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«Ho incontrato Majorana a Roma, era un clochard»

Altra novità sul giallo di Ettore Majorana. Dopo che la Procura di Roma ha dimostrato come il fisico catanese scomparso nel 1938 era vivo nel periodo 1955-1959 e si trovava in Venezuela, ora un testimone oculare racconta di aver incontrato lo scienziato all’inizio degli anni ’80 a Roma: «Majorana era sicuramente vivo nel 1981 ed era a Roma» – riferisce l’uomo, un programmista regista originario della Calabria e trasferitosi a Roma da giovane che però chiede non venga citato il suo nome – «Sono stato tra i collaboratori più vicini di monsignor Luigi Di Liegro fondatore della Caritas romana e con lui lo abbiamo incontrato in tre-quattro occasioni». Secondo questa ricostruzione insomma Majorana era un senzatetto che cercava accoglienza nelle strutture dell’organismo pastorale cattolico.

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IL RACCONTO – Un episodio in particolare permette al testimone di riconoscere in quel clochard Ettore Majorana, cresciuto nel centro di studi atomici di via Panisperna a Roma e sparito nel nulla il 26 marzo 1938. Ecco il racconto:

Un giorno ci incontrammo come sempre al binario 1 della Stazione Termini per fare il solito giro e arrivammo a piazza della Pilotta. Ad un tratto uno di noi disse, non ricordo per quale motivo, che avevamo un problema e io gli risposi con una battuta: “Non sarà mica il teorema di Fermat!“, riferendomi all’enigma del ‘600 che per secoli è stato un rompicapo per i più grandi geni della matematica. A quel punto un senzatetto si girò e mi disse: “Non è un teorema, perché la dimostrazione non l’ha ancora data nessuno. È una congettura”. Gli chiesi cosa ne sapesse del teorema e disse che lui aveva la soluzione. Capii che non era il solito senzatetto

La conferma arrivò poco dopo, quando Di Liegro si incontrò da solo con questo senzatetto amante della scienza: proprio quest’ultimo confermò di essere Majorana. Intuito che gli studi che stava facendo avrebbero portato alla bomba atomica, il fisico ha avuto una crisi di coscienza e voleva essere dimenticato: «Per tanti anni ho provato a tornare sull’argomento ma don Di Liegro non voleva saperne e mi raccomandò di tacere. Mi disse di non dire niente a nessuno almeno per 15 anni dopo la sua morte, avvenuta nel 1997. Ormai il tempo è passato».