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Caso Cucchi, parla il testimone: «Mi disse di essere stato picchiato dai carabinieri»

In attesa della Cassazione e in virtù del principio giuridico del ne bis in idem (non si giudica una persona due volte per lo stesso reato), il procuratore capo di Roma ha annunciato di voler andare a rileggere gli atti che riguardano persone non toccate dall’inchiesta. In sei giorni 140 persone hanno avuto a che fare con Stefano Cucchi. Il Fatto Quotidiano ha ricostruito i terribili giorni di agonia.

 

Foto: Daniele Leone/LaPresse
Foto: Daniele Leone/LaPresse

 

L’ARRESTO – Il 16/10/2009 il carabiniere scelto Gianluca Colicchio della stazione di Tor Sapienza riceveva «una telefonata alle ore 00.00 da personale del Gruppo di Roma che preannunciava l’accompagnamento presso le nostre celle di un detenuto poi identificato con Stefano Cucchi». Stefano era stato appena fermato all’uscita del parco degli acquedotti in compagnia dell’amico Emanuele Mancini, che si trovava su un’altra vettura: «A entrambi due carabinieri chiedevano se avevamo droga. Io rispondevo che ero pulito ma non so se Stefano abbia risposto lo stesso. All’esito della perquisizione sulla macchina di Stefano i carabinieri trovavano hashish e altre pillole che loro pensavano fosse stupefacente, mentre invece Stefano gli diceva che erano pillole di ‘rivotril’ e lassativi. Sono a conoscenza che Stefano, che conosco da 11 anni, soffriva di epilessia», dichiara l’amico di Cucchi. I due giovano sono stati condotti poi nella stazione Appia e Emanuele ha dichiarato in merito che «I carabinieri in borghese mi dicevano che avrei dovuto firmare una dichiarazione che avevo acquistato lo stupefacente da Stefano, pur non essendo vero, in modo tale da uscire pulito da questa storia». Infatti Emanuele tornò a casa, mentre Stefano rimase in camera di sicurezza. Scrive il carabiniere Francesco Tedesco «Al momento dell’arresto il Cucchi, di corporatura molto magra, camminava bene e non presentava alcun segno particolare sul volto se non delle occhiaie verosimilmente dovute all’eccessiva magrezza».

TOR SAPIENZA – Il 16 ottobre alle 13,20 Cucchi venne spostato dalla stazione Appia a quella di Tor Sapienza. Il maresciallo Davide Antonio Speranza mise a verbale che «Durante l’accompagnamento il prevenuto non lamentava nessun malore, né faceva alcuna rimostranza in merito». Poco dopo l’arrivo a Tor Sapienza fu necessario chiamare il 118. Giannluca Colicchio riferì che «Trascorsi 20 minuti circa il Cucchi suonava al campanello di servizio e dichiarava di avere forti dolori al capo, giramenti di testa, tremore e di soffrire di epilessia». Cucchi però si mostrò «poco collaborativo» e rifiutò di farsi visitare. Alle 9:05 la cella di Cucchi venne aperta dal carabiniere scelto Francesco Di Sano: «Il Cucchi riferiva di avere dei dolori al costato e tremore dovuto al freddo e di non poter camminare». Cucchi arrivò nelle celle di sicurezza del Tribunale di piazza Clodio alle 9.30. Suo padre lo vide per l’udienza di convalida e lo trovò con il viso gonfio e i lividi sotto gli occhi. Nel verbale gli agenti scrissero che Cucchi era «nato in Albania il 24/10/1975, in Italia senza fissa dimora».

 

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«MI HA DETTO DI ESSERE STATO PICCHIATO DAI CARABINIERI» – Bruno Mastrogiacomo, assistente capo della penitenziaria in servizio presso Regina Coeli dichiarò ai pm: «Io ho fatto spogliare il Cucchi, ho visto che aveva segni sul viso, sugli zigomi, rossi, tipo livido, e quando gli ho detto di piegarsi lui mi ha detto che non riusciva a fare la flessione perché gli faceva male all’altezza dell’osso sacro. Gli ho chiesto che cosa era successo e il Cucchi mi ha detto che era stato malmenato dai carabinieri quando è stato arrestato». Fabio Tomei, un altro poliziotto, mise a verbale che il detenuto Mario Torrenti – mai stato in cella assieme a Cucchi – riferì alla collaboratrice dell’onorevole Pedica, durante una sua ispezione, che «dovevano indagare sui carabinieri, che Cucchi era stato picchiato a Tor Sapienza». Per qualche motivo però i pm Barba e Loy hanno ritenuto che ciò non dovesse essere fatto e ora per la morte di Stefano Cucchi non vi è nessun colpevole.

(Photocredit: Daniele Leone / LaPresse)