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L’accordo per la fine del segreto bancario

51 Paesi hanno firmato un nuovo accordo per il contrasto comune all’evasione fiscale che prevede lo scambio automatico dei dati sui depositi bancari detenuti all’estero. Dal 2017 i ministeri finanziari delle nazioni aderenti avranno accesso ai dati relativi ai capitali trasferiti in modo illegittimo all’estero così come ai rendimenti ottenuti nei paradisi ficali.

EVASIONE FISCALE  E FINE DEL SEGRETO BANCARIO – I ministri finanziari di 51 Paesi, tra cui Pier Carlo Padoan in rappresentanza dell’Italia, hanno siglato un nuovo accordo a Berlino che prevede lo scambio automatico dei dati, così ponendo fine, sostanzialmente, al segreto bancario. A partire dal 2017 sarà implementato il nuovo standard unico globale per lo scambio automatico di informazioni, Common Reporting Standard, elaborato dall’Ocse. Tra tre anni, rimarca il Wall Street Journal, saranno scambiati dati sullo stato dei depositi bancari, sugli interessi, sui dividenti dei titoli finanziari detenuti dai clienti, così come i loro codici di identificazione fiscali. Tra i firmatari ci sono i maggiori Paesi dell’UE, come la Germania, la Francia, il Regno Unito, e diversi noti paradisi fiscali come le isole Cayman, le Bermuda e il Liechtenstein. 7 Paesi si sono impegnati a scambiare le informazioni a partire dalla stessa data, benchè non abbiano firmato l’accordo in occasione del Global Forum per la trasparenza e lo scambio di informazioni dell’Ocse. A partire dal 2018 si aggiungeranno 34 nazioni, e tra di esse ci sarà la Svizzera.

ACCORDO CONTRO EVASIONE FISCALE E L’ITALIA – Il ministero dell’Economia ha elogiato l’accordo raggiunto ieri a Berlino, rimarcando come l’Italia sia sempre stata in prima fila nel contrasto all’evasione fiscale. Questo tipo di intesa recepisce uno standard, che dovrebbe rendere più efficace la pratica del voluntary disclosure introdotta da un disegno di legge ora in discussione al Senato dopo l’approvazione della Camera dei Deputati. Per il Mef

Si tratta del punto di arrivo di un intenso e prolungato sforzo internazionale orientato a conseguire un accordo politico e tecnico tale da cancellare il segreto bancario. Risultato che può oggi dirsi raggiunto e implementato a partire dal 2017. In concreto, le attività di verifica sui conti saranno avviate dagli intermediari finanziari dei paesi early adopters già dal primo gennaio 2016. L’Italia è sempre stata in prima linea nelle attività di contrasto all’evasione fiscale e ha sostenuto l’adozione di uno standard internazionale sin dai primi tentativi, partecipando al Gruppo dei 5 (G5: Francia, Germania, Italia, Spagna, Regno Unito) che ha elaborato, insieme agli Stati Uniti, l’accordo per l’applicazione del FATCA e il miglioramento della compliance fiscale internazionale

L’Italia, in qualità di presidente di turno del Consiglio dell’Unione Europea, l’Italia ha finalizzato il testo della nuova Direttiva sulla Cooperazione Amministrativa, ottenendo l’accordo politico in occasione della riunione Ecofin del 14 ottobre. La nuova Direttiva impegna gli stati membri dell’Unione europea ad adottare il Common Reporting Standard a partire dal 2017 (con l’eccezione dell’Austria che adotterà lo standard dal 2018). Ora la normativa dovrà essere approvata da Consiglio e Parlamento UE, e poi essere recepita dai Parlamenti nazionali.

FINE DEL SEGRETO BANCARIO: NUOVE RISORSE PER 37 MILIARDI – Il segretario generale dell’Ocse, Angel Gurria, ha evidenziato come il nuovo gettito prodotto dallo scambio automatico di dati sia stato pari a 37 miliardi in più negli scorsi 5 anni nei Paesi che hanno lavorato a questa nuova intesa contro l’evasione fiscale. La spinta creata da questo accordo potrebbe ora essere utilizzata, per portare avanti il contrasto contro l’elusione fiscale delle grandi aziende, che spesso trasferiscono i loro profitti nei Paesi dove sono sottoposte a minore tassazione. Lo scopo è riuscire a creare nuove condizioni affinché le multinazionali versino maggiori tributi nei Paesi dove operino. Il prossimo G20 delle nazioni più industrializzate del mondo potrebbe portare ad alcuni progressi in questo ambito, come hanno rimarcato i ministri finanziari di Germania e Regno Unito, Wolfgang Schäuble e George Osborne.Particolare attenzione è dedicata in questo ambito ai regimi fiscali molto favorevoli per la proprietà intellettuale, i “patent box”, sfruttati dalle grandi aziende per ridurre la loro imposizione.

Photo credit: AP Photo/Ferdinand Ostrop