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Strage di Nassirya, 11 anni fa

L’impegno militare in zone martoriate da guerra e terrorismo comporta un elevato rischio di perdita di vite umane. Ce lo ricorda la strage di Nassirya in cui persero la vita 28 persone, 19 italiani e 9 iracheni, che rappresenta una delle pagine più tristi della nostra storia recente e della quale oggi ricorre l’undicesimo anniversario. Era il 12 novembre del 2003. Un camion-bomba, dopo aver forzato un posto di blocco, esplodeva dentro il recinto della base del contingente italiano alla quale era demandato il controllo della regione di Dhi Qar, nel sud dell’Iraq. Lo scoppio provocava l’esplosione di un deposito di munizioni e la morte di 17 militari, 12 carabinieri 5 uomini dell’esercito, 2 civili italiani e 9 iracheni.

 

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Si tratta di un evento drammatico che ha sconvolto il Paese e del quale resta vivo il ricordo anche a distanza di oltre un decennio. Oggi, per ricordarlo, sono state programmate diverse iniziative commemorative, come una Santa Messa a Roma, alla presenza del ministro della Difesa Roberta Pinotti, ma soprattutto è stata celebrata la Giornata del ricordo dei Caduti militari e civili nelle missioni internazionali per la pace, istituita nel 2009.

 

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Undici anni dopo non si è comunque esaurito l’impegno militare italiano in Iraq. Lo scorso ottobre, il ministro Pinotti ha annunciato la disponibilità del nostro Paese a partecipare ad una missione contro i miliziani dell’esercito jihadista dell’Isis con circa 250 addestratori, consiglieri militari e personale di supporto ed anche con un velivolo KC-767 per il rifornimento in volo, due velivoli a pilotaggio remoto tipo predator e una cellula di Ufficiali per le attività di pianificazione.

 

Le foto del 2003 da archivio LaPresse:

(Foto da archivio LaPresse)