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Pensione, le donne potranno andarci a 57 anni

Pensioni, le donne potranno ancora andarci fino a 57 anni se sussistono i presupposti per l’applicazione della cosiddetta “opzione donna” prevista nel 2004 dal governo di Silvio Berlusconi e diventata una strada molto appetibile sopratutto dopo l’approvazione della riforma Fornero, ma che era praticabile soltanto fino alla fine di novembre 2014; una nuova circolare dell’Inps dovrebbe però riaprire i termini per l’utilizzabilità di una tale opzione.

PENSIONI, L’OPZIONE DONNA – Scrive il Corriere della Sera che le lavoratrici con 35 anni di versamenti potevano ritirarsi a 57 anni di anzianità contributiva con la pensione calcolata interamente con il sistema contributivo, anziché con il retributivo – in questo modo la pensione viene decurtata anche del 15-20%, ma spesso scegliere questa strada risultava essere “l’unico modo per non finire esodati” e quindi, sopratutto dopo l’approvazione della riforma Fornero, negli ultimi due anni – 2013 e 2014 – sono state oltre 8mila le donne che hanno chiesto l’accesso alla via proposta in via “sperimentale” lo scorso 2004. Visto il numero di adesioni, la possibilità di accedere a questa strada dovrebbe essere ripristinata con una circolare nei prossimi giorni.

IL SISTEMA NON FUNZIONA – Sul Corriere della Sera Economia un editoriale di Mauro Mare’ afferma che, però, lo stato italiano dovrebbe al più presto fare chiarezza sul proprio sistema pensionistico che, per molti versi, è mal strutturato ed è sulla strada del collasso. “La riforma Fornero del 2012 ha reso il nostro sistema pensionistico totalmente contributivo e ha imposto un forte aumento dell’età pensionabile”, scrive Mare’, un progetto congruente con l’intenzione di alleggerire il carico pensionistico gravante sul pubblico: tale riduzione sarebbe stata “compensata dallo sviluppo dei fondi pensione, che avrebbero ripristinato un grado di copertura accettabile”. Ma “questo progetto presuppone carriere regolari e stabili che ormai non esistono” e anche i sistemi di incentivi dimostrano che il pilastro previdenziale integrativo è facilmente utilizzabile e appetibile solo “dai lavoratori più forti, con età avanzate e con redditi più elevati”. Per non parlare dei giovani: “Molti precari non avranno né il lavoro né il reddito per aderire alla previdenza complementare”. Il sistema andrebbe dunque completamente riformato, prendendo a modello i sistemi del “Regno Unito e dell’Australia”, che hanno “un pilastro di base” finanziato dalla fiscalità generale, ” a cui associare un secondo pilastro contributivo e un terzo a capitalizzazione”.