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Roma, corruzione e tangenti: «La squaletta ha fame»

Roma, corruzioni e tangenti: l’operazione Vitruvio è stata innescata dalla registrazione di un episodio di mazzette registrata sul telefonino del geometra Andrea Borsci, fino al 2011 libero professionista, che si è recato alla polizia municipale per denunciare quello che i pubblici ministeri che seguono il filone della corruzione municipale definiscono come un “vero e proprio mercimonio della funzione pubblica”.

ROMA, «LA SQUALETTA HA FAME» – Tangenti per ottenere le autorizzazioni per i lavori, tangenti per sbloccare eventuali inciampi, mazzette per evitare le ispezioni: tutto era acquistabile, c’era un vero e proprio tariffario, e i personaggi di questa storia sono funzionari che per gli imprenditori erano “lo squalo”, “il piranha”,”la squaletta”. Proprio lei, Rita del Brocco, ispettrice del servizio di Sicurezza e Prevenzione del lavoro per la Asl Roma E, viene definita dagli imprenditori intercettati come “malata di soldi”. “Ho consegnato alla del Brocco denaro in contanti, nel bagno”, dice un intercettato: “Le ho detto di smetterla di ricattarci, mi ha risposto che la colpa era nostra che li avevamo abituati a dare i soldi”. “Ho fame”, diceva agli imprenditori, che capivano: vuole altri soldi. “Io le alzo proprio le mani, me ne frego se è donna. Mi denuncia? Poi la denuncio io”, si sbottona un imprenditore; un altro riesce ad evitare il pagamento della mazzetta offrendo in cambio altri imprenditori, altri cantieri: “Mandami pure gli altri cantieri che iniziate, fatemelo sapé prima che li voglio seguì io”.

 

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ROMA, LA PROVA NEL TELEFONINO – Nel febbraio del 2013 il geometra Borsci, personaggio ambiguo, si rivolge alla municipale e fa saltare il coperchio delle corruttele. “Sono in possesso conversazioni in viva voce registrate con il mio cellulare”, aveva detto alle forze dell’ordine, che però annotano: il suo atteggiamento “risulta ambiguo”. Le prove vengono comunque acquisite e l’indagine inizia, anche perché Borsci racconta di essere “stato avvicinato e intimidito da alcuni tecnici dell’Ispettorato”. Quando ad essere coinvolto è l’imprenditore Roberto Biagini, salta fuori che il Borschi aveva lavorato in precedenza “alle dipendenze” del costruttore e si era occupato di “consegnare alcune tangenti” proprio per conto del Biagini: “Bisogna bussare coi piedi”, avrebbe detto Borsci a Biagini. Tuttavia, secondo il Gip, il coinvolgimento del teste-chiave, il geometra, nelle vicende illecite “rimane sostanzialmente neutro” e dunque non intaccante la validità del materiale probatorio da lui fornito, perché non sembra che il Borsci abbia tratto “nulla di vantaggioso” dalla vicenda. L‘inchiesta continua.