di Vincenzo Ricchiuti
Caro Giornalettismo, vorrei dire la mia a proposito dei due articoli pubbicati riguardanti il caso di Cesare Battisti
1) Non è vero che Battisti non ha mai scontato la prigione. E’ stato in carcere dal 1979 al 1981, tre anni, condannato a dodici anni e mezzo in primo grado esclusivamente per possesso di armi. A dodici anni e mezzo si era arrivati grazie alla legislazione emergenziale. Era questo il riferimento “culturale” di base , da cui ossia parte tutto, che fanno Persichetti e gli altri. A fine ’81 è evaso. Sarei evaso anch’io. Non si sconta un terzo della vita dentro perché Dc e Pci hanno deciso di massacrare le regole democratiche in nome del principio, se non puoi curare il tumore ammazza il malato. Nel caso Battisti/Pac, è proprio lui il malato. Fa la rima col mitico sottoproletariato. Se non puoi mandare in paradiso gli operai, manda all’inferno quelli più in basso.
2) Battisti non ha passato l’esistenza a Parigi bivaccando all’ Hilton o ad organizzare happy hour a Rio. E’ un barbone che a Parigi ha vissuto di elemosina, ha aperto una lavanderia a gettone ed è fallita e solo dopo anni è riuscito a tirar su due lire con i libri. A Rio stava così da signore che l’han beccato intercettando una telefonata a Freddy Vargas nella quale le chiedeva aiuto economico. Rappresentare Battisti come uno che ha fregato il contribuente italiano facendo barbera e champagne è una visione, Battisti era ed è un nullatenente.
3) Il pentito Mutti non è credibile se si è autoaccusato di un omicidio. Confessare una verità risolvendo un caso irrisolto per poi andare a ruota libera in cambio di sconti sostanziosi costituisce l’abc del pentitismo e della sua credibilità. Così fan tutti. E’ con le mezze verità che freghi il prossimo, ne san qualcosa le donne tradite. Mutti si è reso responsabile di diverse chiamate di correo infondate: nel 1994 la corte di Cassazione gli ha dato del bugiardo assolvendo la ragazza che lui aveva denunciato insieme a Battisti per l’omicidio della guardia Campagna. E’ rimasta storica l’accusa mossa da Mutti ad Arafat di aver organizzato un fantomatico traffico d’armi al dettaglio con l’autonomia milanese. Bugiardo con tendenza al delirio. O probabilmente soltanto uno che evaso di carcere e riacciuffato,con otto anni e inguaiando chi era latitante se l’è cavata a buon mercato.
4) Ci dobbiamo decidere. O ha ucciso il gioielliere o ha ucciso il macellaio. La sentenza parla chiaro. Dal gioielliere, col figlio rimasto paralizzato, Battisti non c’è andato perché secondo non Carmilla on line ma sentenza stava a fare da palo all’omicidio del macellaio.
5) Facciamo dunque chiarezza così che dopo il miliardario chic che brinda alla salute del sangue versato smontiamo anche il cliché del pluriomicida.
a -Condannato, in secondo grado, in contumacia e solo dopo impianto accusatorio messo su col capo dei Pac, il pentito Mutti, per aver ucciso Santoro, uno che secondo i Pac torturava i detenuti. In un primo momento Mutti disse che era stato l’ex amico Cesare. Poi il complice di Mutti confessò. E allora, ecco l’eroica autoaccusa del prode Mutti, Mutti si caricò l’omicidio Santoro regredendo Battisti a semplice autista del commando. Questa è la madre di tutte le credibilità del Mutti? Perché no. I pentiti son tutto fuorché anelastici. E di conseguenza le dichiarazioni della ex di Battisti sull’autoconfessione per Santoro lasciano il tempo che trovano, visto che Mutti il credibile ha detto di esser stato lui. Sarà stata una balla che le ha detto Cesare per scoparsela, si sa come son fatti gli uomini quando si vuole far (il) colpo.
b -Condannato, in secondo grado bla bla per aver fatto da palo all’esecuzione del macellaio e aver partecipato a una riunione dei Pac nella quale si diceva (lo diceva Mutti), famo il culo a Torregiani. Un po’ diverso dall’aver ucciso gioielliere e macellaio, radicalmente diverso dall’impostazione mediatica alla quale s’è piacevolmente adeguato Torregiani jr. E’ stato il padre a metterlo sulla carrozzella, non Battisti. Ultimo inciso, Sabadin e Torregiani vengono uccisi secondo una logica che è di strada e politica di quegli anni allo stesso tempo, non per motivi incomprensibili e mostruosi. Sabadin e Torregiani erano due giustizieri. Cioè due commercianti armati che avevano reagito ammazzando e sparando, cioè togliendo vite per difendere l’incasso della giornata. Difendere la proprietà all’epoca in cui la proprietà era un furto. Torregiani, due vite e mezzo, un poveraccio che stava a mangiare per conto suo compreso, e per difendere l’incasso di un ristorante che non era manco il suo. Contestualizzare allora forse serve, sennò non si capisce mai niente e si crede ai mostri che nove su dieci non esistono.
c – Condannato, in 2° bla bla per l’agente Compagna. Per il delitto Compagna, Mutti fa il nome di Battisti e di una donna. Riscontrando così i testi che dicevano, un uomo di un metro e novanta e una donna. Bravo Mutti. E grande la giustizia italiana. Battisti è alto un metro e sessanta, la ragazza è quella che nel ’94 la Cassazione assolve dando del bugiardo al pover uomo che lavora con la sudata fronte in cooperativa. E che ha pagato. Si, con moneta falsa.
6) Tornare in Italia a far che? Chi trova logico che un vecchio ragazzo del ’54 sulla soglia dei sessanta debba piegarsi socraticamente a gettar via le ultime ore liete o inutili che l’attendono nel sistema carcerario italiano, stracolmo, pieno di malattie trasmissibili, saturo di inutilità e di illegalità. Io no. Neanche fosse colpevole sul serio. Questa è statolatria. Beccatelo se ne siete capaci sennò niente broncio. Non fate musetto, è il guardie e ladri, il vero mestiere più antico del mondo. Perché ognuno fa il suo e questo non toglie ragione né all’uno. Né al ladro.




1) Bè, all’epoca concetti come esproprio proletario avevano una valenza politica. Se vivi in un clima di devianza generalizzata legittimata persino nelle università come prerivoluzionaria e sei un ragazzo che li vive sulla pelle quei suoi vent’anni armati, difficile che sia proponibile il discorso che fanno i media oggi in Italia, un discorso legalitario a posteriori. Un discorso da fila alla Posta tutto sommato. Erano tutti delinquenti e quelle erano violazioni del codice penale, come se il contesto fosse quello attuale, coi ragazzi di venti e trenta che stanno a casa da mamma e il massimo di violenza incanalata è quella fascista modello Circeo dello stupretto del sabato sera. Quelli erano altri tempi, ai quali se si volesse essere legalitari per davvero bisognerebbe allegare il modo in cui lo stato ha risposto. Altro che legalità. A mascalzone (piccolo), una bella tonnellata di brigante e mezzo. Poi dice che i giuristi francesi prima e brasiliani poi han messo una croce sopra, e per forza. Se si volesse davvero essere culturalmente onesti su questa caccia al passato, bisognerebbe spiegare le ragioni giuridiche del rifiuto dell’estradizione che essenzialmente è un rifiuto di quel tipo di legalità che oggi si vuol applicare a tutti i costi. Ma non lo si fa. E quindi la gente non capisce, pensa che il Brasile si tenga Battisti come ho letto da qualche parte per farsi ridare Amauri. Qual è il climax culturale nel quale sta succedendo tutto questo ? A parte l’eterno figlio di Torregiani che si fa usare a sproposito come una pistola d’effetto ma scarica, un esempio al volo. Battisti dice, all’epoca eravamo tutti armati e non si percepiva più la differenza tra bene e male: concetti pacifici. Dagospia che riprende e fa: Battisti rimpiange l’uso delle armi.Roba da fila alla posta, ripeto. Anche se dubito che alla Posta se ne freghino di Battisti. Battisti serve culturalmente agli Enrico Vaime per parlare a vanvera ma muscolarmente di leggi e certezza della pena nel momento sotto questo profilo in cui si è imbarazzati sul fronte interno. E’ un’operazione politico-nostalgika che va avanti da quattro o cinque anni, e che ricorda molto l’obbligo di essere degli apparatcik di Legge e Ordine di Pleasantville.
Dico questo perché il dibattito non c’è mai stato, una reale presa di coscienza del caso nemmeno. Solo una sequela d’invettive di un paese di sguaiate e retoriche guardie. Sempre più col fiato di fuori. Tanto il Brasile non ve lo ridà. Direbbe Totò, arrangiatevi.
2) Battisti dopo la fuga è stato in Messico e ha sempre vissuto d’espedienti, di imprese commerciali più naif che altro. A Parigi ha vissuto della solidarietà dei rifugiati che mal gliene incolga hanno sempre avuto qualche amico di curtura e non disposto a fargli fare un pasto al giorno. Se poi si pensa che Battisti avesse il bottino delle rapine ai salumieri nascosto in fondo all’oceano, liberissimi. I Pac erano ragazzi di strada, non i figli dei giornalisti o dei ministri come quelli di Prima Linea. Pezzenti e manovali dell’autonomia, non l’avanguardia.
Battisti ricco e sprezzante serve alla pubblicistica modello Borghese che imperversa sul truce bandito e i poveri orfani di Legge e ordine che saremmo noi altri.
Raffigurare un uomo di strada di un metro e sessanta che a vent’anni non s’è fidato dello stato italiano preferendo scappare, tra pezze e rattoppi di fortuna volando non su un Jumbo Jet ma come uno straccio, piuttosto che doversi difendere nella sua miseria da uno stato ostile e più bandito di lui come un Totò Le Mokò padrone della Casbah mentre Povero Torregiani piange e non si consola è una operazione da rotocalco.
3) Non ho nessun problema a chiedere all’uomo sulla carrozzina perchè si ostina a cercare Battisti che con lui non c’entra nulla.
Lo dovrebbe fare il giornalismo italiano, ma sarei io quello che chiede l’impossibile.
I parenti delle vittime sono una buona cosa, hanno diritto ad associarsi e fare le loro battaglie. Il problema non sono loro, è chi a loro conferisce poteri di veto. In un paese civile se la giustizia deve essere terza, e si deve cercare la verità anche a costo di dire, spiacenti ma non c’è soluzione, non si può conferire a una parte in causa il “ricattare” la funzione giurisdizionale con la potenza emotiva della vittima. In questo paese è successo e succede sempre. I parenti hanno una sola esigenza, trovare un colpevole e quando l’hanno ottenuto in un modo o nell’altro se ne ergono custodi indefettibili agendo politicamente in modo devastante, umanamente in modo comprensibile ma sostanzialmente in modo ingiusto.
Avevamo detto no agli espropri, che valga per tutti.
Se si vuole la verità, che si sia lucidamente pronti a tutto. Se vogliamo cedere al fascino delle lacrime, ognuno ha le sue e chi può scappi.
Tvb anch’io.
non sono io che giudico, ma è il giudicato che è brutto
non vedete quegli occhi ?
sono gli occhi cattivi di chi fa del male
sono gli occhi di un assassino
sono gli stessi occhi dei sofri padre e marito della baignarda
e per questo IO, in nome di me stesso, li condanno
e ciò basta……non è giusto…..ma è realtà
è storia passata
Addirittura commenti che si rifanno alla fisiognomica di Lombrosiana memoria. La faccia di Battisti durante l’arresto in Brasile è la smorfia di dolore di un uomo che ha i tendini della gamba lacerati, lo definiscono magro abbronzato sotto il sole, ma la magrezza è il segno della malattia, ma a voi cosa importa? Volete solo ricondurlo ad un prototipo, quello dell’assassino con la faccia da assassino. E a chi dice di guardare in faccia i parenti delle vittime, io dico che quelle vittime non avranno giustizia dall’estradizione di Battisti, quelle vittime si meritavano un altro processo, meritavano indagini più accurate, non un capro espiatorio a cui accollare tutte le malefatte dei Pac. Quel processo farsa non punisce solo Battisti, tirato dentro a forza anche quando gli indizi non collimavano, quel processo offende le vittime che non avranno mai giustizia!
si chiama “stato di diritto” perché ci si difende NEL PROCESSO e non DAL PROCESSO. Avete presente Previti?
Ce l’ho presente. Ho difeso il suo diritto di difendersi dal processo, esattamente per la stessa ragione per la quale difendo la contumacia di Battisti.
Principi e diritti dell’uomo, come quello alla difesa, vanno difesi a prescindere dallo stato di diritto. Il quale può essere formalmente coerente alle sue leggi ma sostanzialmente contro quei principi e quei valori.
E’ il vecchio saggio alla base della non estradabilità di una persona ritenuta preda di un sistema iniquo e vessatorio.
Invece di difendere acriticamente l’esecuzione di sentenze passate in giudicato, diamo realmente la possibilità a Battisti di difendersi nel processo.
Altri paesi permettono di riaprire il processo a un contumace se torna in patria, perché preferiscono la verità anche sgradevole di un dibattimento alla pari.
Questo sarebbe stato di diritto e plausibile anche per il Brasile.
Ma in Italia non succederà mai.
Sarebbe l’apertura di una nuova stagione d’interesse sugli anni di piombo e ormai è del tutto inutile. Questo paese non ha voluto fare per tempo i conti con se stesso, il disagio alla base di quegli eventi, e ha preferito lasciare che le cose andassero in un determinato verso. Che ci fossero pentiti un tanto al kg fuori dopo pochissimi anni e gli eterni Carlotto in fuga, o che la gente si scandalizzasse per un po’ di Gozzini a gente che ha preso pene tre volte tanto il normale magari solo per chè quel giorno lì inseguiva una sua chimera.
Non ha interesse più nessuno a riaprire i conti, specialmente questi ultimi.
E poi rifare il processo a Battisti significherebbe svergognare l’attuale antiterrorismo italiano e vecchie aderenze magistratura Pci.
Manco per idea.
Auguri, Cesare. Tornerai con la prescrizione della pena, come per Scalzone. Se ne avrai ancora voglia. Il Brasile è grande e se cade Lula stai sicuro che questi ci riprovano con la richiesta. Non disfare le valige.
“Ce l’ho presente. ”
rispondevo a Stefania.
“Invece di difendere acriticamente l’esecuzione di sentenze passate in giudicato, diamo realmente la possibilità a Battisti di difendersi nel processo.
Altri paesi permettono di riaprire il processo a un contumace se torna in patria”
Invece nell’incivilissima italia si può riaprire un processo tramite l’istituto della revisione. Anche per gli ergastolani. Ergo, tutte le altre cose che hai detto sono fregnacce. Battisti può difendersi nel processo, se vuole. Siccome non vuole, si difende dal processo. Come tutti i colpevoli.
In effetti, il più adamantino garantismo non può fare a meno di appoggiarsi alla certezza della pena, nel rispetto della forma della procedura, che è sostanza della garanzia: e alla fine della procedura c’è un dispositivo: di assoluzione o di condanna.
Piuttosto chiedo a Gregorj se pensa le stesse cose riguardo a quel pluricondannato di Adriano Sofri.
Revisione ? Ma se non l’hanno data a Sofri che smentiva Marino sulla famosa pioggia pisana con tanto di rassegna stampa di quel giorno lì.
Per fare la revisione, ci vogliono elementi nuovi.
Un processo basato sui collaboratori di giustizia lo revisioni soltanto se Mutti ammette di esser stato un sòla.
Probabilmente non basterebbe neanche.
Non è bastato a Bologna con la pubblicistica negli anni, coi comitati, con le indagini parallele, con le dichiarazioni del figlio di Sparti, neanche per smuovere un giudice a interrogarlo.
Figurarsi Battisti.Che dietro non ci ha nessuno, guai.
@ luigi: sono per difendermi nel processo e non dal processo (nemmeno a costo di battage mediatici) in ogni caso.
@ ricchiuti: su Sofri, vale il punto 3 della risposta alla tua mail. Su Sparti, ne abbiamo già parlato fino allo sfinimento
.
Scusa Ricchiuti, non parlare troppo male dell’Italia. Il terrorismo italiano era fratello di quello tedesco e di quello francese, mica di quello sviluppatosi nelle dittature sudamericane, la qual cosa sorprendentemente non sembra essere entrata nella testa dei ex guerrilleros latinoamericani. Certamente rispetto a quello dei paesi d’oltralpe fu una patologia molto più pericolosa, ma dello stesso stampo. Non mi sembra che in Germania ed in Francia si sia brillato per il cristallino rispetto della legalità, né si sia abbondato in soluzioni politiche, nel momento del “riassorbimento delle devianze”. Di quella dozzina di dilettanti romantici – a confronto dei nostri pistoleri – di Action Directe, quattro-cinque, mi sembra, marciscono ancora nelle ospitali carceri francesi dopo un quarto di secolo: gli altri sono morti, malati, mezzo moribondi. La Francia, che rimprovera a noi buzzurri di non esser riusciti a chiudere i conti col passato, è però un paese assai geloso dei propri figli e non poco vendicativo: vedi il caso Hélène Castel, che negli anni ’80 con un pugno di sbandati ubriachi d’ideologia assaltò una banca. Ci fu una sparatoria con la polizia. Ci fu un morto, ma fu uno dei suoi compagni. Fuggita in Messico, “rifattasi una vita”, questa signora che non ha ammazzato nessuno fu scovata dai segugi dell’Etat dopo vent’anni quando mancavano appena tre giorni alla data di prescrizione del reato: insomma la tenevano d’occhio da chissà quando. Processata e condannata ad uno o due anni, non mi ricordo bene, è stata liberata col beneficio della condizionale: tanto per mettere i puntini sulle “i”. Naturalmente quelle anime delicate degli intellettuali francesi se ne sono fregate altamente di queste cose.
E’ vero che nella nebbia degli anni settanta ci si poteva facilmente perdere, ma è anche vero che la storia del terrorismo è fatta di gentucola miserabile che ammazzava per alimentare la propria ambizione da capetti di entrare nel gran giro dei rivoluzionari (vedi il caso Barbone e l’uccisione di Walter Tobagi). Passare dalle parole ai fatti non è come bere un bicchier d’acqua, anche se molti l’hanno fatto, sennò la coscienza che ci sta a fare? Sul doppio gioco del PCI in quegli anni ho scritto anche un post tempo fa:
http://zamax.wordpress.com/2006/12/19/la-figlia-della-sinistra/#comments
E quindi in parte hai ragione nell’accusare quelli che ora recitano la parte dei Giusti senza Macchia. Tu vedi – fin troppo – la mediocrità e i mezzucci della giustizia, la mediocrità e l’opportunismo dei “pentiti”, perfino quella delle vittime: non è che insomma il disgusto – in sé magari giustificato – per la mediocrità della vita e lo zelo legalitario – nel senso del rispetto delle regole – ti portino ad invocare una soluzione politica che coi conti da regolare con la giustizia di un banditello senza pietà come Battisti c’entra ben poco? Insomma, se un “dibattito” senza reticenze sugli anni settanta lo dobbiamo fare, ci tocca proprio aprirlo nel nome di questo disgraziato?
Io dibattiti non ne voglio aprire. Semmai, spero se ne chiuda questo su Battisti così da lasciarlo in pace.
Tanto è del tutto inutile.
In Francia la dottrina Mitterand è stata una cosa buona e giusta. Per qualsiasi motivo l’abbian fatta.
Non ho disprezzo verso la mediocrità.E non ho simpatie per i cosiddetti delinquenti in base a qualche superomismo.
Disprezzo il fanatismo di chi decide coscientemente di barare dandosi delle illusioni sulla pelle degli altri.
Se tu leggi Armando Spataro, l’uomo che ha fatto carriera appunto su Barbone e sui Mutti, dichiarare che Battisti ha finito alla testa Torregiani quando sa perfettamente, perchè l’ha scritto lui, che per la giustizia Battisti era a fare da palo in un’altra città, capisci il meccanismo dell’affaire in questione.
In sintesi, paraculi alla testa di illusi.
Bisogna solo fuggire.