Gli operai picchiati e costretti a lavorare

18/11/2011 - In Cina la manodopera delle scarpe prova a scioperare. E i risultati… E’ sempre molto difficile avere notizie complete su ciò che succede in Cina. E’ il Financial Times, citando giornali locali della provincia di Guangzhou, a raccontarci la repressione

     
 

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In Cina la manodopera delle scarpe prova a scioperare. E i risultati…

E’ sempre molto difficile avere notizie complete su ciò che succede in Cina. E’ il Financial Times, citando giornali locali della provincia di Guangzhou, a raccontarci la repressione dello sciopero dei lavoratori delle scarpe: sarebbero in “migliaia” ad essere tornati a lavorare, non rinunciando a parlar chiaro rispetto alle “violenze e alle brutalità della polizia” che avrebbe represso la loro manifestazione.

PROTESTE – La rivendicazione appare essere salariale: i lavoratori protestavano per il licenziamento “di alcuni quadri” – 18, nelle ultime settimane – e per la soppressione degli straordinari “che ha avuto l’effetto di abbassare” la quantità di soldi che i lavoratori portavano a casa. Una situazione, racconta FT, analoga a moltissime fabbriche nel sud della cina che sono in sofferenza per l’aumento del costo del lavoro e il parallelo calo degli ordini dall’Europa in crisi. Sarebbero stati in 2000 gli scioperanti della Pou Chen, fabbrica nella città di Dongguan che lavora a costi competitivi “per Nike ed Adidas”, scrive il Financial Times. Le forze dell’ordine non sarebbero andate per il sottile: “Circa 19 lavoratori sono stati arrestati dalla polizia e più tardi rilasciati, secondo notizie disponibili online. Alcune fotografie disponibili mostrano le violenze che i lavoratori hanno subito durante le proteste”. La scena che si può raccontare è evocativa.

E REPRESSIONE – Un piccolo chiede al papà, operaio partecipante allo sciopero: “Perchè dopo essere stato picchiato non hai chiamato la polizia”? Perchè è stata la polizia a picchiarlo, risponde il padre. La protesta alla Pou Chen è soltanto una delle proteste che la Cina sta osservando in questi giorni, soprattutto nel produttivo sud, appunto nello Guangzhou. Il China Labour Bulletin, citato dal Financial Times, parla di 7000 lavoratori in mobilitazione solo nel centro industriale di Dongguan: e il rischio, commenta un esperto, è che questo tipo di proteste non facciano che aumentare. In effetti i vertici della Pou Chen hanno fatto sapere che la vera ragione per i licenziamenti dei quadri sarebbe la volontà di dislocare la produzione nello Jiangxi, più a nord, perché il costo del lavoro nell’area si è fatto insopportabile. Uno dei quadri licenziati ha commentato definendo la società “irresponsabile” per aver messo alla porta chi ha sempre dato la propria fedeltà all’azienda.

     
 

3 Commenti

  1. lucian scrive:

    Ecco come vogliono ridurre anche noi

    • Iulius scrive:

      … no stai tranquillo … noi rimarremo senza lavoro direttamente perchè sposteranno la manodopera tutta in Cina visto che è sottopagata e sottomessa …
      L’assonanza con loro è la repressione delle forze del DISordine appena uno prova a protestare …
      Non siamo in un regime … ma poco ci manca …

      • cappuccettorosso scrive:

        siamo in un regime…anche se fingono di chiamarla democrazia….e fingono di farci eleggere i ns rappresentanti al governo con il ns. voto….se osservi quelli che governano il paese sono gli stessi di 60 anni fa e se lo passano tra amici e amici degli amici, figli, mogli, nuore e parenti…..e sono sempre di più, perchè le uniche famiglie che possono permettersi di aumentare sono solo le loro, che tanto le manteniamo noi.

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