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Quirinale, così è saltata l’opzione Giuliano Amato

Quirinale, perché l’opzione per Giuliano Amato è alla fine deragliata in favore di Sergio Mattarella? C’è mai stata un’opzione Amato? Materia da retroscena della politica e forse, in futuro, da storici contemporanei. Per ora, ci sono soltanto boatos, voci, ricostruzioni: e un intervento a piena pagina del Dottor Sottile, intervistato da Aldo Cazzullo sul Corriere della Sera, in cui il giudice costituzionale, pur concedendo a Matteo Renzi l’onore delle armi, sembra togliersi qualche sassolino dalle scarpe: “Renzi ha fatto una scelta che stava nel novero delle scelte che posso considerare giuste da parte sua”, dice Amato. “Io sono abituato fin da quando ho la ragione a usarla per capire le ragioni degli altri. Se non sono ragioni io non le giustifico. In questo caso, erano ragioni”.

QUIRINALE, GIULIANO AMATO: “CONTINUO A FARE IL GIUDICE” – “Proprio l’altro ieri ho fatto a Grosseto una lezione sul ‘900 agli studenti di scuola media. Pensi che mia moglie mi ha detto: ‘Giuliano è meglio così, tu sei te stesso nel fare queste cose'”, dice ancora Giuliano Amato a Cazzullo, commentando le parole del discorso di insediamento di Sergio Mattarella. “Renzi ha comunque scelto una persona del centrosinistra”, continua Amato: “Io continuo la mia vita di giudice costituzionale, del resto alla Corte siamo parte attiva dell’Europa che c’è: l’Europa delle Corti ormai legate in un’unica rete, da cui esce una giurisprudenza sempre più armonizzata. E sento con orgoglio tutti i benefici della civiltà che abbiamo costruito”. Insomma, un presidente della Repubblica in pectore che stava probabilmente preparando i bagagli e che è stato fermato sull’uscio all’ultimo momento; ma perché? Si saprà forse negli anni a venire, per ora solo ipotesi e dietro-le-quinte.

LA CENA DI BERLUSCONI, DE GIROLAMO E BOCCIA – Uno dei più completi è riportato da Franco Bechis di Libero. “L’antefatto sarebbe avvenuto a palazzo Grazioli, dove Silvio Berlusconi ha invitato a pranzo a metà gennaio Nunzia De Girolamo (Ncd) e il suo consorte, Francesco Boccia(Pd). Un incontro conviviale all’interno di un rapporto di amicizia mai interrotto, forse anche tappa importante sulla strada di un riavvicinamento politico”, scrive il vicedirettore di Libero. In quella cena l’ex cavaliere avrebbe chiesto garanzie alle frange più ribelli del Partito Democratico sul suo accordo, già mezzo concluso, con Matteo Renzi sul nome del Dottor Sottile; Boccia allora avrebbe chiamato al telefono Massimo d’Alema, girandolo poi a Berlusconi: “Nessuno scherzo, tranquillo. A noi Amato va benissimo, è il candidato ideale”. Molti i testimoni di questa telefonata, la notizia della quale è così giunta all’orecchio di Matteo Renzi, che è andato su tutte le furie. 

 “Tu hai cercato un patto su Amato con la minoranza del mio partito. E l’hai fatto con D’Alema”. Imbarazzato il leader di Forza Italia ha provato a negare: “Ma no… D’Alema lo avrò sentito solo al telefono una volta nelle ultime settimane”. Per Renzi è stata una ammissione vera e propria. Ed è andato all’attacco: “E’ stato un gesto scorretto. La minoranza del mio partito è un problema mio, non tuo. Bene, adesso Amato via dal tavolo, non esiste più”.

A quel punto, la proposta “prendere o lasciare”: Sergio Mattarella al quirinale.