Sei celtico, Sei Nazioni
05/02/2009 - ALL’ULTIMO CI SIAMO NOI – Dulcis in fundo, l’Italia e’ quest’anno alla sua decima partecipazione al torneo, divenuto delle Sei Nazioni in seguito alla nostra ammissione nel 2000. Nel rugby non esistono scorciatoie al duro e paziente lavoro o “mano
ALL’ULTIMO CI SIAMO NOI – Dulcis in fundo, l’Italia e’ quest’anno alla sua decima partecipazione al torneo, divenuto delle Sei Nazioni in seguito alla nostra ammissione nel 2000. Nel rugby non esistono scorciatoie al duro e paziente lavoro o “mano de Dios”: ad esempio la Francia impiego’ 24 anni per vincere il suo primo 5Nazioni e l’Irlanda non rivince il torneo dallo stesso numero di anni. Realisticamente l’obiettivo degli Azzurri e’ vincere almeno due partite come nell’anno di grazia 2007 che tanto ci illuse in previsione dei mondiali (prima vittoria esterna al Murrayfield e Galles battuto al Flaminio). Questa edizione presenta per noi trapartite su cinque in casa ma una partenza in salita, a Twickenham contro gli inglesi nostra bestia nera (unica nazionale europea mai battuta). Inoltre arriva dopo test match novembrini francamente deludenti e destabilizzanti. Aldila’ delle sconfitte tali test hanno rivelato alcuni aspetti positivi – Masi solido estremo, Mirko Bergamasco finalmente maturato – ma tanti elementi critici. Ad esempio la nostra mischia non e’ piu’ quel fortino inespugnabile che era solo un anno fa, forse anche a causa delle modifiche alle regole (le cosiddette Elv) introdotte quest’anno. I test hanno anche confermato i dubbi di coach Nick Mallett sulla relativa fragilita’ della apertura Marcato e i problemi seri nel delicato ruolo della cerniera mediana tra avanti e trequarti, tra difesa e attacco. Tanto che il creativo coach anglo-sudafricano ventila un altro esperimento dopo quello poco produttivo dell’anno scorso, quando schiero’ per tutto il torneo un centro all’apertura (come dire Gattuso al posto di Pirlo). Stavolta Mauro Bergamasco, solido terza linea (un terzino) potrebbe essere schierato mediano in assenza dei titolari, a introdurre le palle in mischia e annusare il deretano degli avanti in ruck …
LA LEGA CELTICA – C’e’ un altro “rododentro”, un altro fattore di incertezza che potrebbe pesare sulle prestazioni italiane nel torneo di quest’anno: con una mossa improvvisa la Federazione Italiana Rugby ha deciso lo scorso dicembre di dare una accelerazione bruciante (speriamo non carbonizzante) alla crescita del movimento
rugbistico italiano, chiedendo di inserire un paio di non ancora specificate “franchigie italiane” alla Lega Celtica sponsorizzata Magners, il campionato tra quattro selezioni regionali gallesi, quattro irlandesi e due scozzesi. L‘okkei in linea di principio ( e previo pagamento del conquibus) da parte dei celti non s’e’ fatto attendere. A parte i leghisti ma soprattutto gli antesignani indipendentisti “calderoleggiatori” del ritorno dell’Italia Transpadana (ma non solo) nella amata Keltia, tutto l’ambiente e’ in subbuglio, diviso tra fautori e scettici. In ogni caso il trambusto non aiuta la serenita’ e la concentrazione. Chi sono e dove giocheranno ‘ste franchigie, chi paghera’ i costi, chi preleva giocatori a chi, cosa ne sara’ degli impegni contratttuali dei club con giocatori e sponsor e tutto il resto? Tant’e', le decisioni finali arriveranno proprio nel corso del Torneo; in un anno del genere una buona partenza potra’ settare il tono dell’intero evento. E allora Forza Italia J a Twickenham non abbiamo nulla da perdere!












