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Pantani, i due infermieri: «Nessuna palla di cocaina accanto al corpo»

Un’altra svolta nell’inchesta sulla morte di Marco Pantani, forse quella decisiva. L’instancabile lavoro dell’avvocato della famiglia del Pirata, Antonio De Rensis, ha portato ai due infermieri che la sera del 14 febbraio 2004 per primi videro riverso sul pavimento della camera D5 del residence Le Rose di Rimini il cadavere. Non sono mai stati sentiti dalla Procura, eppure la loro testimonianza potrebbe risultare decisiva: secondo gli inquirenti e i periti che lavorarono sulla prima inchiesta Pantani si suicidò mangiando volontariamente oltre 20 grammi di cocaina. I due infermieri invece smentiscono categoricamente di aver trovato la palla di coca, mista a mollica di pane, accanto al corpo del ciclista steso a terra. Lo riferisce nell’edizione odierna Francesco Ceniti sulla Gazzetta dello Sport

Marco Merlini/LaPresse
Marco Merlini/LaPresse

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LA TESTIMONIANZA – «Non c’era nessuna pallina bianca accanto al cadavere del ciclista. Siamo strasicuri anche perché abbiamo il dovere professionale di segnalare alle autorità qualunque possibile elemento, specie se è una sostanza stupefacente, presente sulla scena. Non c’era nulla e nulla è stato segnalato» riferiscono i due operatori del 118, dando così legittimità all’ipotesi dell’alterazione della scena del crimine e dell’ingestione forzata della droga, magari sciolta nell’acqua come sostenuto dal professor Avato, perito della famiglia Pantani. È l’ennesimo tassello che smonta la vecchia inchiesta, l’ennesima stranezza, e pare non sia finita qui. La Gazzetta scrive infatti che

I due testimoni hanno anche raccontato di “non aver mai defibrillato Pantani e di aver leggermente scostato il corpo al massimo di 20 gradi per mettergli degli elettrodi e capire se c’era attività. La macchina, se non riscontra nessun segnale, non permette la defibrillazione”. Anche queste informazioni vanno in contraddizione con quanto affermato dai vecchi inquirenti: nel video girato nella stanza si sente chiaramente affermare dai poliziotti “il 118 ha cercato di rianimare Pantani, defibrillandolo”. Versione ribadita più volte e passata come verità. Così come si era attribuita agli infermieri la responsabilità di aver spostato il cadavere. […] Avato nella perizia parla di un chiaro trascinamento del cadavere […]. Qualcuno aveva tentato di spiegarlo proprio con l’attività degli infermieri […]. Ora crolla anche questa spiegazione.