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Il Canale del Nicaragua sta per diventare realtà?

Quella della costruzione di un canale che colleghi le sponde del Nicaragua al Pacifico e al Mar dei Caraibi è un’idea antica, tanto che il primo studio di fattibilità risale all’era coloniale, ai tempi di Napoleone III. In seguito anche gli Stati Uniti valutarono l’ipotesi, salvo abbandonarla dopo l’acquisto dei diritti francesi sul canale di Panama nel 1914. Ora è tornata d’attualità e in teoria all’inizio del mese prossimo dovrebbe cominciare la sua costruzione.

IL SENSO DELL’IMPRESA – A volerlo fortemente è il governo un tempo «sandinista» di Daniel Ortega, che ha raccolto gli infruttuosi tentativi del suo predecessore, Enrique Bolaños, e che ora sembra essere finalmente in grado di mettere in cantiere l’opera. Peculiarità del Canale sarà quella di permettere il transito a navi della categoria post-Panamax (fino a 250.000 tonnellate), nettamente più grandi di quelle da 65.000 tonnellate, al massimo, che possono attualmente transitare per il Canale di Panama.

 LA RICERCA DEGLI INVESTITORI – La sfida è trovare i soldi, perché l’opera costerà tra i 25 e i 50 miliardi di dollari con annessi e connessi, una cifra imponente per un paese che ha un budget statale annuo che arriva appena a un miliardo. Il presidente Ortega ha per questo concluso un accordo con i cinesi de Gruppo HKND e in particolare con il suo titolare Wang Jing, un accordo di concessione, che assegna al Gruppo HKND i diritti per la costruzione e la gestione del canale e dei progetti ad esso collegati per 50 anni di sfruttamento una volta ultimato, si spera, in meno del mezzo secolo concesso per la sua costruzione. In teoria, infatti, la realizzazione di quest’opera colossale dovrebbe terminare nel 2019. Il 10 giugno del 2013 il Comitato per le Infrastrutture dell’Assemblea Nazionale ha votato all’unanimità a favore del progetto e il 13 Giugno del 2013 il parlamento del Nicaragua ha approvato la legge che assicura la concessione, firmata poi il 15 Giugno, dal Presidente Ortega e da Wang Jing. Contratto che ha destato molte perplessità, perché secondo i suoi termini Wang potrebbe evitare di costruire il canale (e non pagare nulla al Nicaragua) e impegnarsi invece in progetti paralleli a fini di lucro e esentasse, anche se la catena di società costruita da Wang già avrebbe la possibilità di evitare le ganasce della fiscalità del paese, essendo domiciliate in paradisi fiscali.

IL MISTERIOSO ZIO WANG – Wang Jing è un miliardario cinese delle origini opache, essendo uscito dall’ombra da pochi anni. Di sé dice di aver fatto fortuna con le miniere in Cambogia, ma di sicuro c’è la sua partecipazione in una telecom cinese,  Xinwei, che negli ultimi anni ha fatto faville e un patrimonio che appare abbastanza solido. Di contro c’è che WJ ha aperto una serie di società dedicate all’impresa del canale, mirando a raccogliere il denaro di altri investitori e lasciando a distanza di sicurezza le sue azioni Xinwei e il suo patrimonio personale: «Tutte le mie società sono investimenti personali e non hanno nulla a che vedere con Xinwei», ha confermato lo stesso Wang a chi gli chiedeva chiarimenti sul punto.