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Raffaele Bonanni e la pensione da 8mila euro

Raffaele Bonanni ha utilizzato la Cisl per ritirarsi da pensionato d’oro“: è il Fatto Quotidiano a fare i conti in tasca all’ex segretario del sindacato di Via Po, che risulta percepire una pensione da 8mila e più euro, ottenuta secondo il quotidiano diretto da Antonio Padellaro in un modo che necessita di qualche spiegazione, perché risulterebbe abbastanza curiosa la coincidenza della messa in pensione rispetto all’arrivo della Riforma Fornero. 

LA PENSIONE DI BONANNI – “L’ex sindacalista, infatti, percepisce dal marzo 2012 la pensione (numero 36026124) dall’importo lordo di 8.593 euro al mese. Al netto delle trattenute si tratta di 5.391,50 euro mensili. Qualcosa che nessun lavoratore medio si può permettere”, scrive il Fatto Quotidiano: un importo corrispondente a 336mila euro all’anno, importo dell’ultima retribuzione, “superiore persino al massimale dei manager di Stato”. Come dicevamo secondo il Fatto Quotidiano che avrebbe avuto accesso ad uno dei “dossier e delle lettere” al veleno circolate a via Po proprio al momento delle dimissioni di Bonanni: si sarebbe deciso un “aumento vertiginoso dello stipendio dell’ex segretario proprio a ridosso dell’anno in cui, il 2011, decide di andare in pensione. Beneficiando così a pieno del sistema retributivo ed evitando di finire nelle maglie della imminente riforma Fornero”, scrive il Fatto.

GLI AUMENTI – Divenuto segretario generale Cisl nel 2006, il trattamento salariale di Bonanni segue la progressione prevista dallo Statuto per un periodo; ma negli anni successivi iniziano una serie di aumenti secondo il Fatto ben poco spiegabili. “Nel 2007”, scrive il Fatto, “la retribuzione complessiva dichiarata all’Inps è di 171.652 euro lordi annui. Che aumenta ancora nel 2008: 201.681 annui”, per poi viaggiare verso i “255.579 (+26%), nel 2010 sale “di poco” a 267.436 (+4%) mentre nel 2011 schizza a 336.260”. In questo modo Bonanni, scrive ancora il quotidiano, riesce a fare domanda pensionistica prima dello scatto della riforma Fornero e quindi a beneficiare del sistema retributivo: in questo modo basandosi “sulle ultime cinque retribuzioni d’oro riesce a conquistare una cifra nemmeno lontanamente sognata da qualunque altro sindacalista”. Quali le spiegazioni per questa vicenda? La Cisl, dice il Fatto, nicchia. “Quando Bonanni si dimise il sindacato di via Po si limitò a ricordare che negli ultimi anni il segretario aveva percepito degli arretrati, la liquidazione del fondo pensione integrativo (che quindi si aggiunge all’assegno dell’Inps) e altri benefit legati alla sua retribuzione”, elementi che però non dovrebbero figurare all’interno dell’imponibile Inps. Contattato, Bonanni ha preferito non commentare la vicenda col Fatto Quotidiano.