Il ministro dell’Economia abbandona in malo modo un’intervista a una tv americana non appena gli fanno una domanda innocente su Unicredit. Intanto stringe un’alleanza sempre più forte con gli ex nemici delle Fondazioni bancarie. Che sono pronte a fare la propria parte per le infrastrutture. Ma vogliono qualcosa in cambio
Vediamo quanto ci mette la stampa italiana ad accorgersene, di quanto accaduto soltanto il 30 gennaio tra il ministro dell’Economia italiano, Giulio Tremonti, e Geoff Cutmore, un giornalista della rete Cnbc. Il tutto è stato documentato ed ampiamente sottotitolato da Luogocomune.net, e notato anche dal Financial Times: Tremonti sta discutendo dei massimi sistemi e di economia internazionale quando riceve dal giornalista una domanda sulla possibilità che Unicredit riceva aiuti di Stato, se n’è andato dallo studio piantando in asso l’intervistatore. “Don’t Mention the Italian Economy”, titola sarcasticamente la Cnbc. “You can tell by the way I use my walk…”, dice invece l’FT citando un verso di Staying Alive dei Bee Gees, e in un articolo nel quale parla anche del nervosismo con cui Trichet smentiva l’ipotesi che alcuni paesi (Grecia e Italia) siano costretti a uscire dall’euro, così descrive l’accaduto: “When asked about the prospects of a Unicredit bailout in an interview with CNBC’s Geoff Cutmore, Tremonti just, errr, walked out. Lovely”. E perché, secondo il giornale? “…I’m a euro financier, no time to talk”.
UN GESTO SIGNIFICATIVO? - Era forse a disagio, il ministro? O, più probabilmente, aveva preso accordi con il giornalista per non rispondere a domande su singole aziende bancarie o sulla soluzione italiana e poi, dopo la domanda a sorpresa, se n’è giustamente andato? Di certo c’è l’equivoco: finora Unicredit non ha chiesto aiuti di Stato all’Italia, ma ha anzi detto di essere pronto a chiederli all’Austria per la controllata Bank of Austria. Di certo c’è chi pensa che sia questione di giorni o di settimane, e poi sia piazza Cordusio che il Monte dei Paschi di Siena andranno a battere cassa. Nel frattempo Giulio un alleato fondamentale se l’è assicurato: è quel Giuseppe Guzzetti presidente dell’Acri, l’associazione che raccoglie le fondazioni bancarie. Appena sette anni fa furono protagonisti di uno scontro all’arma bianca: il ministro li aveva chiamati addirittura”corruttori della vita democratica“: “Non lo dice, Tremonti, ma le sue cannonate sono rivolte essenzialmente alle grandi Fondazioni del Nord, le Cariplo, Sanpaolo, Cariverona, Crt, Cassamarca, Cariparma e compagnia, quelle cioè che ancora oggi controllano quote importanti di Intesa, Sanpaolo Imi, Unicredito“. Oggi ha cambiato radicalmente idea: “Le Fondazioni – ha detto il ministr
o dell’Economia durante il convegno – sono economicamente e religiosamente virtuose. Il risparmio diretto e anche indiretto – ha proseguito – è nella vostre mani. Fatene buon uso”.
A FRA’ CHE TTE SERVE? - E Guzzetta è subito stato pronto a rispondere: “”Siamo pronti a fare la nostra parte”. Soprattutto, sembra di capire, come azionisti al 30% della Cassa depositi e prestiti, custode di circa 100 miliardi di risparmio postale. “Ci aveva molto interessato il disegno di fare della Cassa depositi e prestiti uno strumento molto importante per la gestione del nostro territorio. – ha infatti ricordato il presidente Acri - Finalmente abbiamo rimosso quegli elementi che l’avevano impedito. Quel risparmio lì glielo garantisco. Il nostro, non so. Sul patrimonio delle Fondazioni ci sono delle preoccupazioni. Anche se non immediate. Abbiamo da parte un po’ di soldi, ma dobbiamo stare attenti a non finirli. Abbiamo la forte consapevolezza – ha aggiunto ancora - che la nostra missione sia nel sociale ma anche nella dotazione di questo Paese di mezzi e infrastrutture”. Insomma, la CdP e le infrastrutture gliele garantiscono, a Giulio, e sarebbe un gran bel colpo: il fascino per le Grandi Opere è intatto nel pubblico e nella critica, e di sicuro investimenti forti nel campo costituirebbero una mano santa per la nostra economia, specialmente durante questa crisi. Il problema è che magari le Fondazioni potrebbero volere qualcosa in cambio. Cosa?
ABBIAMO UNA BANCA? – Intanto, perlomeno alcuni vogliono un controllo maggiore sulle banche delle quali sono azioniste. Ad esempio, proprio quell’Unicredit dove fino a poco tempo fa un Profumo non ancora in difficoltà
poteva permettersi di sfottere il capitalismo relazionale all’italiana, quello fatto di amici e amici degli amici, dove ci si prestava mutuo soccorso quando si trattava di difendersi dall’attacco dei “nuovi” o dello straniero, o si dovevano pietire aiuti al governo di turno. Oggi il vento sta cambiando, e lui lo sa: “Ricordate che avevo detto che sarei andato in pensione a 60 anni? Potrei andar via anche prima”, ha detto l’amministratore delegato di Unicredit, Alessandro Profumo a un dibattito nell’ambito del forum sull’economia mondiale di Davos. Mentre sul Sole 24 Ore indicano come successore Giampiero Auletta Armenise, figlio del conte Armenise dominus della vecchia Antonveneta ed ex A.D. di Ubi Banca. Chissà. Qualche giorno fa, Fabrizio Palenzona, vicepresidente di Unicredit, ha posto definitivamente fine alle voci di una sua candidatura alla presidenza di Piazza Cordusio: “Il presidente Dieter Rampl non è in discussione“. Peccato: sarebbe stato un modo interessante per cominciare a “segnare il territorio“. Di certo, per aiutare Tremonti le Fondazioni vogliono qualcosa in cambio. E sia Unicredit che Monte dei Paschi di Siena le hanno tra i loro maggiori azionisti. Ecco perché, vista l’aria che tira, sulle banche italiane, per il ministro, è meglio trincerarsi dietro un no comment.






















“Tremonti sta discutendo dei massimi sistemi e di economia internazionale”
l’hai incorniciato in modo impeccabile, proprio:-)
L’articolo mi sembra troppo vago e allusivo, anche qui si parla di “massimi sistemi”.
@ claudio sasso: cosa c’è che non ti è chiaro? posso provare a rispiegartelo io?
Nel dubbio ho venduto tutte le mie azioni Unicredit.
E’ evidente che ci nascondono qualcosa
Ma non poteva semplicemente dire “no comment”, anziché abbandonare l’intervista di punto in bianco? Alla protervia di certi personaggi non c’è limite.