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“Papa Francesco ha chiamato contadini e operai, è un momento storico”

“Questa non è una novità, è un momento storico. Per la prima volta nella storia della Chiesa da 2000 anni ad oggi, grazie a Papa Francesco, i movimenti che organizzano in tutto il mondo i lavoratori, i contadini, gli operai possono parlare e confrontarsi sulle lotte che in tutto il mondo vengono portate avanti, e rapportarle alla dottrina sociale della Chiesa”. E’ emozionato Joao Pedro Stédile, sindacalista, attivista, marxista brasiliano, leader del movimento dei Sem Terra. 

OCCUPARE, RESISTERE, RIATTIVARE – Un movimento che vive di tre parole d’ordine: occupare la terra, resistere agli espropri, riattivare la produzione. Parliamo di un movimento che da 25 anni occupa terre e le consegna a più di 350mila famiglie; che lotta per la riforma agraria e che stimola, da sinistra, i governi brasiliani del Partito dei Lavoratori. Secondo Wikipedia, è un movimento che trova la sua origine nel marxismo, nella rivoluzione cubana e nella Teologia della Liberazione” e il suo leader, appunto Pedro Stedile, era oggi seduto al tavolo di presidenza dell’assemblea plenaria del Meeting Mondiale dei Movimenti Popolari, l’assemblea che ieri è stata ricevuta da Papa Francesco il quale ha esortato attivisti e sindacalisti a “portare avanti la loro lotta” perché “fa bene” al mondo e alla Chiesa. Oggi al collegio Salesianum a Via della Pisana si è tenuta l’ultima giornata dei lavori del Meeting. Ieri il Pontefice ha detto che parlare di “Pane, Lavoro e Casa” non è roba da marxisti, ma è il centro del Vangelo; di marxisti, e convinti, oggi a Roma in ogni caso ce n’erano molti.

“PAPA FRANCESCO E’ UN VISIONARIO” – Delegazioni dall’Honduras, dal Guatemala, dagli Stati Uniti d’America, dal Brasile e dalla Spagna. C’è il responsabile, americano, di un’organizzazione che si occupa di recuperare da ristoranti e attività commerciali pasti avanzati e che in questo modo da da mangiare a 20mila persone ogni giorno; ci sono gli Zapatisti della Selva Lacandona, i Senza Terra Brasiliani, gli attivisti Cileni della Patagonia, gli spagnoli di Democracia Real Ya!, i riciclatori dall’Argentina, gli italiani delle fabbriche occupate. “Questo meeting è molto importante”, ci dice il responsabile di Re-Food: “Il Papa è un visionario. E’ un Papa che capisce che l’umanità è a un bivio e che comprende il ruolo che dobbiamo avere sulla terra. E’ un uomo che propone il cambiamento, una figura spirituale che capisce, però, che il cambiamento deve passare dal mondo. In questo senso è una figura assolutamente politica“, ci dice: “Perché ogni cosa, alla fine, è politica”.

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Joao Pedro Stédile – Foto U. Dettmar/ABr

LE FABBRICHE OCCUPATE – Gigi Malabarba viene da Milano, dall’esperienza della fabbrica occupata e riappropriata dagli operai, la RiMaflow. “I governi ci sono nemici, il Papa invece ci dice: vi voglio accompagnare. Questo per me è importante, al di là dell’essere o non essere credenti. Qui ci sono i movimenti che occupano la terra, è la stessa cosa che abbiamo fatto noi a Milano. In due anni di occupazione, abbiamo riportato l’impianto ad un livello in grado di produrre salario per l’80% della potenzialità; contiamo di arrivare al 100% entro l’anno prossimo“. Al microfono si alternano rappresentanti di esperienze popolari e sindacali da tutto il mondo; una sindacalista metalmeccanica canadese punta il dito sulle “relazioni improprie fra i governi e le multinazionali” intessutesi negli ultimi 20 anni; parla il presidente del “Parlamento del Popolo Guatemalteco”, il tutto mentre Stedile prende appunti sotto il simbolo delle Chiavi di San Pietro, firmate Pontificio Consiglio Giustizia e Pace.

CONTRO IL CAPITALISMO – Che la dottrina sociale della Chiesa non facesse alcuno sconto al capitalismo iper-liberista era cosa nota; ma è per gli stessi partecipanti che l’appuntamento di questi giorni è “assolutamente storico”. “Qui non ci sono associazioni confessionali, siamo tutti laici“, ci dice ancora Stedile, “siamo atei, agnostici, mussulmani, ci sono gli indiani. Il Papa ha voluto che venissimo tutti qui“. Parla anche il militante curdo in lotta contro l’Isis che arriva direttamente da Kobane, che chiede che venga messa ai voti una mozione per dare solidarietà ai militanti che portano avanti la lotta contro l’Isis. “Serve un corridoio umanitario per Kobane, serve una coalizione mondiale dei popoli“, dice, “per combattere il terrorismo. “Serve un processo di formazione politica globale, che comprenda i precari e gli autonomi, un modello politico che si schieri contro il capitalismo”, ripete una delegata latinoamericana, “per la giustizia e i diritti di lavoratori, precari e autonomi: il diritto ad essere felici”. Ai tempi di Papa Francesco, la Chiesa del parlar chiaro, della parresìa, è anche questo.