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Il soldato americano disperso che “torna a casa” dopo 70 anni

«Per settant’anni, il sergente Hugh Moore non è stato altro che una statistica, uno dei 405,399 militari americani che sono morti durante la Seconda Guerra Mondiale. Ucciso in battaglia, aveva detto l’esercito. Ma il suo corpo non era mai stato trovato». Comincia così il lungo articolo che William H. McMichaelha dedicato alla storia del sergente Hugh Moore, morto nel 1944 mentre combatteva in Nuova Guinea. Il 10 aprile di quell’anno il B-24D di su cui si trovava l’uomo insieme ai suoi commilitoni paracadutisti ebbe un incidente e si schiantò al suolo. I genitori di Moore ricevettero una lettera in cui si scriveva che l’aereo era «completamente bruciato» e che «era verosimile ritenere» che il loro figlio fosse morto nell’impatto. Il corpo del sergente Moore, tuttavia, non fu mai ritrovato.

Foto di repertorio - NOEL CELIS/AFP/Getty Images
Foto di repertorio – NOEL CELIS/AFP/Getty Images

SERGENTE HUGH MOORE, UCCISO IN GUERRA – Addolorati dal fatto di non avere nemmeno una tomba su cui piangere il proprio figlio, Edward ed Emma Moore decisero di compare comunque uno spazio al cimitero metodista di Elkton, in Maryland. Sulla lapide scrissero il nome del figlio, nella speranza che un giorno le sue spoglie potessero essere ritrovate e seppellite lì. Un ultimo desiderio che si è avverato soltanto ieri, a settant’anni dalla morte del Sergente Moore, ma che i genitori del soldato, purtroppo, non hanno potuto vedere realizzato.

RICONOSCIUTO GRAZIE AL DNA DI UN PRONIPOTE – Quella di Hugh Moore è una delle tante storie di soldati americani dispersi e poi ritrovati dal Comando dei Dispersi e dei Prigionieri di Guerra, uno speciale ufficio del Pentagono che da anni si occupa di rintracciare le spoglie dei militari americani morti sui campi di battaglia dei grandi conflitti mondiali del secolo scorso. Secondo i numeri divulgati dal Dipartimento della Difesa, da quattordici anni il Comando identificherebbe annualmente una settantina di soldati dispersi. I resti del sergente Moore sono stati ritrovati nel 2001, ma ci sono voluti più di tredici anni per accertare senza ombra di dubbio l’identità del soldato e di altri sei suoi compagni, che si trovavano a bordo del suo stesso aereo. Il riconoscimento è avvenuto attraverso l’analisi del DNA mitocondriale, confrontato con quello di Mildred Weed, una pronipote dell’uomo.

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«HA ASPETTATO SETTANT’ANNI PER POTER TORNARE A CASA» – E così, l’11 novembre scorso, quei frammenti ossei hanno potuto fare ritorno a casa ed essere seppelliti nella tomba che i genitori del sergente Moore avevano preparato per lui settant’anni prima. Presenti alla cerimonia ufficiale i nipoti e alcuni famigliari dell’uomo: «Dopo aver aspettato settant’anni per tornare a casa… Credo lo si possa definire un miracolo» – ha commentato Charles Moore, un che ha presenziato al funerale insieme a Emily, sorella del sergente Hugh, che oggi ha novant’anni.

«NON HA MAI DIMENTICATO LE SUE RADICI» – Charles aveva soltanto sette anni quando vide per l’ultima volta suo zio Hugh: oggi ne ha 79 e gran parte del nucleo originario della sua famiglia non c’è più. I genitori sono morti, così come molti dei nove figli di Edward ed Emma. «Non ha mai dimenticato le proprie radici – ha detto il pastore David Rush nel suo discorso in memoria del sergente Hugh – Mentre era lontano scriveva lettere alla sua famiglia, raccontandogli della guerra».

(Photocredit copertina: NOEL CELIS/AFP/Getty Images – immagine di repertorio)