Piccolo compendio delle classificazioni europee in campo economico: come è la situazione attuale, come potrebbe diventare. Sullo sfondo della più grande crisi degli ultimi tempi
Ogni tanto nasce qualche sigla per identificare un gruppetto di Paesi che abbiano una qualche caratteristica in comune. Ad esempio si può ricordare Benelux, acronimo di Belgio Olanda e Lussemburgo, Paesi
particolarmente integrati e primo seme dell’Unione Europea. Si può ricordare poi BRIC (in inglese suona come “brick“, cioè “mattone“) dalle iniziali di Brasile Russia India e Cina, gli emergenti più avanzati e possibili (insomma…) nuove locomotive dell’economia mondiale. Recentemente si è parlato di PIGS (in inglese “maiali“), dalle iniziali di Portogallo Italia Grecia e Spagna, Paesi europei non a caso di area mediterranea e dall’economia particolarmente fragile, considerati i più inaffidabili in termini di debito sovrano. Qualcuno ha suggerito implicitamente “III“, le “Tre I“, Italia Islanda e Irlanda, come gruppetto di Paesi deboli che si contendono il primato dell’inaffidabilità finanziaria governativa e quindi la paternità della “I” di PIGS.
COSE DA FARE - In realtà si potrebbe anche pensare alle “Quattro I“, includendo l’Inghilterra (sineddoche per il Regno Unito). L’idea è carina e in certo senso fondata, ma in realtà fa riferimento al gioco di dichiarazioni “credit watch” e giudizi forniti dalle Agenzie di Rating, enti molto discussi (soprattutto le tre maggiori S&P’s Moody’s e Fitch) per la loro spiccata capacità di gridare “al lupo!” quando le pecore non solo sono state già scannate, ma ormai puzzano; diciamo che esistono riferimenti più affidabili per classificare uno Stato. Un’ idea viene dalla teoria economica, o almeno da quella che piace a me: se la fragilità attuale deriva da una politica monetaria troppo lasca (tassi troppo bassi, in specie rispetto alla crescita del PIL) che incentivando i consumi ha reso i risparmi insufficienti per il sostegno dei maggiori investimenti, potremmo pensare a un qualche fattore che accomuni i PIGS e forse le “Tre/Quattro I“, e che possa aiutare a individuare e forse spiegare le candidature ad un prossimo fallimento tecnico.



finalmente un po’ di ottimismo!
“non si può cadere dal pavimento“
Vero, eppure i bambini lo fanno
A parte le battute (e i complimenti, è sempre un piacere leggerti ^_^) In molti sottolineano i rischi di una ripresa dei tassi (che potrebbe non essere molto lontana) e anche la necessità dell’Italia di spostare il debito dai Btp (meno appetibili) ai BOT ( che “tirano”, ma sono più volatili e appunto fanno temere se i tassi dovessero ripartire).
Anche per questo, come dicono alcuni, Tremonti è tanto prudente. Peccato che, a furia di aspettare, il rischio è che il rapporto defict pil salti comunque e a quale punto avermo doppi guai.
Un sorriso lettore
C.
Cari Amici, con tutto il rispetto, le considerazioni finanziarie sull’affidabilità di questo e di quello dopo la raffica di scandali economici che abbiamo sopportato negli ultimi anni – non ne faccio la lista perchè troppo lunga, nota e noiosa – lasciano il tempo che trovano. Il nostro è un Paese che sembra alla deriva ma che, al contrario, ha ben precisa la rotta del profitto, della famiglia, del l’epicureismo ( nella peggiore accezione). Perchè preoccuparsi? Lehman brothers erano gli investimenti più sicuri di tutti… Va bene così. C’è forse da meravigliarsi che le banche svolgano il loro mestiere come lo svolgono? E’ da stupirsi che un passero o una montagna facciano il passero o la montagna? Se penso alla spocchia con cui Britannici e Tedeschi e Statunitensi guardavano l’Italia, quando ci burlavano sull’IRI e si atteggiavano ai Soloni del libero mercato! Ognuno pensi ai casi suoi, che è meglio!
Ciao a tutti!
Carlo è sempre gentilissimo.
Il rischio sui tassi c’è per forza quando si parla di massicce emissioni (per questo io ho già detto che credo verranno messi in campo i soldini parcheggiati presso la BCE dalle banche private).
La necessità di passare dai BOT ai BTP per me è una mezza bufala; intanto si sta passando dai CCT ai BTP perché più gestibili e a tasso fisso; usare BOT invece di BTP farebbe pensare a necessità di finanziamento contingente (questa sarebbe la metà “corretta”), ma allora non ci dovrebbe essere uno switch del debito bensì semplicmente solo nuove emissioni in BOT; switchare anche i BTP già emessi per me tradisce la paura di tassi a lunga in crescita (causa attese di inflazione ad esempio, oltre che rischio paese) oppure la volontà di sfruttare l’allentamento monetario più forte nella parte breve della curva (e qui si nasconde la metà bufala nascosta nell’idea di “opportunità”, perché espone al rischio rinnovo in tempi brevi).
Un sorriso di ringraziamento
Stiamo messi molto male…è solo che chi dovrebbe capirlo pensa ad altro..
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