“Sto morendo, sposa mio marito e cresci i miei figli”

15/11/2011 - L’ultimo desiderio di una malata terminale per la sorella Jackie DeVita stava per morire: cancro, allo stato terminale. Ha chiamato sua sorella, Colleen, e le ha regalato il suo anello di matrimonio che la univa a Richard, suo marito; poi,

     
 

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L’ultimo desiderio di una malata terminale per la sorella

Jackie DeVita stava per morire: cancro, allo stato terminale. Ha chiamato sua sorella, Colleen, e le ha regalato il suo anello di matrimonio che la univa a Richard, suo marito; poi, le ha chiesto l’impegno più grande della sua vita. Ovvero, di sposare Richard e di badare per il resto della sua vita ai loro due figli. Tre mesi dopo la morte di Jackie la sua “gemella irlandese” Colleen – termine utilizzato per definire due sorelle nate nello stesso anno solare: e Jackie e Colleen sono nate a “cinquanta settimane di distanza” – è diventata la signora DeVita.

DUE SORELLE – Due sorelle molto diverse, sebbene quasi uguali per aspetto: Jackie una donna molto decisa, “che sapeva sempre quel che voleva”, a cui piacevano i vestiti e la vita; la sorella più piccola invece era un “maschiaccio” a cui piacevano gli sport. Ma “entrambe amavano ballare e cucinare”. Entrambe cresciute a New York, Colleen si era però poi trasferita in Florida dove era diventata assistente odontoiatra. La sorella l’aveva raggiunta poco tempo dopo ed entrambe avevano iniziato a lavorare nello studio del dottor Richard DeVita:Jackie e il dottore si sposarono poco tempo dopo e acquistarono una gigantesca proprietà rurale vicino a Venice, sempre in Florida: “In questa casa tutto parla di Jackie”, dice la sorella, ora signora DeVita, zia e ora madre dei bambini della coppia. Colleen non è mai stata un’intrusa in casa DeVita: “Stavamo sempre insieme, io, Jackie e Richard. Amavo mia sorella”, dice ora la nuova madre dei bambini: e in effetti l’anello, che Jackie ha dato alla sorella, non era proprio un simbolo della coppia: “Rappresenta noi tre”.

IL PIANO DI DIO – E forse anche i tre figli , Richie, Mikey and Gabby – il fratello di mezzo, Mikey affetto dalla Sindrome di Down; figli a cui probabilmente ora manca la mamma; e che forse ricordano quel giorno in cui la madre è stata contattata telefonicamente dal medico che gli ha spiegato la ragione dei suoi mal di testa: “Hai un tumore delle dimensioni di un’arancia nel retro della scatola cranica”. Jackie ha combattuto, è stata sottoposta ad una massiccia operazione di lobotomia – “che le ha portato via molta della personalità”, racconta la MSNBC – ma non ce l’ha fatta. E a raccogliere il testimone c’era la sorella: “Tutti ci chiedevamo perché Colleen non avesse trovato qualcuno da sposare”, racconta oggi Richard. “Forse”, che andasse così, “era il piano di Dio”.

     
 

9 Commenti

  1. Kate scrive:

    Il problema è la traduzione letterale degli articoli di stampa estera: vanno adattati, rielaborati, mica tradotti papale papale!

  2. *Giulia* scrive:

    “Tutti ci chiedevamo perché Colleen non avesse trovato qualcuno da sposare”, racconta oggi Richard. “Forse”, che andasse così, “era il piano di Dio”.

    Il piano di questo dio era far morire una donna di cancro al cervello previa lobotomia lasciando tre bambini orfani, e mantenere la sorella nubile in modo che poi sposasse il vedovo?
    Questi bigotti fuori di testa non si rendono conto di essere i primi ad insultare il loro amico immaginario riducendolo ad uno psicopatico che gioca alle telenovele.

    Si evince abbastanza chiaramente dall’articolo come mai la sorella era rimasta nubile.
    Motivi molto terreni, altro che piani di esseri sovrannaturali di fantasia.

  3. rtyup scrive:

    bel colpo dare la colpa alle superstizioni…
    la gente muori di fame, ma non è colpa nostra…
    ogni anno aumentano i tumori, ma non è colpa nostra…
    ecc…
    questi qua dicono che è il piano di qualche divinità si credono pure superiori, perchè diventano martiri, si illudono di essere i prescelti per il sacrificio atto a dimostrare che le loro stupide convinzioni siano vere: sono convinti di morire per scelte arbitrali e non per causa dell’habitat che li circonda…

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