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Maurizio Gasparri si “duole” ma non si scusa con Maria Pia

Maurizio Gasparri si duole ma non si scusa degli insulti su Twitter ai danni della tredicenne Maria Pia. Il vicepresidente del Senato lo scorso giovedì si è confrontato con il papà della ragazza in un incontro di mezz’ora avvenuto a Palazzo Madama. L’obiettivo era quello di mettere fine alla vicenda. E Gasparri, ripreso da Vanity Fair, è stato chiaro: «La mia frase è stata inopportuna e mi spiace. Dimettermi? In Italia si dice di ben peggio».

Roberto Monaldo / LaPresse
Roberto Monaldo / LaPresse

LO SCONTRO TRA GASPARRI E LA TREDICENNE – Maria Pia, questo il nome della tredicenne di Cicciano, aveva definito il Vicepresidente del Senato «sporco», parola usata da Gasparri per definire Fedez, il cantante di cui la giovane è fan. Il senatore replicò così alla giovane: «Meno droga, più dieta, messa male». Nelle ore successive si moltiplicarono le richieste di dimissioni nei confronti del politico. Il papà della ragazza chiese delle scuse, scuse che però non sono arrivate. Il Senatore infatti ha spiegato che con il genitore della giovane c’è stato un incontro «da padre a padre. Entrambi ci siamo detti dispiaciuti».

UNA FRASE INOPPORTUNA, MA… – Gasparri ha spiegato che dal canto suo «le scuse dovrebbero essere reciproche» in quanto la giovane, per quanto 13enne, l’ha definito una persona sporca. Il vicepresidente del Senato, parlando della risposta che diede alla ragazza, invitandola a drogarsi di meno ed a mettersi a dieta, ha spiegato che la frase si è rivelata inopportuna: «sia perché ha 13 anni e perché ha problemi di peso. Ma questo non era scritto sulla rete».

 

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«IL PRIMO A OFFENDERE? FEDEZ» – Gasparri ha poi spiegato di non essere a conoscenza del contesto e che, comunque «non esiste da nessuna parte il diritto da parte dei minorenni a insultare le persone in rete». Relativamente alla querelle con Fedez, Gasparri spiega che è stato lui il primo ad offendere e che la definizione «coso dipinto» è, secondo lui, «solo una battuta, un’offesa gravissima», quest’ultimo accenno peraltro viziato da una risata. Gasparri ha poi spiegato di non aver insultato nessuno ma solo di aver risposto «a tono a quelli che offendono. Sulla rete non c’è il diritto all’offesa».

«ERANO BATTUTE» – Francesco Oggiano, autore dell’intervista per Vanity Fair, ha sottolineato come neanche Gasparri ha il diritto all’offesa, tuttavia ha invitato sconosciuti a «drogarsi di meno». E Gasparri risponde così:

«Erano battute… Deve partire dalla premessa: se io le do un cazzotto e lei mi dà uno schiaffo, lei si sta solo difendendo da un’aggressione ingiusta»

aggiungendo poi che d’ora in poi la smetterà di rispondere alle offese a mezzo web:

«Guardi, da adesso non risponderò più. Mi terrò le ingiurie e inoltrerò direttamente i messaggi alla Polizia postale, che si occuperà degli accertamenti»

E dopo aver confermato che non twitterà più a Fedez

«No, non ne avverto la necessità. E credo che io sia ricambiato»

risponde che non darà le dimissioni perché l’hanno chiesto il cantante e molti utenti Twitter:

«Si stancheranno. Sono persone che già non mi votano. Fosse dipeso da loro non sarei neanche diventato parlamentare»

ed anche perché c’è gente che dice cose peggiori di quelle che ha detto lui alla tredicenne e che resta al suo posto:

«Siamo in Italia, mi sono sentito dire da persone pubbliche frasi ben più gravi. Il mondo è andato avanti lo stesso»

«UN EPISODIO INACCETTABILE» – Elena Ferrara, senatrice del Pd e prima firmataria del decreto legge per il contrasto al cyberbullismo ha detto la sua sullo scontro a mezzo internet tra Maurizio Gasparri e la ragazzina di 13 anni. Tuttavia secondo l’esponente Pd Gasparri si è scusato, ma non sembra sia così:

«La vera notizia sono le scuse di Gasparri mentre altri autori di post non meno gravi non hanno avuto neppure il coraggio di fare un passo indietro. L’episodio resta comunque inaccettabile, perché rivolto a un soggetto minorenne, quasi legittimando condotte che il mondo educativo cerca di contrastare non senza difficoltà, richiamando all’attenzione proprio le istituzioni. Dagli insulti razzisti al Ministro Kyenge alla violenza inaudita contro la Presidente della Camera Laura Boldrini; non ultime le squallide battute sui social durante il ricovero di Bersani»

«SERVE UN SENSO COMUNE DI CITTADINANZA DIGITALE» – Secondo la senatrice l’obiettivo della proposta di legge è quello di mettere un freno alla profusione delle offese in rete specie da parte di ragazzi che fanno fatica a comprendere il contesto in cui si muovono:

«Nella rete non c’è contesto e, sopratutto i più giovani, faticano a discernere il paradosso dall’offesa, lo scherzo dalla violenza. Dobbiamo aiutare i nostri ragazzi e le loro famiglie a costruire un senso comune di cittadinanza digitale, a cominciare dalla formazione scolastica»

(Photocredit copertina Roberto Monaldo-Lapresse)