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Quelli che avvelenano i cani per vendetta

Liti condominiali, ripicche e vendette: a farne le spese sono spesso gli amici animali

La storia la racconta il Corriere e testimonia qualcosa a cui prima o poi abbiamo assistito tutti:

Tornava a casa tutto bagnato di brina e con le grosse zampe da pastore tedesco capitava che lasciasse impronte fangose nell’androne appena pulito. Un brutto giorno i vicini, dopo aver più volte scambiato frasi poco garbate col padrone, hanno deciso di risolvere la questione in modo radicale. Argo è stato trovato agonizzante sul pavimento. Inutile la corsa dal veterinario che ha spiegato la morte con un’unica ipotesi: avvelenamento.

ARGO – Il caso di questo cane purtroppo non è l’unico:

I proprietari di Argo non hanno avuto dubbi sui mandanti. Non è che uno dei moltissimi casi raccolti dallo «Sportelloanimali » di Aidaa, il servizio di consulenza legale gratuita dell’associazione animalista, che denuncia l’aumento di un fenomeno crudele nelle città. Stragi di cani e gatti nei condomini e nei giardini comuni per liti e vendette tra famiglie della porta di fronte, non in buoni rapporti. Oltre 1.250 colleghi del povero Argo e 3.000 felini, per la maggior parte esemplari di colonie cittadine, sarebbero stati avvelenati con polpette alla stricnina, tutto in poco più di dieci mesi quest’anno.

LE VITTIME DI TUTTI – GLi episodi accidentali di avvelenamento sono frequenti, ma quello che lascia basiti è pensare che ci sia qualcuno che programmi di uccidere un animale in questo modo, magari solo per ripicca:

Quasi duemila le vittime dell’una e l’altra specie, che non riescono a sopravvivere perché ne ingeriscono dosi troppo alte. Sono circa settecento gli esposti presentati alle forze dell’ordine in tutta Italia. Oltre la metà dei casi però si riferisce a disgrazie probabilmente accidentali legate a derattizzazioni poco accorte e negligenti. Secondo l’associazione resta comunque la gravità di un dato. Uno su tre dei cani e dei gatti che muoiono avvelenati vengono fatti fuori apposta da persone senza scrupoli, pronte a tutto pur di eliminare il fastidio e farsi giustizia da sole, vicini intolleranti, dirimpettai irritati. Le segnalazioni arrivano in prevalenza da Puglia, Sicilia, Lazio ed Emilia Romagna. Si distinguono i condomini di Brindisi, Bologna, Roma, Terni, Palermo, Napoli e (sorpresa) Aosta che è tra le capolista per quanto riguarda le guerre condominiali ai cani e ai gatti dei vicini. Marco Melosi, presidente di Anmvi, l’Associazione nazionale dei medici veterinari, conferma questi dati e l’aumento di questa tendenza cittadina.

LA BUONA NOTIZIA – Se le “bustine” risultano letali quasi sempre c’è perù una speranza: una terapia che può salvare i nostri piccoli amici se somministrata in tempo utile:

«Si tratta di bustine poco più grandi di quelle per il tè, sparse in garage o giardino senza che vengano chiuse in contenitori dove solo i ratti possono entrare», spiega Melosi. Oltretutto, aggiunge il veterinario, non c’è certezza che a queste polverine a base di anticoagulanti vengano aggiunti additivi amari, che servirebbero a tenere lontane altre bocche. «La legge prevede pene per gli avvelenatori volontari — insiste Melosi—ma i derattizzatori non rispettosi delle istruzioni d’uso non rischiano nulla e non abbiamo strumenti per fermarli». Nove volte su dieci le bustine sono la causa di incidenti mortali. Contro gli avvelenamenti da ratticidi c’è una terapia efficace se somministrata tempestivamente, la vitamina K o le trasfusioni di sangue. Cani e gatti possono salvarsi per la gioia del padrone.