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Regionali Veneto, il Pd gioca (ancora) la carta Moretti

«Non cerchiamo candidature di bandiera, ma qualcuno che vada a Bruxelles e lavori in modo determinato e forte». Era il 9 aprile 2014, quando Matteo Renzi rassicurava partito ed elettori sui candidati del Partito democratico in corsa per le Europee. Sono passati appena sette mesi, ma per Alessandra Moretti, capolista per la circoscrizione Nord-Est e poi in grado di incassare 231mila preferenze, l’avventura da europarlamentare è destinata a essere presto archiviata.

 

Sarà (con molta probabilità) l’ex portavoce di Pier Luigi Bersani, già “cuperliana convinta” e poi “convertita” renziana, a tentare di strappare il Veneto al governatore leghista uscente Luca Zaia, alle Regionali di primavera. Le basterà superare l’ “ostacolo” delle primarie, confermate dalla direzione regionale dem per evitare di dividere il partito, nonostante non mancassero le tentazioni di “rottamare” le consultazioni interne.

 

Foto: Roberto Monaldo/LaPresse
Foto: Roberto Monaldo/LaPresse

 

REGIONALI VENETO, ALESSANDRA MORETTI IN CORSA ALLE PRIMARIE PD: «MA DECIDIAMO ENTRO NOVEMBRE» –  Alla fine, è stata la stessa europarlamentare, già ex vicesindaco di Vicenza e arrivata a Montecitorio beneficiando del listino Bersani, a ufficializzare la sua candidatura, accettando la sfida dei gazebo: «Davanti al rischio di vedere il Pd veneto spaccarsi intorno a questa scelta, ho deciso di rompere gli indugi e chiedere alla direzione regionale di indire le primarie e fissare una data che sia entro la fine di novembre».

Di fronte agli 11 consiglieri regionali veneti su 13, alle sei segreterie provinciali su sette e ai quasi 120 dirigenti democratici che avevano firmato per sostenere la sua candidatura – senza contare le pressioni dal Nazareno – «non potevo non rispondere sì», è la linea dell’esponente dem. «Non mi sono mai tirata indietro nella mia storia politica, non posso ignorare l’appello. Quella del Veneto sarà una partita nazionale», ha aggiunto.

PRIMARIE VENETO, PARTITA SCONTATA – Al di là della conferma della segreteria regionale, la partita delle primarie, anticipate al 30 novembre, sembra scontata. Anche perché quello di Moretti sarà l’unico nome “pesante” in corsa: «Non ho paura delle primarie, ma di perdere tempo, dello spreco di energie che danneggia la nostra sfida. Il mio avversario non sono i miei colleghi di partito, ma Luca Zaia», si è difesa Moretti.

Per ora l’altra candidata democratica sarà la parlamentare Simonetta Rubinato. Se in direzione regionale c’era stato chi spingeva per archiviare l’appuntamento con i gazebo (sarebbe stato in controtendenza con la storia renziana), alla fine per circoli ed iscritti è stato scongiurato il pericolo di trovarsi un candidato governatore “imposto” dai vertici.

Serve un numero consistente di firme (4mila) per presentare le candidature entro il 17 novembre, poi ci saranno meno di due settimane per la campagna elettorale prima dell’apertura dei gazebo. Tempi risicati. Ma soprattutto, i vertici dem sembrano aver già scelto il proprio “cavallo”. «Non comprendo la necessità di anticiparle a novembre (la data originaria era il 14 dicembre, ndr), né ho cambiato idea sullo spirito delle primarie, che non dovrebbero avere un candidato di partito appoggiato da tutte le segreterie, ha replicato critica la senatrice veneta Laura Puppato. Alla fine saranno comunque primarie di coalizione – regge un’intesa di massima con Idv, Sel, Socialisti e Rifondazione – , ma sembra chiaro che per la Moretti la vittoria sarà poco più che una formalità.

PD E NODO PRIMARIE –  Per il Pd, invece, la tentazione di archiviare le primarie sembra destinata a riproporsi anche in altre Regioni che si presenteranno alle urne in primavera, come Toscana, Marche, Liguria, Umbria e Campania. «Vanno fatte nella maggior parte dei casi, purché non siano motivo di lacerazione, ma siano discussioni sulle idee», ha spiegato la stessa Moretti, intervistata dal quotidiano “La Repubblica“. Già pronta per una nuova “investitura” pesante, dopo l’inserimento nello staff bersaniano, la poltrona di Montecitorio e quella tra Strasburgo e Bruxelles. Tutto nel giro di appena due anni.