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Burkina Faso, il regime di Compaorè è crollato di schianto

Clamorosa accelerazione degli eventi in Burkina Faso, dove in poche ore si è passati dalla protesta al rovesciamento del regime. L’esercito si è unito ai manifestanti e un ex generale sembra aver preso le redini della situazione, mentre vengono saccheggiate le case parlamentari dell’ex maggioranza e si accavallano le voci sul destino del presidente Compaorè.

 

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IL PRESIDENTE È STATO DEPOSTO – All’appello alla calma di Compaoré ha risposto la voce dell’ex generale ed ex ministro della difesa Logué, che ne ha annunciato la deposizione de facto del presidente e si è proclamato capo dello stato a interim. Si accavallano le voci che parlano di una pronuncia dei militari a suo sostegno, mentre è evidente tra i manifestanti il gradimento, intanto, per la cacciata del presidente-dittatore, al potere dal 1987. Corrispondenze convergenti parlano di militari che festeggiano insieme ai manifestanti, ma anche di una serie di saccheggi che hanno preso di mira le abitazioni dei parlamentari della maggioranza e di esponenti di governo. Anche il corpo dei doganieri avrebbe espresso pubblicamente il suo ammutinamento nei confronti del governo di Compaoré.  Una discussione-trattativa tra Logué e il generale Traoré, attuale capo di stato maggiore, è ancora in corso, provocando lo slittamento dell’annunciata e attesa conferenza stampa di Traoré.

GOLPE O RIVOLUZIONE? – Una «rivoluzione» finora relativamente pacifica, appena una vittima segnalata in mattinata nonostante le violenze dilaganti, anche se negli ultimi minuti giungono notizie di uno scontro a fuoco nei pressi del palazzo del presidente, difeso dalla guardia presidenziale evidentemente ancora fedele a Compaorè. Mistero invece sulla sorte del presidente, che alcuni davano per precipitosamente rifugiato ad Abidjan, capitale della Costa D’Avorio e che poi si è risolto quando le autorità del Senegal hanno confermato la fuga del presidente e il suo arrivo all’aeroporto di Dakar.

 

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VERSO LA TRANSIZIONE – L’appello alla calma e alla serenità lanciato dal presidente non sembra dunque essere stato accolto, ma il destino di quello che finora appare più un golpe opportunistico che una rivoluzione è ancora incerto, anche perché i manifestanti e l’opposizione s’attendono che Logué guidi il paese verso riforme ed elezioni democratiche e bisognerà vedere se lui e i militari che evidentemente lo sostengono saranno dello stesso parere. Per ora pare che il generale sarò ricevuto insieme alle opposizioni dal Mogho Naaba, la più importante «casa reale» tra le cinque che tradizionalmente controllavano il territorio di quello che è oggi il Burkina Faso. Una casata che discende dalla dinastia Mossi e che conserva influenza presso buona parte della popolazione,  un tempo indossava addirittura attributi divini, e che tradizionalmente si pone come foro di mediazione della politica nazionale.