ripone nella speranza di essere ricomposto. E le facce nuove, quelli della contestazione fino all’ultimo, aumentano solo osservandosi nello specchio. Vedo un’Europa con la maschera dell’ossigeno elaborato in GERMANIA. Preferirei una sorsata di Cognac!