Le previsioni future non lasciano “scampo”: Trichet dovrà ancora tagliare i tassi. Ecco perché.
“Parco buoi”, la rubrica economica questa settimana eccezionalmente scritta da Leonardo Daverio Patrizi
Il Refi, tasso di riferimento della BCE, è al 2%, quel livello che fino a pochi giorni fa era considerato il minimo assoluto per la politica monetaria europea. Il 29/01 u.s. Trichet ha indicato che questo limite non è più inviolabile, e quindi che nei prossimi mesi il Refi potrebbe venir ancora ridotto. Centro, questo non significa che verrà abbassato a
febbraio, però…La situazione europea non era definita critica quanto quella statunitense. Ma a sentire le ultime stime di crescita non c’è da star allegri. La prospettiva di un 2009 in profondo rosso ci può solo far pensare che la situazione USA sia ancora più catastrofica di quanto si lasci intender (in effetti aiuti di Stato per oltre 800 miliardi di dollari, non lontano da quei 1000 miliardi di dollari di valore stimato per il solo comparto dei mutui subprime, sono emblematici della fossa scavata nella ricchezza delle nazioni). Se il barometro passa dall’appena critico al drammatico, anche i vecchi propositi di “morigeratezza” della BCE sono destinati a venir cestinati.
COSA SUCCEDE - In effetti Trichet sta lasciando intendere che è comunque tutto in discussione, che entità tempistica e modalità degli interventi dipenderanno praticamente dall’evoluzione della congiuntura. L’impostazione appare alquanto “passiva” o “dietro al curva”, ed è la dimostrazione migliore del fatto che l’economia è una tigre che si vuol domare a mani nude. Se siamo ormai solo a mettere le toppe, perché con tassi “ancora” al 2% la BCE sta insinuando l’idea di una prossima politica monetaria “poco ortodossa” che fa tanto pensare al quantitative easing di marca bernankiana? In fondo Ben ha aspettato di avere il tasso di intervento sui Fed Funds all’1% e di tirarlo giù praticamente a zero prima di farsi alfiere di questo estremismo monetario. Trichet è furbo, finora ha dimostrato di saper leggere le dinamiche dei prezzi, ed è stato coerente nel mantenere il Refi reale (al netto dell’inflazione) appena positivo. Mi pare chiaro che non vuole, almeno per ora, una spinta inflativa definitiva fatta di tassi reali negativi. Questo gli consentirà una carta in più per rinforzare, se necessario, le possibili nuove politiche “non ortodosse” allo studio, qualunque queste siano, e un piccolo vantaggio nel gestire un eventuale ritorno di fiamma dell’inflazione: se potrà esser emessa in piedi una manovra “nuova” con un certo grado di incertezza e variabilità dei
risultati, aver sempre modo di calibrare gli effetti utilizzando il meglio conosciuto strumento dei tassi è una mossa intelligente.
COSA ACCADRA’ - In effetti “il tasso stringe”. Se come mostrato al tempo il balzello del Refi dal 4% al 4,25% è servito giusto per salvare il Refi reale dal picco inflativo, le ultime stime di un’inflazione europea verso l’1,3% lasciano spazio per un altro taglio, anche a febbraio, di 50 punti base. Se poi è vero che l’inflazione “core” sarà sostanzialmente stabile attorno ad un 1,2% per tutto il 2009 (livello a cui pare essersi già da qualche mese stabilizzata la Germania), è chiaro che all’1,5% il Refi dovrà finire la sua corsa; quindi Trichet dovrebbe avere a disposizione una sola manovra di taglio del Refi (a meno che non pensi di fare ridicoli e impresentabili taglietti da 10 o 20 punti base), quindi al massimo due mesi scarsi, prima di dover ricorrere a qualcosa di “nuovo“. Nel frattempo il Refi avrà trascinato il tasso sui depositi presso la BCE allo 0,50%, livello che dovrebbe costringere le banche a impiegare attivamente la propria liquidità, e ne servirà molta per coprire tutte le emissioni pubbliche del 2009.



