L’inizio dell’anno non segna ancora la morte del settore auto italiano. Ma quello che accadrà sarà davvero salvifico? E per chi?
Ci sono diversi modi di leggere i dati di vendita delle auto a Gennaio. Se da una parte il dato nudo e crudo, -32%, parla di una crisi pesantissima, come non si vedeva da 25 anni, questo dato non si discosta dal decremento di novembre e sicuramente ha risentito fortemente del comportamento ondivago del governo che prima ha negato il
ricorso agli incentivi, poi li ha promessi e poi, attraverso le forbite parole di Calderoli (che non vuole aiutare la FIAT forse perché i soldi sono finiti a forza di aiutare l’Alitalia) li ha negati. Infine il presidente operaio ha rassicurato i suoi colleghi promettendo in pochi giorni il pacchetto di interventi.
LA SITUAZIONE - Eppure nonostante l’attesa degli incentivi abbia frenato molti acquisti (dando vita al più classico dei fenomeni di deflazione) non si è arrivati né al 40% previsto da FIAT né il paventato 60% con cui Marchionne si è presentato con il cappello in mano alla corte del governo. In questo contesto poi i giornali evidenziano erroneamente come il gruppo FIAT abbia perso “solo” il 31% guadagnando qualcosa in termini di quota di mercato, e un mercato di grande riferimento per il gruppo, la Francia, ha continuato a tenere con una perdita del solo 7% (contro un altro 40% in meno della disastrosa Spagna). Da una lettura più attenta però si vede che il gruppo FIAT ha beneficiato nel suo dato dell’Alfa che ha guadagnato il 20% rispetto al gennaio 2008 (quando le vendite furono bloccate poiché cominciò un periodo di chiusura delle fabbriche per ristrutturazione e formazione, operazione che forse non ha dato i risultati sperati). Senza questo dato le perdite sono in linea o addirittura maggiori del valore complessivo del mercato. Inoltre anche a Gennaio a tenere le vendite hanno contribuito le vetture a noleggio e delle società che hanno raggiunto il 27% del totale.
IL FUTURO NON E’ ROSEO - Le auto ai privati invece hanno avuto un calo di quasi il 37% (interessante notare come, a dispetto di quanto si potrebbe pensare, il calo è pressoché identico a Nord, Centro e Sud) mentre incoraggiante è che il numero di auto “ibride” è ancora cresciuto fino ad arrivare alla cifra record del 10% (segno che il risparmio sul carburante e la impronta ecologista sta prendendo piede nei clienti italiani). A fronte di questa situazione le ipotesi dell’intervento governativo parlano di un incentivo alla rottamazione di 1500€ a cui le case aggiungerebbero una uguale cifra. Tale incentivo dovrebbe essere necessario per recuperare 300.000 unità e quindi chiudere il 2009 almeno al pari del 2008. Vi è però un altro dato che il governo italiano dovrebbe considerare: le vendite dell’unico costruttore italiano, il gruppo FIAT, dipendono sempre più pesantemente dal duo Panda-500 che da sole rappresentano il 40% delle vendite. Ebbene, queste auto non sono prodotte in Italia e quindi un qualsiasi incentivo di vendita, nella struttura del mercato attuale, che si sta spostando dalle utilitarie (come la Punto) alle
piccole e alle economiche (che saranno prodotte sempre di più all’estero), ricadrà nelle casse della FIAT (e degli altri costruttori) ma, poiché non frena l’emorragia dei modelli prodotti in Italia, non avrà un grande impatto sull’occupazione e sull’indotto italiani tanto citati nella richiesta degli incentivi.
COSA SI DOVREBBE FARE – Meglio sarebbe un intervento atto a rendere più appetibili le condizioni perché la produzione effettivamente resti in Italia (gli interventi in tal senso nel passato hanno prodotto a volte degli ottimi risultati come a Melfi), oppure che migliori strutturalmente la situazione dei trasporti (come indicato da Aldo Ferrara). Ma questi interventi, in un panorama di concorrenza europea, sono ben più complessi da ideare e mettere in pratica e quindi non alla portata di esecutivo che dedica non più di 9 minuti alla approvazione di ogni disegno di legge.



