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Non leggo più i giornali. Non guardo più il tg

Come mi sento? Come la scimmietta del non vedo non sento non parlo. Per tutta la vita mi sono chiesta se erano tre scimmie diverse o era la stessa. Finalmente ho capito: mi sa che è la stessa. La non partecipazione alla vita del proprio paese, nel grande e nel piccolo, ho sempre saputo – e ancora lo so – essere uno sbaglio colossale. Infatti lo so, sebbene tale coscienza non sia e mai potrebbe diventare una scusa. So come va l’Italia, mentirei se fingessi di non rendermene conto. Ascolto le persone, registro le disillusioni, interiorizzo il declino, mi deprimo. Ma non voglio coltivare la disperazione, questo mai. Ci vuole b, nella vita, e prospettiva. Ovvio. Ma come fare a trovarla malgrado le sconfortanti premesse? Una domanda che mi sono fatta tante volte. Detesto (ma ciò che è inviso a me che non sono nessuno vale quanto la mia inutile sconfitta) trasmettere depressione, perché mi sembra di fallire uno degli scopi fondamentali del comunicare, così come ugualmente detesto l’idea di trasmettere illusioni, perché mi sembra di dire le bugie. Non si possono scrivere consapevoli bugie, sarebbe eticamente scorretto: mentire non dovrebbe essere uno scherzo.

CHE PECCATO! – Comunicare è una grande responsabilità. Nondimeno le bugie, oltre che dirle, è brutto anche sentirle. Per questo da un po’ di tempo in qua non riesco più a guardare i telegiornali e a leggere i giornali, perché non ho voglia di ascoltare, perché preferisco non vedere e soprattutto non capire. Ho passato una vita a informarmi per ridurmi adesso a dimenticare, accidenti. Non è un peccato? Un peccato in tutti i sensi, in ogni caso mortale. Un tempo mi sarei vergognata, ora non riesco, ma questa mancanza di vergogna non può essere una giustificazione, anzi rappresenta un’aggravante. Appena intravedo di sguincio una notizia procuro di fare opera di rapida abrasione. A volte devo dire che mi distraggo ancora e mi scopro ad ascoltare lo speaker, ma sto perfezionando la tecnica di zapping. Con l’internet perfeziono il click del mouse. Non entro nemmeno nel merito delle notizie che non voglio sentire. Non ne voglio sentire nessuna in generale, con specifica repulsione per quelle riguardanti la politica. Solo l’economia mi interessa ancora un pochino, ma ormai davvero poco.

Ero convinta (ma sarà di certo una stupidaggine) che l’economia di un luogo potesse cambiarne il destino, malgrado i miei studi classici e forse per loro merito. Vincere la guerra di Troia permise agli Achei il controllo dello stretto dei Dardanelli, luogo che fu molto utile ai poeti per quella cosa meravigliosa che è l’immortalità, ma fu moltissimo utile ai mercanti, che ci fecero i soldi che aiutarono la Grecia classica a diventare la Grecia classica. Mah, chi lo sa se ciò abbia mai avuto un significato. Fatto sta che i Greci andarono sotto le mura di Troia a combattere per ideali inesistenti, essendone perfettamente consci. L’onore di Elena e la gloria furono solo pretesti sentimentali utilizzati ad hoc per conquistare mercati. Omero lo dice esplicitamente, non ne fa mistero.

GIORNALISTA DEI PRIMORDI – Omero duemilaottocento anni fa circa sapeva già benissimo che ciò che si dice quando si fa informazione è opinabile. Lui era un aedo che andava in giro per le corti a raccontare ciò che aveva sentito. Che cavolo è un aedo? Una specie di giornalista dei primordi, il giornalista creativo che tutti vorrebbero essere. Il padre di tutti i blogger, il migliore dei blogger. Perché lui era uno che scriveva a braccio ma era capace di dare una struttura al flusso delle idee. Che c’entra Omero con il discorso precedente? Niente, solo che può darsi che lui stesse lì a spiegare e il pubblico non ascoltasse o andasse in un’altra stanza, che è come cambiare canale. E allora ciò che oggi non ascolti forse è il ritorno di Ulisse a casa. Notizia che a te sembra una vaccata ma che rappresenta un mondo intero e l’unico difetto che per te avrà negli anni a venire è solo se tu non l’avrai sentita. E avrai perso un pezzo di qualcosa che poteva, se non cambiare la tua vita, quantomeno interessarti.