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La vittoria della Cgil è una vittoria di Pirro.

Oggi è stato il giorno della CGIL. Senza ombra di dubbio. La larga partecipazione alla manifestazione di Roma contro il Governo di Matteo Renzi e contro Matteo Renzi  stesso è stata un successo. Anzi, un indiscutibile successo.

Mentre la Leopolda si auto-celebrava in modo un po’ confuso, il sindacato più importante d’Italia esprimeva il suo massimo sforzo per organizzare l’unica opposizione visibile oggi in Italia. E lo ha fatto, anche se con  fatica, a suo modo: organizzando treni, pullman e riempiendo piazza San Giovanni. Si prende le prime pagine dei giornali e rianima gli antirenziani di sinistra, che si sentivano ormai dei “panda”. Inoltre, e forse è questo il risultato politico più importante, riesce a spaccare (definitivamente?) la sinistra dem dal resto del partito. C’è da chiedersi – e questa domanda va rivolta a chi è sceso in piazza questo sabato – se è possibile per loro rimanere dentro questo Partito Democratico.

Insomma, come intendono coniugare la loro radicale opposizione non al singolo provvedimento del governo, ma alla sua stessa visione del paese e della società, con il rimanere nel Pd di Renzi.

Purtroppo per la Cgil, però, il momento più difficile di una manifestazione di successo, arriva il giorno dopo. Che succede dal giorno seguente? Ammesso che si arrivasse allo sciopero Generale, anche in quel caso, quale sarà il reale risultato politico che riuscirà a portare a casa il sindacato guidato da Susanna Camusso?

La realtà è che la CGIL rappresenta e parla ormai soltanto ad uno spicchio di società. Non parla alle partite iva, che lei stessa ha dimenticato, non riesce a rappresentare quei precari di cui si riempie la bocca, non è in grado di rappresentare chi cerca un “paese delle opportunità“, rispetto a chi – come la CGIL stessa – sembra aver da anni imboccato la via della conservazione.

Il ciclone Renzi, e la Camusso lo sa bene, rischia di essere letale, dopo esserlo stato per gli ex PCI-PDS, anche per il sindacato di Corso Italia. Che giustamente si difende con le unghie e con i denti.

La realtà, però, dice altro. Dice che mentre si compie una battaglia mediatica tra CGIL e Leopolda, alla quale una buona parte di italiani non sembra interessata, la richiesta di governabilità che arriva dal “paese reale” è sempre più urgente.

E questa volta, e questo lo sa anche la Camusso, dire soltanto “NO” ad ogni riforma – dal jobs act alla riforma costituzionale – non può bastare. Dalla manifestazione di oggi dovrebbe nascere un nuovo movimento in grado di affrontare la complicata realtà italiana in maniera diversa da come lo ha fatto fino ad ora la sinistra radicale. Ma di segnali affinché ciò accada, non se ne vedono.

Il Pd di Renzi ha dimostrato di sapere andare oltre il Pd.
La Cgil della Camusso non ci sembra in grado di potere (e volere) fare altrettanto.