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A 20 anni muore per un tumore alla gamba. I medici dicevano: «È una frattura»

Morire a 20 anni per un tumore osseo alla gamba che i medici avevano considerato una semplice frattura e che forse si sarebbe potuto aggredire e curare. È la tragica vicenda di Domenico Natale, deceduto il 30 ottobre scorso dopo un calvario durato un anno e 6 mesi.

DIAGNOSI SBAGLIATA – La storia, che il Corriere della Sera ricostruisce in un articolo a firma di Giulio De Santis, comincia esattamente il 4 maggio 2013, quando l’ortopedico Felice Carsillo visita il ragazzo per un controllo alla gamba. Il medico dispone una radiografia e conclude che Domenico ha una frattura al ginocchio, nonostante il giovane, appassionato di sport, continui a ripetere di non aver mai avuto contrasti forti o infortuni durante le partite di calcetto. Il medico dunque non gli crede. Sostiene che le lastre parlano chiaro e ordina il ricovero del 20enne presso la clinica Nuova itor per un’operazione. Il giorno prima dell’intervento, fissato per il 28 maggio, il radiologo Riccardo Ricci rivede le lastre giungendo alle stesse conclusioni del suo collega. Viene confermata la frattura e quindi il via libera all’operazione. Che genera però effetti devastanti. Il tumore, fino ad allora latente, si espande rapidamente. Passano pochi giorni e i medici si accorgono della presenza di numerose metastasi. Domenico viene quindi trasportato al Regina Elena, dove la gamba gli viene amputata. Inizia un lungo calvario, terminato solo con la morte, giovedì scorso, alle 4 del mattino, al fianco del papà e dei quattro fratelli.

ACCUSA DI OMICIDIO COLPOSO – Negli ultimi mesi Domenico era costretto a vivere su una sedia a rotelle. I medici felice Carsillo e Riccardo Ricci sono ora accusati di omicidio colposo. Fino alla scorsa settimana erano sotto processo per lesioni gravissime, ma con la morte del ragazzo il pm ha immediatamente riformulato le accuse. «Ho nascosto a mio figlio fino all’ultimo che sarebbe morto percé volevo vederlo sperare», ha raccontato il papà di Domenico, Pino Natale.

(Foto di copertina: una sala operatoria da archivio LaPresse)