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Il fisco prova a tassare la prostituzione e perde

Ce lo chiede l’Europa di tassare i redditi da prostituzione, ma i tentativi dell’Agenzia delle Entrate sono frustrati dalla mancanza di una legge che regolarizzi l’attività.

Offerte speciali da un locale tedesco
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HANNO PROVATO A TASSARE UNA PROSTITUTA – M. V è una prostituta cuneese di 37 anni che si è vista recapitare una cartella da 70.000 euro per non aver pagato le tasse dal 2009 in poi. L’accertamento, altamente deduttivo, è partito una volta che i carabinieri hanno controllato che la donna esercitasse la prostituzione, operazione abbastanza agevole eseguita seguendo gli annunci pubblicati dalla donna e infine chiedendole se fosse quello il suo lavoro: «Un giorno hanno suonato alla porta di casa. Erano i carabinieri. Mi hanno detto che avevano letto il mio annuncio su un giornale. Non capivo che cosa volessero». I dubbi si dissolvono in un amen. «Mi hanno chiesto se davvero sono una escort. Che domande, certo che sì, non vedo perché dovrei nascondermi».

QUANTO GUADAGNA UNA PROSTITUTA – Molto più difficile invece determinare quando la signora abbia guadagnato, scartata l’ipotesi di mettere qualcuno a contare e interrogare i clienti della signora, l’Agenzia delle Entrate ha quindi calcolato una tariffa media di 70 euro e un paio di clienti al giorno per 25 giorni lavorativi, tolte le ferie la stima si è assestata intorno ai 3.500 euro al mese e a poco meno di 40 mila all’anno. Un metodo che offre il fianco a molte critiche, ma non è per questo che è andata male all’agenzia.

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PERCHÉ NON SI PUÒ – La donna però ha fatto ricorso alla commissione tributaria provinciale e l’ha vinto in scioltezza, perché secondo i giudici l’accertamento era scorretto e quindi doveva essere annullato. Per essere obbligata a versare le imposte, M. V. dovrebbe avere almeno una partita Iva, ma le camere di Commercio non aprono posizioni per l’esercizio della prostituzione.  Come ha spiegato Riba, il tributarista ingaggiato dalla signora: «Finché la prostituzione non è un’attività regolamentata non è possibile chiedere il pagamento delle tasse». L’indirizzo europeo è costruito sull’esempio della legislazione tedesca, che regolamenta la prostituzione, ma da noi l’attività permane in un limbo giuridico che rende legalmente impossibile pensare di tassarla.