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Crollo a L’Aquila, 39 persone indagate

Dall’accusa di “crollo colposo”, a quella di “frode nelle pubbliche forniture”, fino all’ “omissione di lavori in edifici che minacciano la rovina”. Queste le possibili ipotesi di reato contestate a 39 indagati, nell’inchiesta legata al crollo a Cese di Preturo (L’Aquila) di un balcone in una delle 19 New Town. Ovvero, i grandi insediamenti abitativi sponsorizzati dall’allora governo Berlusconi come la soluzione per dare un tetto agli oltre 16mila sfollati del terremoto aquilano del 6 aprile 2009. In realtà, soltanto un’illusione, considerato come il cedimento del balcone sia stato soltanto l’ultimo di una serie di  incidenti, tra dubbi sulla sicurezza, denunce sui segni di deterioramento delle case e sui costi esagerati e le inchieste sugli isolatori sismici irregolari. 

 

crollo balcone aquila 1

 

CROLLO A L’AQUILA, 39 INDAGATI – Nei prossimi giorni saranno resi noti i nomi degli indagati, in un’inchiesta scattata inizialmente contro ignoti, per «difetti di costruzione e utilizzo di materiale scadente». Il pm Roberta D’Avolio ha già deciso il sequesto di 800 balconi di 494 alloggi “antisismici” discolati in 5 delle 19 Newn Town del progetto C.a.s.e. («complessi antisismici sostenibili ecocompatibili»), in seguito alla consegna del rapporto del corpo forestale alla procura locale. Lunga la lista degli iscritti nel registro degli indagati: sarebbe coinvolta l’intera filiera (tra enti e società) che ha avuto competenza nella realizzazione dei cinque insediamenti abitativi del progetto C.a.s.e.  Sotto accusa rischiano di finire funzionari comunali e della Protezione civile, ma anche i proprietari delle palazzine e la società Manuntecoop, incaricata della manutenzione. Ma soprattutto i rappresentanti delle imprese che hanno costruito le cinque New town: aziende intanto fallite (le campane Iter Gestione e Appalti Spa, Sled Spa e Vitale Costruzioni Spa, del raggruppamento temporaneo d’imprese). Così come la ditta piacentina Safwood, a sua volta indagata per la fornitura di legno di 11 milioni in subappalto che (secondo la Guardia di Finanza di Piacenza) sarebbe “fasulla”.