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La guida per diventare una perfetta donna dell’ISIS

Una vera e propria guida per la perfetta donna dell’ISIS è emersa in rete a gennaio e ora è stata tradotta e pubblicata. Dovrebbe servire a convincere le donne arabe a trasferirsi nel califfato.

A differenza di quelle dell'Isis, le donne di al Nusra sono impiegate per gli attentati
A differenza di quelle dell’Isis, le donne di al-Nusra sono impiegate per gli attentati

LA GUIDA PER LA BRAVA DONNA DELL’ISIS – Il testo è stato tradotto e pubblicato dal think tank londinese Quilliam ed è una guida alla vita della donna nel califfato. Della donna dello jihadista, perché non si fa menzione di quel che accade a dissidenti o non abbastanza allineate, per non dire delle yazide, delle cristiane o delle sciite. Dal testo s’apprende che «è considerato legittimo» per una bambina sposarsi all’età di 9 anni, anche se le più pure si dovrebbero sposare tra i 16 e i 17.

LA DONNA DEVE STARE IN CASA – Una volta sposate le donne dovranno stare in casa e basta, supportando il marito e il califfato, anche perché la loro istruzione comincia a 7 anni e termina a 15 e prevede soprattutto insegnamenti religiosi. Il suo ruolo è «sedentario», non combatte, non esce di casa, resta lì a supportare il buon jihadista e ad allevare i suoi figli. La guida dice che il modello occidentale della donna che lavora è fallito e che l’idea dell’uguaglianza con gli uomini è una disgrazia, per non dire di boutique e saloni di bellezza, che sono opera del demonio.

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I PAESI DEL GOLFO COME SODOMA E GOMORRA – Notevole è anche il capitolo che descrive l’Arabia Saudita come Sodoma e Gomorra, mentre Raqqa è descritta come un paradiso per i migranti, dove le famiglie vivono senza conoscere fame, freddo o gelate, un posto dove ceceni e kazaki vivono insieme in armonia, niente nazionalismo. Invece in Arabia Saudita, ma anche negli altri stati del Golfo, e donne devono affrontare inciviltà e barbarie, perché possono lavorare insieme agli uomini nei negozi, farsi riprendere il volto per i documenti d’identità o addirittura andare a studiare in Occidente o nella «università della corruzione» a Jeddah. Persino la tv saudita, una delle più conservatrici al mondo, è descritta come un «canale televisivo di prostituzione e corruzione», mentre va da sé che scrittrici e giornaliste siano considerate «donne perdute», traviate da quel regno del peccato e della lussuria che è l’Arabia Saudita. L’unica soluzione per le timorate di Dio è la fuga verso il califfato, dove saranno sposate da un guerrigliero e chiuse in casa al sicuro.

 

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